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La fattura non corre sul web, l'Italia in ritardo
di Luca Pagni
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 21 novembre 2011

Le banche si sono mosse già da tempo con investimenti anche cospicui, soprattutto se si tiene conto dei tempi. Le aziende, sebbene in misura minore, hanno cominciato a dotarsi degli strumenti necessari. Chi manca all'appello è la Pubblica Amministrazione, che pure potrebbe raccogliere grandi vantaggi economici e significativi risparmi per le casse dello Stato. Per l'introduzione della fatturazione elettronica e la cancellazione di tutti i passaggi burocratici che ancora si basano sui documenti cartacei, l'Italia è in forte ritardo. Nonostante il Parlamento - nel 2008 - sia stato uno dei primi legislatori nazionali ad adottare l'ultima direttiva dell'Unione Europea per l'introduzione della digitalizzazione delle pratiche commerciali, da tre anni a questa parte la mancata approvazione dei decreti attuativi ha frenato lo sviluppo della cosiddetta "dematerializzazione" dei pagamenti cartacei. Con un eccesso di costi e di mancati risparmi che ora rischia di trascinarsi ancora per parecchio tempo. Si tratta di risparmi non da poco. Lo ha calcolato un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, che da qualche hanno ha dato il via a un Osservatorio sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione centrale e locale. Secondo l'ultimo rapporto redatto, l'introduzione di un programma a largo raggio grazie al quale le imprese possano scambiarsi bollette e fatture con gli enti centrali e locali, libererebbe risorse fino a 43 miliardi di euro. In pratica, l'equivalente della manovre straordinarie della scorsa estate. E non si tratterebbe solo di un risparmio una tantum, ma di risorse che verrebbero, di fatto, recuperate ogni anno. Per arrivare a quantificare un valore, gli esperti del Politecnico hanno individuato tre diversi livelli di risparmio. Il primo riguarda i risparmi negli acquisti delle Pubbliche amministrazioni, il secondo passa per l'aumento della produttività grazie all'introduzione delle tecnologie, il terzo è quello di cui beneficerebbero le imprese se le procedure delle Pubbliche amministrazione fossero più snelle ed efficaci. «L'introduzione di nuove tecnologie comporterebbe, almeno inizialmente, un aggravio di spesa - spiega il professor Paolo Catti, responsabile ricerca dell'Osservatorio fatturazione elettronica del Politecnico - ma nel giro di brevissimo i benefici sarebbero enormi. Per fortuna, anche nel resto d'Europa, tranne per qualche eccezione nei paesi nordici, la situazione è simile a quella italiana. Ma non sarà sempre così». Da tempo, gli addetti ai lavori sottolineano cosa potrebbe significare il passaggio alla fatturazione via computer. Il principio da applicare è quello della dematerializzazione della fattura, con l'obbligo di conservazione per almeno dieci anni delle pratiche in entrata e in uscita. Da una parte questi significherebbe una riduzione di costi calcolato tra il 60 e il 90 per cento delle spese di gestione a carico di imprese e pubbliche amministrazioni. Ma non è solo questo: vanno anche calcolati i benefici sociali. Secondo gli ultimi dati della Commissione europea, ogni punto percentuale della quota di pratiche che passano dal cartaceo alla fatturazione elettronica permetterebbe di risparmiare l'abbattimento di 800mila alberi e di ridurre di oltre 3 milioni di tonnellate l'emissione annuale di Co2 in tutta Europa. Ma che cosa ha zavorrato fino ad ora l'approvazione dei decreti attuativi? Secondo gli addetti ai lavori, a frenare sarebbero state le associazioni che sono portavoce degli interessi delle piccole e medie imprese, che in una prima fase farebbero fatica a garantire gli investimenti necessari, sia dal punto di vista umano che finanziario. Il panorama non è del tutto negativo. In attesa che si sblocchi l'iter legislativo il settore privato ha cominciato ad attrezzarsi. Tra le più interessate alla digitalizzazione della fatturazione ci sono ovviamente le banche. Che offrono loro piattaforme dove le aziende possono scambiarsi elettronicamente la corrispondenza commerciale. Secondo il consozio Cbi (Customer to business interaction) che fa capo all'Abi, l'associazione delle banche italiane «la piena diffusione della fattura elettronica comporterà minori costi per il paese stimati tra 10 e 60 miliardi di euro all'anno, il che si traduce in una quota tra l'1 e il 4 per cento del Pil». Anche secondo il settore bancario, l'Italia nonostante tutto non è così indietro rispetto al resto d'Europa. Secondo i dati 2010, in Europa circolano ogni anno fatture per il valore di 32 miliardi all'anno. ma di questi solo il 5 per cento viaggiano per via elettronica. Anche se il dato potrebbe sembrare molto basso, va comunque ricordato che negli ultimi due anni la situazione va migliorando, Tra il 2008 e il 2009, secondo i dati delle associazioni bancarie europee, il ricorso alla fatturazione elettronica è cresciuta in media del 41 per cento. Anche perché le imprese, in Italia come nel resto del Vecchio Continente, si stanno organizzando. In particolare, almeno una azienda su due con più di 250 dipendenti è già pronta per la fatturazione elettronica completa, mentre il rapporto scende a 1 su 7 per le Pmi (che purtroppo sono oltre il 95% del totale). Lo stesso avviene per la conservazione sostitutiva di fatture a altri documenti, che interessa non più di 4mila aziende - sempre secondo i dati del Politecnico - e nessuna di queste è una Pmi.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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