La ricetta dell'Abi contro lo stress: «Più dialogo tra banca e impresa»
di Christian Benna
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 1 novembre 2010
E'un invito a fare quadrato contro gli "effetti collaterali" di Basilea 3 quello
che arriva da Palazzo Altieri, sede romana dell'Associazione bancaria italiana. Un
richiamo alla concertazione tra tutti gli attori interessati per trovare un'intesa
che consente un atterraggio morbido dopo l'entrata in vigore del nuovo sistema di
regole sui requisiti patrimoniali minimi delle banche. «Aumentare il dialogo e,
soprattutto coinvolgere e sensibilizzare le Pmi, quelle imprese che più hanno pagato
il prezzo della crisi», dice Gianfranco Torriero, responsabile del Centro Studi
dell'Abi, prendendo spunto dall'Avviso Comune, la moratoria sui debiti alle imprese,
patto siglato il 3 agosto del 2009, e prorogato fino alla fine di gennaio 2011 per
consentire alle aziende in difficoltà di risalire la china senza traumi, per
rilanciare l'idea di una strategia comune di ripresa.
L'Abi snocciola numeri importanti: fino al 31 agosto 2010, sono arrivate circa 225
mila richieste di sospensione dei debiti, il 91,3% delle quali dichiarate ammissibili,
per un valore di liquidità in più per le Pmi di 12,5 miliardi e un controvalore
complessivo di finanziamenti pari a 66 miliardi di euro. Questi risultati arrivano
grazie all'accordo stretto tra il Ministero dell'Economia, l'Abi, Confindustria e
tutte le altre rappresentanze d'impresa che aderiscono all'Osservatorio permanente
per i rapporti banche-imprese (Casartigiani, Cna Coldiretti, Confagricoltura, Confapi,
Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confederazione Italiana Agricoltori,
Confesercenti, Coordinamento Nazionale Confidi e Legacoop) e ad altre sigle
imprenditoriali. L'obiettivo è migliorare il dialogo tra il mondo del credito e
quello delle imprese e individuare soluzioni adeguate e innovative per le sfide dello
sviluppo, della crescita e della competitività.
L'Osservatorio ha anche il compito di approfondire ed esaminare le problematiche del
rapporto tra banche e imprese anche alla luce di grandi temi come quelli legati agli
accordi di Basilea, il credito agevolato, le garanzie, il ruolo dei Confidi. La
posizione dell'Abi sugli accordi di Basilea 3 e sulle possibili ricadute
sull'economia è nota. L'ha ribadita il presidente dell'Associazione bancaria,
Giuseppe Mussari, nel corso dell'audizione del 6 ottobre presso la commissione delle
attività produttive della Camera, riconoscendo che seppur la riforma produrrà dei
benefici a lungo termine, nel medio periodo potrà produrre inevitabili costi
economici sul tessuto produttivo. Allora il piano per le imprese, messo in moto da
Abi, avrà bisogno di altri due pilastri, oltre a quello già avviato della moratoria
sui debiti, per attutire gli effetti negativi della riforma.
La fase di emergenza, spiega l'Abi, è terminata, ora bisogna pensare al rilancio e
alle misure che possono sostenere la crescita. In primo luogo c'è la revisione del
sistema delle garanzie, quello dei confidi, «per capire se effettivamente vanno bene
come sono o possono essere migliorati». Il secondo atto delle misure antistress
Basilea 3 in cantiere, prevede iniziative rivolte a migliorare la comunicazione tra
banca e impresa. E precisa Torriero: «Bisogna creare anche un linguaggio comune tra
istituti di credito e aziende per valorizzare al meglio tutte le informazioni di
ordine qualitativo che non sempre riescono a emergere». Dopo le misure "eccezionali",
si torna a costruire la strada della crescita.
«Oggi bisogna trovare le condizioni perché la fase di transizione verso Basilea 3 sia
completamente gestibile - sostiene il Capo del Centro Studi dell'Abi -. E ci vuole
davvero uno sforzo comune e omogeneo. E' importante che il recepimento della nuova
normativa non vada a penalizzare il tessuto produttivo italiano né le banche italiane,
che anche nella fase più acuta della crisi non hanno ricevuto alcun aiuto di stato
continuando a garantire supporto a famiglie e imprese».
La preoccupazione prende di mira anche l'altra sponda dell'Atlantico, gli Stati Uniti,
e l'ipotesi che il nuovo sistema di regole, lì non ancora adottato, possa creare
ulteriori squilibri e svantaggi competitivi per le banche italiane. «C'è il timore
che sul fronte dell'armonizzazione delle regole si ripeta quello che si è verificato
con Basilea 2. L'Europa ha rispettato i tempi di applicazione della normativa,
mentre da Paesi come gli Usa stiamo ancora aspettando. E' invece fondamentale
garantire una parità competitiva rispettando tutti un quadro di regole comuni e
condivise, è ineludibile un'applicazione omogenea delle regole in termini di
contenuto, tempi e aree geografiche».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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