«Io avvocato lascio lo studio e mi metto in proprio»
di Fausta Chiesa
Corriere Economia - Corriere della Sera
Lunedì 21 settembre 2009
Trentenne, con qualche anno di esperienza, appartenente a un grosso studio legale specializzato in questioni
di affari. E' il profilo dell'avvocato italiano più colpito dalla crisi economica. Parola di Massimo La Torre,
40 anni, che con Decio Morgese e Francesco Mirarchi ha di recente lasciato la sede italiana di Clifford Chance,
grosso studio internazionale, dove era socio dal 2002, per fondare uno studio più piccolo - quelle che in
gergo sono chiamate boutique - «Grasso La Torre Morgese Cesàro». «Questa recessione è stata uno schiaffo
- spiega - e a essere più in difficoltà sono i giovani legali, penso soprattutto a chi fa l'avvocato d'affari.
Il lavoro nel mio settore, quello delle fusioni e delle acquisizioni, nonché nel settore finanziario, è calato
sensibilmente». Con la crisi, diversi studi hanno visto che non era più tempo di vacche grasse e che non c'era
più possibilità di carriera per tutti i giovani professionisti. Nei casi più fortunati, lo sbocco, naturale un
tempo, verso la partnership si è allontanato e la carriera è stata di fatto bloccata. In altri casi, l'avvocato
trentenne - soprattutto quelli che non avevano clienti loro - era visto soltanto come un costo. Alcuni sono
riusciti a ricollocarsi in studi più piccoli o in azienda, altri no. La crisi si è fatta sentire prevalentemente
nei grossi studi, cresciuti molto quando l'economia tirava. Ma ha anche accentuato e accelerato un processo di
cambiamento di mercato già in atto. «I clienti sono sempre più focalizzati sul rapporto personale con il
professionista e sempre più attenti ai costi legali, oggi i budget per le spese sono ridotti rispetto a prima.
L'imprenditore e le società chiedono costi minori, ma anche più flessibilità da parte del professionista, fermo
restando la qualità del servizio. Cose più facili da trovare in una boutique». La crisi per La Torre è stata
l'occasione per realizzare un progetto coltivato da tempo, quello di aprire uno studio che corrispondesse di
più alle nuove esigenze della realtà, soprattutto di quella italiana: «Nel nostro Paese ci sono tante medie
imprese che pensano di essere troppo piccole per rivolgersi a studi di grandi dimensioni e si sentono più a
loro agio a lavorare con uno studio più piccolo». E poi c'è un'altra richiesta fatta sempre più spesso e a cui
una boutique legale ha più possibilità di aderire. «Sempre più frequentemente i clienti ci chiedono di
condividere con loro il progetto, il rischio dell'operazione: se va male ti chiedono di pagarti meno,
offrendoti magari di recuperare gli onorari nell'ambito di un progetto successivo».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
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