La crisi e il Codice Trichet
di Riccardo Sorrentino
Il Sole 24 Ore
Lunedì 9 novembre 2009
«Rischi bilanciati»: la parola magica è comparsa nella conferenza stampa di Jean-Claude Trichet, portavoce
del Global Economic Forum dei banchieri centrali di Basilea che si è riunito domenica e lunedì. Tra mille
«ma» e «però», il presidente della Bce ha così segnato una nuova tappa di questa fase finale della crisi.
Traducendo (e semplificando) dal codice delle banche centrali, ha detto che la probabilità di una nuova
recessione e quella di un'accelerazione dei prezzi ora grosso modo si equivalgono.
Agli occhi di un profano, questo muoversi tra due abissi potrebbe sembrare una situazione molto instabile.
Per le autorità monetarie, invece, è la condizione migliore. Almeno in generale. Oggi in realtà, andando verso
le fasi finali di una crisi difficile «ci sono ancora moltissimi problemi», ha detto Trichet, citando
l'occupazione - «che pesa sulla fiducia» - gli squilibri fiscali, la situazione dei mercati finanziari, i
prezzi di petrolio e materie prime.
Questa molteplicità di fattori di rischio deve spingere i banchieri centrali a non dare spazio
all'autocompiacimento, ha aggiunto il presidente della Bce, di fronte alle «incoraggianti conferme del fatto
che abbiamo evitato una depressione estremamente minacciosa», agli «elementi di stabilizzazione» mostrati
dall'economia mondiale e alla sua crescita ormai «a livelli superiori a quelli che erano stati precedentemente
previsti». La prudenza e la vigilanza devono quindi restare in ogni caso elevate: «Siamo molto convinti che
nelle attuali circostanze molti rischi rimangono, anche se consideriamo che, a questo punto, essi sono
bilanciati a livello globale».
E' un concetto, questo dei rischi bilanciati, che Trichet ha ripetuto, nel corso della conferenza stampa e che
segna il passaggio a una nuova fase. I banchieri centrali credono quindi che sia venuto il momento di pensare
a uscire dalle "politiche non convenzionali", nei paesi dove sono state adottate: alcune di queste misure
- ogni banca centrale sceglierà quali - ora potranno essere "disattivate" «in modo graduale e al momento
giusto». Questo proposito comune è probabilmente un'esempio di quella «unità di intenti» tra banche centrali
sottolineata da Trichet già al termine del meeting di settembre, e ribadita ieri, che non può tradursi in un
pieno coordinamento - ogni paese vive «diverse circostanze, diversi shocks, diverse sfide» - ma comunque
segnala un movimento verso un obiettivo comune, la stabilizzazione dell'economia mondiale. Durante il meeting
non si è parlato invece, di rialzi dei tassi, già decisi da alcune banche centrali ma sicuramente prematuri a
livello mondiale.
La stabilizzazione, comunque, non ricadrà tutta sulle spalle delle autorità monetarie. Anche le banche dovranno
fare la loro parte: «Devono continuare a concentrarsi sulla solidità e la resilienza dei bilanci; a utilizzare
appropriate misure per rinforzare il loro capitale; attraverso tutti i canali a disposizione, emettere nuove
azioni; approfittare, quando risulti appropriato delle possibilità offerte dai governi, e più generalmente
mettere se stesse nelle condizioni di essere efficaci, nella misura richiesta dalle circostanze, nel fornire
in modo appropriato credito all'economia reale».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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