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Rassegna stampa - Documento |
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La rivincita della «banca ombra»
di Donato Masciandaro
Il Sole 24 Ore
Sabato 31 luglio 2010
Dopo l'affondamento dei requisiti di liquidità, Basilea 3 rischia di divenire un
epocale fiasco nella storia della regolamentazione finanziaria, di cui trarranno
vantaggi le banche americane e costi le banche europee. E' il risultato
dell'incapacità dell'Europa di sganciare il disegno delle regole dalla convenienza
della lobby finanziaria statunitense, che ricompenseranno Obama e il Partito
democratico con laute donazioni, così come hanno fatto finora.
Nei giorni scorsi è stato annunciato l'ennesimo annacquamento del progetto che
dovrebbe portare a una nuova definizione del sistema mondiale dei controlli bancari,
il cosidetto Basilea 3. Già l'ennesima variazione nella definizione e nell'attuazione
di una riforma delle regole bancarie è una pessima notizia, perché alimenta
l'incertezza. Ma, soprattutto, l'indebolimento delle proposte sui requisiti di
liquidità e il loro slittamento al 2010 è allarmante, perché conferma l'incapacità ad
affrontare la radice dei problemi: il sistema bancario ombra. Il fatto che mercati e
analisti hanno brindato rafforza le preoccupazioni.
La crisi ha mostrato che cosa significa avere un buon sistema di regole in banca e
finanza. Occorre che ogni attore, e in particolare i banchieri, siano
responsabilizzati. Questo significa che gli effetti di ogni scelta che un
intermediario fa in termini di allocazione o di gestione del rischio - positiva o
negativa - dovrebbe ricadere innanzitutto sull'intermediario stesso. In tal modo i
rischi di esternalità sull'industria e sul sistema economico, che hanno la loro
manifestazione più eclatante ma non unica nell'instabilità aziendale e sistemica,
vengono ridotti, e comunque si aumenta la capacità di riconoscerli e governarli.
Occorre perseguire il cosiddetto allineamento degli incentivi delle banche agli
obiettivi generali di sano e regolare sviluppo degli scambi.
Sappiamo tutti che l'attuale sistema delle regole crea un macroscopico non
allineamento degli incentivi. Le regole consentono agli intermediari, se vogliono, di
assumersi rischi sproporzionati rispetto alla loro capacità di far fronte agli impegni,
in caso di eventi sfavorevoli. Sappiamo che occorre definire regole che perseguano
almeno due obiettivi: riducano la capacita d'indebitarsi; a parità di capacità
d'indebitamento, riducano la possibilità di trasformare debiti a breve tempo in
investimenti rischiosi a lungo termine. Il controllo della quantità e della qualità
della leva finanziaria è la strada maestra.
Ma nulla finora è accaduto. La ragione è semplice: un controllo efficace della leva
finanziaria colpirebbe soprattutto il sistema finanziario americano. Il sistema
bancario ombra nasce e si sviluppa negli Stati Uniti, grazie al combinato disposto di
più fattori: accondiscendenza dei criteri contabili, non regolamentazione degli
strumenti derivati, frammentazione della vigilanza, cattura dei controllori, a
partire dalla Fed, politica monetaria inclusa.
Dopo la crisi, la sopravvivenza del sistema bancario ombra era minacciata da tre
eventi, legati alla riforma della legge americana, ai criteri di Basilea, alle regole
europee. Su tutt'e tre i fronti i protagonisti della finanza irresponsabile hanno di
che essere soddisfatti.
La legge Obama è stata una mera dichiarazione di principi, in cui si rinvia di almeno
un anno la regolamentazione dei derivati, che verrà attuata dalle stesse autorità che
hanno pessimamente vigilato finora, la Sec e la Cftc (quest'ultima guidata da un ex
Goldman Sachs). Ci aspettiamo che Wall Street riprenda a finanziare Obama e il
partito Democratico, come ha fatto prima e durante la crisi. Durante la campagna
presidenziale le donazioni delle banche di Wall Street a favore di Obama hanno
raggiunto la cifra record di 15 milioni di dollari; in assoluto, il primo finanziatore
di Obama è stato Goldman Sachs, in forme diverse. Anche durante il 2008 Goldman Sachs,
attraverso i suoi professionals, ha donato un milione di dollari al Partito
democratico.
Riguardo agli altri due fronti Basilea 3 è ferma; allo stesso tempo la riforma della
vigilanza europea è anch'essa ferma, per di più su un pessimo progetto. In questa
situazione quello che più colpisce è l'ignavia della classe politica europea. La
necessità di affermare e applicare i principi dei limiti alla leva finanziaria è
coerente con un sistema d'intermediazione basato sulla banca commerciale.
Correggere i difetti del modello di banca universale è soprattutto nell'interesse
dell'Europa continentale. Ma evidentemente anche in Europa la parte peggiore del
sistema bancario ha interesse a mantenere incertezza e opacità sui mercati; senza far
nomi, le banche tedesche, i suoi politici e i suoi regolatori. Non a caso è l'autorità
finanziaria tedesca il soggetto che si è distinto nel rallentare il procedere di
decisioni comuni su Basilea 3.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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