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Rassegna stampa - Documento |
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Istruzioni per il credito trasparente
di Rossella Leidi
Il Sole 24 Ore
Lunedì 18 luglio 2005
A partire dal 1° gennaio 2007 (purché venga emanata
nei termini la necessaria direttiva Cad-3 che recepirà l'accordo) è
prevista l'entrata in vigore delle nuove regole sui requisiti minimi di
capitale contenute nel documento «Convergenza internazionale della
misurazione del capitale e dei coefficienti patrimoniali» , cosiddetto
Nuovo accordo sul capitale o «Basilea 2» , pubblicato nel giugno 2004
dal Comitato di Basilea.
Il Nuovo accordo sostituisce quello oggi vigente,
che risale al 1988 e che in questi anni ha contribuito a
garantire la stabilità del sistema finanziario mondiale imponendo un
rapporto minimo pari all'otto per cento tra patrimonio di Vigilanza e
attività ponderate per il rischio. Nell'accordo del 1988 le ponderazioni
sono differenziate solo in base al portafoglio a cui l'esposizione
appartiene. Il Nuovo accordo è frutto di un articolato processo che ha
preso le mosse dalla necessità di superare i limiti dell'attuale Accordo
per rispondere alle mutate condizioni dei mercati finanziari
internazionali, che in questi anni hanno introdotto nuovi prodotti,
tecnologie e modalità di gestione del rischio, in primis i credit rating e
il VaR.
Basilea 2 poggia su tre pilastri.
Il primo, che contiene le disposizioni in tema di requisiti patrimoniali minimi, pur mantenendo
fisso il livello minimo di patrimonializzazione (capitale di Vigilanza su
rischi ponderati) introduce alcune innovazioni:
nuove regole per il calcolo dell'attivo ponderato
e nuove metodologie di misurazione e valutazione del rischio
di credito basate sui rating interni;
il concetto di rischio operativo (frodi, caduta dei sistemi, etc.) a fronte
del quale si avrà uno specifico assorbimento di capitale.
Gli altri due pilastri regolano, rispettivamente, i processi di supervisione svolti
dall'Autorità di Vigilanza sull'adeguatezza patrimoniale delle singole
banche (secondo pilastro) e la trasparenza informativa verso il mercato
in tema di misurazione e gestione dei rischi (terzo pilastro). Il
principio ispiratore di Basilea 2 è la creazione di un legame più stretto,
rispetto a quello attuale, tra il capitale detenuto dalle banche e i
rischi assunti. Viene introdotta la possibilità di scelta fra un insieme
di metodologie per il calcolo dei requisiti patrimoniali; per quanto
riguarda il rischio di credito, secondo due metodi:
Standardised approach, basato sull'utilizzo di
rating esterni elaborati da parte delle agenzie specializzate;
Internal rating based approach (IRB), basato su
sistemi di rating interni elaborati da parte delle singole banche e
validati dalle Autorità di Vigilanza (a seconda che le banche utilizzino
per i parametri relativi alla perdita in caso di insolvenza, LGD, e
all'esposizione al momento dell'insolvenza, EAD, stime fornite
dall'Autorità di vigilanza o stime interne, tale metodo viene suddiviso
ulteriormente in Approccio base e Approccio avanzato).
La fondamentale novità del Nuovo accordo è rappresentata dal fatto che gli assorbimenti di
capitale si differenziano per singolo cliente all'interno del medesimo
portafoglio in funzione della rischiosità dell'esposizione, rappresentata
dal merito creditizio del cliente e dal tasso di perdita in caso di
insolvenza (funzione, tra le altre cose, delle garanzie a supporto).
Quindi il cliente/operazione viene valutato con gli strumenti gestionali
sviluppati dalla banca (i rating) e in base a questi si ha:
la classificazione del cliente e dell'operazione in una classe di rischio
un determinato assorbimento di capitale.
Queste caratteristiche del Nuovo accordo hanno creato un certo allarme nel nostro Paese, in
particolare da parte delle Pmi che temono un razionamento del credito, una
valutazione meccanica tramite strumenti statistici che non tengono conto
degli aspetti qualitativi e di relazione, un innalzamento generalizzato
del pricing. Tali timori appaiono tuttavia in buona parte ingiustificati
in quanto le banche italiane hanno sviluppato sistemi di rating opportunamente
tarati sulle specificità delle Pmi.
* * *
Il ruolo degli istituti di credito
L'affidabilità allo sportello
1. I sistemi di rating
Che cosa comporta costruire un modello di valutazione
Interventi su: processi, metodologie di analisi e organizzazione.
Costruzione modelli: per calcolare i parametri di rischio richiesti da
Basilea 2 (Pd, Ead, Lgd e M).
Input per l'analisi del rischio: analisi delle informazioni sulla
controparte (economico-finanziarie - bilancio o dichiarazione - , qualitative
- es.: qualità management -, andamentali - es.: sconfini, rate non pagate -,
rischiosità di settore). Specifiche sull'operazione (caratteristiche tecniche,
eventuali garanzie reali o personali).
2. I presupposti
Cosa è necessario per costruire i modelli di rating
Competenze: necessità di introdurre nuove logiche valutative del credito,
acquisizione di nuove competenze professionali; riuscire a combinare e bilanciare
il risultato statistico con l'intervento esperto dell'analista.
Strumenti: occorrono strumenti informatici dedicati, che permettano anche
la storicizzazione di tutte le informazioni necessarie per la validazione dei
modelli da parte dell'Organo di vigilanza.
3. Le conseguenze
Utilizzo del rating all'interno dei processi
Processi gestionali interni: è possibile definire processi di istruttoria,
delibera, riesame e rinnovo semplificati per le controparti a basso rischio, e
percorsi più articolati per le controparti maggiormente rischiose.
Offerta commerciale: la possibilità di "prezzare" sulla base del rischio e di
misurare il valore (economico) creato dal proprio portafolgio crediti, permette di
diversificare maggiormente la propria offerta, sia in termini di pricing che di
tipologia di prodotti.
4. I vantaggi
Chi può "estrarre valore" dai sistemi di rating
Le banche: possibilità di "far leva" sui modelli di rating per ottimizzare i
processi del credito in tutte le principali fasi (maggiore efficienza) e per
valorizzare opportunamente la "maggiore conoscenza" dei propri clienti.
Le imprese: quelle che riusciranno a comunicare in maniera trasparente,
otterranno un maggiore riconoscimento delle proprie qualità, in termini di pricing
migliore, delibere più veloci e offerta commerciale più mirata.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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