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Rassegna stampa - Documento |
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La gestione dei rischi al centro dell'accordo internazionale
di I. B.
Il Sole 24 Ore
Sabato 9 dicembre 2006
1. Che cos'è Basilea 2?
E' il nuovo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali
delle banche che sostituirà Basilea 1. Propone un nuovo
sistema di misurazione dei rischi. Resta invariata la
definizione di patrimonio di vigilanza e il requisito di
accantonamento dell'8% delle attività creditizie
ponderate in base al rischio. Cambia il metodo della
ponderazione.
2. In cosa consiste il nuovo accordo di Basilea 2?
Basilea2 si articola in tre cosiddetti
"Pilastri". Il primo pilastro riguarda i requisiti
patrimoniali minimi: ovvero le regole per la
quantificazione del capitale minimo a fronte dei rischi
di credito, di mercato e operativi. Il secondo pilastro
è legato al processo di controllo prudenziale: si tratta
dei criteri che regolano il rapporto tra banche e
autorità di vigilanza per garantire un'appropriata gestione
dei rischi diversi da quelli del primo pilastro
(concentrazione, liquidità, ecc.) anche
con un eventuale aggiunta di capitale. Il terzo pilastro
si occupa della disciplina di mercato: richiede la
diffusione da parte delle banche di informazioni sui
propri livelli patrimoniali, sui rischi assunti e sulla
relativa gestione.
3. Perchè Basilea 2 inizierà nel 2008 e non nel 2007
come nelle attese? Perchè questo rinvio? E che implicazioni
avrà sulle banche e sulle imprese?
La direttiva su Basilea2 entra in vigore il
primo gennaio 2007: entro quella data sarà recepita
dalla legge italiana e tradotta in un set di regole a
firma della Banca d'Italia. La direttiva stessa prevede
un periodo di transizione che rinvia di un anno il
calcolo dei requisiti patrimoniali minimi in base alle
nuove metodologie: questo slittamento mette tutte le
banche sullo stesso piano di gioco, evitando di
penalizzare i ritardatari o i primi della classe. Nel
corso del 2007 le banche comunque inizieranno a
sperimentare il nuovo sistema di calcolo: per questo i
debitori delle banche potrebbero iniziare ad avvertire
il cambiamento già dal prossimo anno.
4. Che cosa sono i rischi di credito, i rischi di mercato
e i rischi operativi che entrano nel primo pilastro di
Basilea 2?
Il rischio di credito è il rischio delle
perdite derivanti dall'insolvenza del debitore. Il
rischio di mercato riguarda le fluttuazioni dei tassi
d'interesse, di cambio, i prezzi delle azioni e delle
merci. Il rischio operativo si occupa delle perdite
derivanti dall'inadeguatezza dei sistemi di controllo
interni: è causato da risorse umane, tecnologia e
sistemi informatici, i processi dei controlli interni,
errori di modelli, di registrazione, documentazione,
contabilizzazione (incluso il rischio legale ma escluso
quello reputazionale).
5. Qual è una delle principali differenze tra Basilea 1 e
Basilea 2 nella misurazione del rischio di credito?
L'accordo Basilea 1 prevede quattro fasce di ponderazione del
rischio di credito (0%, 20%, 50%, 100%) legate a
macrocategorie di esposizioni e di debitori (Stati
sovrani, crediti verso banche Ocse, crediti verso le
imprese private ecc.). Esempio: crediti per 1.000
euro, coefficiente di ponderazione 100%, attivo
ponderato 1.000 euro, coefficiente patrimoniale 8%,
requisito minimo di capitale pari a 80 euro. Basilea 2 è
molto più articolata perchè tiene conto della capacità
della banca di gestire i rischi. E introduce nuovi tipi
di rischi come quello operativo.
6. Quali sono le nuove metodologie introdotte da Basilea 2
per la determinazione dei requisiti patrimoniali relativi al
merito di credito?
Basilea 2 consente alle banche di adottare due
metodologie, una alternativa all'altra. Il
metodo standardizzato, che utilizza i rating esterni e
dunque i voti assegnati dalle agenzie di rating. Oppure
il metodo IRB (Internal rating based approach) che si
basa sull'utilizzo di rating interni assegnati dalle
banche.
7. In cosa consiste il metodo standardizzato?
Questo metodo, meglio conosciuto come standardized approach,
segue il seguente schema: classi di crediti individuate
dalle autorità di vigilanza; rating esterni calcolati dalle
agenzie di rating riconosciute dalle autorità di vigilanza;
coefficienti di ponderazione determinati dalle autorità di
vigilanza.
8. E come funziona il sistema del rating interno?
L'IRB (Internal rating based approach) è
suddiviso a sua volta in due sottocategorie: il metodo
base (foundation approach) e il metodo avanzato
(advanced approach). Le banche che intendono utilizzare
il rating interno dovranno ottenere dalla Banca d'Italia
un'autorizzazione sul modello adottato che tiene conto
delle seguenti variabili: classi di rating interno e
probabilità di insolvenza vengono calcolate dalle
banche. La perdita in caso di insolvenza, l'esposizione
al momento dell'insolvenza e la scadenza residua (o
maturity) si basano su stime fornite dalla banca
centrale nel caso del metodo base oppure vengono stimate
internamente dalle banche nel caso del metodo avanzato.
9. Esiste una metodologia più favorevole alle imprese?
Le prime stime sul possibile impatto di Basilea 2 sui bilanci
delle banche prevedono che una parte del capitale già accantonato
verrà liberato e che quindi vi sarà più liquidità sul mercato.
Questo non significa però che automaticamente il denaro sarà
meno caro. Secondo i pronostici di esperti e studiosi del
settore, il metodo standardizzato è tra tutti quello più
simile a Basilea 1. Consiste nell'utilizzo dei rating
delle agenzie: le imprese "unrated" mantengono il
coefficiente attuale al 100%. Il metodo avanzato
(rating interno) potrebbe migliorare le condizioni del
credito per i debitori più affidabili ma peggiorare
quelle per i debitori con standing creditizio basso e bassissimo.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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