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Rassegna stampa - Documento |
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La prima volta degli avvocati ad Abu Dhabi
di Luca Pagni
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 24 ottobre 2011
Anche per chi è abituato ai tempi lunghi della burocrazia italiana non è stata
comunque una passeggiata. La decisione di aprire un nuovo studio
internazionale è della fine del 2009. Ma solo il prossimo 2 novembre, Gianni,
Origoni, Grippo & Partners inaugureranno la sede di Abu Dhabi, prima law firm
italiana a sbarcare nell'area del Golfo. Per lo studio è la quarta sede
all'estero dopo Bruxelles, Londra e New York. Ad Affari&Finanza, l'avvocato
Francesco Gianni ne spiega scelta e obiettivi. Come mai dall'annuncio
all'inaugurazione c'è voluto più di un anno? Vi ha frenato il perdurare della
crisi economica? «In realtà, i problemi sono stati altri. In buona parte del
mondo, per aprire un ufficio basta affittare i locali e trasferirvi il
personale. Negli Emirati abbiamo dovuto chiedere una licenza al governo: per
cui fare domanda, superare il vaglio di una commissione. Eravamo in 19 in
lista di attesa, solo la nostra richiesta non è stata rigettata». Come avete
fatto a superare tanta severità? «È accaduto che, dopo la crisi immobiliare a
Dubai, molti studi si siano trasferiti ad Abu Dhabi e ora tendono a non
accogliere tutti ma a selezionare. Il fatto di essere i primi italiani ci ha
favoriti. Ritengono che possa aprire per loro nuovi canali commerciali».
Perché avete scelto proprio la capitale degli Emirati e non Doha nel Qatar o
Dubai? «Dubai ha un'economia molto orientata all'immobiliare e al turismo.
Mentre Abu Dhabi ha una economia più solida, sono presenti molte società che
lavorano nel settore petrolifero. E quando abbiamo deciso non aveva ancora
avviato grandi opere infrastrutturali come poi ha fatto. Abbiamo ritenuto che
ci fossero buono possibilità di business per le imprese italiane». Come sarà
organizzato l'ufficio? Quanti professionisti italiani e quanti di lingua e
cultura araba? «In tutto saranno sette. Esercitando sia in diritto italiano,
sia diritto locale, gli italiani sono la maggioranza. Poi si aggiungono
colleghi di origine siriana, giordana e palestinese». Come mai gli italiani
arrivano solo ora, mentre si può contare una forte presenza di studi del mondo
anglosassone? «Inglesi ed americani sono arrivati nella prima fase dello
sviluppo economico del Golfo legato allo sfruttamento delle materie prime, al
seguito dei loro grandi gruppi petroliferi. Ci sono anche Eni e Snam, ma si
muovono con i loro legali. Ora è iniziata la seconda fase, con la
realizzazione di importanti infrastrutture. E se anche in ritardo, le nostre
imprese hanno vinto appalti importanti. Qualche esempio: Maire Tecnimont che
sta realizzando un impianto chimico e Salini che sta lavorando su strade e
acquedotti. Ma c'è molto da fare perché ora bisognerà misurarsi con i
concorrenti agguerriti che arrivano dalle economie emergenti come la Turchia o
consolidate come la Spagna e la Corea». Dopo il Golfo dove potreste aprire un
nuovo ufficio? «Le ambizioni sono tante, ma facciamo un passo alla volta. Abu
Dhabi lo vediamo come un ufficio regionale che guarda a tutto il Golfo come
all'Arabia Saudita ma a tutte le repubbliche islamiche dell'ex Unione
sovietica. Ma vorremmo coprire anche aree in forte sviluppo come la Turchia».
Poi sarà la volta della Cina? «Dobbiamo guardare, per forza di cose, se
vogliamo crescere alle aree in forte sviluppo. Per cui senz'altro guardiamo
alla Cina, all'India, al Brasile ma anche all'Europa centrale».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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