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Rassegna stampa - Documento |
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La bancassurance alla prova di Basilea 3
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 8 novembre 2010
Un canale di crescita. Ma anche un impegno dal punto di vista patrimoniale.
E' tra queste due alternative che si muove il futuro della bancassurance, quella sorta di fusione tra banca e
assicurazione che negli ultimi anni ha dato vita a società partecipate da compagnie assicurative e da gruppi bancari
con lo scopo di vendere allo sportello tutto quello che in genere si può trovare in una agenzia assicurativa.
I numeri dicono che lo spazio di crescita è ampio, soprattutto in quei settori, come il Danni, che vede l'Italia
molto lontano dalla penetrazione di mercato raggiunto in altre parti d'Europa. Del resto le banche nostrane riescono
a vendere solo una piccolissima percentuale di polizze Auto, di polizze per infortuni, malattie e per la casa sul
totale venduto in Italia, mentre hanno raggiunto risultati più che soddisfacenti nel Vita. La quota di mercato della
Bancassurance nel Danni è pari a circa il 2,5%, mentre in Europa la media è intorno al 3,5%, con Paesi come la
Francia e l'Olanda in cui si sfiora il 9% o come la Spagna e il Portogallo in cui si arriva rispettivamente al 6 e
la 7,5%. Le stime dicono che la Bancassicurazione Danni in Italia potrebbe raggiungere una quota di mercato pari a
circa il 9% entro i prossimi 35 anni, superando i 4 miliardi di euro di raccolta.
Il controcanto però è rappresentato dagli impegni che le banche saranno chiamate a prendere dal punto di vista
patrimoniale. Uno scoglio che sarà affrontato dai Governatori delle Banche centrali, impegnati nel definire le
direttive di Basilea 3, l'accordo internazionale che mira a fissare i requisiti di stabilità del sistema bancario
europeo. Dopo il crac di Lehman Brothers e le recenti turbolenze, l'obiettivo comune è di rendere il sistema più
sicuro possibile e di ridurre i rischi sistemici, aumentando il patrimonio degli istituti di credito e diminuendo
il ricorso al debito. Al centro del dibattito ci saranno anche le nuove norme che regolano la bancassurance e le
partecipazioni delle banche nelle compagnie assicurative, un tema di grande rilievo perché le stime parlano di un
buco da 30 miliardi nel capitale delle banche per adeguare a Basilea 3 i veicoli bancassicurativi. Il Paese più a
rischio è ovviamente la Francia, vista l'estensione del settore e l'interessata attenzione che il governatore
francese Christian Noyer sta dedicando alla questione. La scossa tuttavia non mancherà di far sentire i suoi effetti
anche in Italia.
La partecipazione di Mediobanca in Generali per esempio vale più o meno il 40 per cento del suo Core Tier 1, ma
valgono molto anche la partecipazione di Intesa San Paolo in Intesa Vita, di Bpm in Bpm Vita o del Banco Popolare in
Ducato. E' legittimo aspettarsi su questo fronte una serie di dismissioni delle partecipazioni di minoranza nelle
società finanziarie e di vendite totali o parziali delle partecipazioni nelle società di bancassurance.
Oppure al contrario, nei gruppi che credono nella possibile crescita del comparto, un forte investimento.
E' stato lo stesso amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera, a spiegare agli investitori le
prospettive delle società-prodotto del gruppo, per le quali è previsto un progetto di fusione delle quattro società
di bancassurance: «Crediamo di essere presto in grado di razionalizzare il nostro comparto assicurativo con un
ammontare significativo di risparmi e utili per la banca - ha spiegato il banchiere - è presto per dare cifre esatte
sulla fusione. Potrebbero esserci sinergie per qualche decina di milioni». I tempi dipenderanno dal via libera
dell'Antitrust.
A scommettere sulla bancassurance sono soprattutto il Monte dei Paschi di Siena e il colosso assicurativo francese
Axa che quest'anno hanno ampliato l'accordo siglato due anni fa, estendendo la vendita delle polizze agli sportelli
della rete Antonveneta, entrata nel perimetro della banca senese.
L'ampliamento era già previsto negli accordi originari che avevano dato vita alla joint venture AxaMps, ma restava
da definire il prezzo della transazione, fissato in 240 milioni di euro. Nel 2007 Axa pagò 1,15 miliardi per il suo
accordo decennale di collaborazione con Mps, relativo a 2000 sportelli. Oggi i mille in più portati in dote da
Antonveneta, pur costando molto meno anche per via della minore durata residua dell'intesa che scadrà comunque nel
2017, fanno tuttavia capire come il canale distributivo bancario resta centrale per le compagnie assicurative.
E lo dimostra anche la gara apertasi per diventare il partner assicurativo della Banca popolare di Milano. Sono ben
nove i gruppi che hanno presentato le offerte non vincolanti per acquistare l'81% di Bpm Vita e l'81% di Bpm
assicurazioni. Fra i pretendenti italiani, oltre alla Reale Mutua, si è fatta avanti la bolognese Unipol, mentre
fra gli stranieri spiccano il colosso elvetico Zurich, la mutua francese Covea, Allianz, Alico, Legal & General,
Fortis e Aviva. Per Bpm che ha ricomprato nei mesi scorsi da FondiariaSai il 51% di Bpm vita, per 113 milioni di
euro, sarà l'occasione di rafforzare i ratio patrimoniali, in vista di Basilea 3, e la liquidità del gruppo.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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