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Rassegna stampa - Documento |
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La rivoluzione dei domini. L'azienda indicata nel suffisso
di Valerio Maccari
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 27 giugno 2011
I domini web cambiano pelle. Accanto ai blasonati .com, .it e simili, si
aggiungerà un'infinità di suffissi che aumenterà il
numero di indirizzi disponibili nonché l'attività dei pirati
opportunisti che li occupano illegittimamente costringendo le aziende a
spendere fortune per tutelare i marchi. L'Icann, l'ente Usa che gestisce
l'assegnazione dei nomi di Internet, ha deciso che dal prossimo anno sarà
possibile per le aziende inserire, dopo il punto che scandisce l'indirizzo web,
il nome di un proprio marchio. Via libera alla fantasia del marketing aziendale:
prepariamoci siti con desinenze come .fiat, .apple o .ipad. Finora i suffissi
erano solo 22, più 255 denominazioni geografiche. Pochi, sottolinea il
Ceo di Icann Rod Beckstrom, «per una domanda di siti in rapida
crescita». La novità però è stata male accolta
dalle aziende, che temono che torni a galla un vecchio problema: il
cybersquatting, l'occupazione illegittima di domini da parte di compagnie che
con il nome dell'indirizzo web non hanno alcuna relazione ma si precipiteranno a
registrare gli indirizzi più probabili, come ad esempio
.cocacola, nella speranza di rivendere a prezzi maggiorati ai
proprietari del marchio. O di trarre profitto dal traffico di utenti che cercano
il vero sito ufficiale e che invece si imbattono nel dominio fasullo.
«La scelta dell'Icann rende più difficile proteggere un marchio
online», attacca il presidente della camera di commercio Usa Chris Cylke.
Colossi come Ikea e Motorola hanno già espresso le loro preoccupazioni.
«Non vogliamo che .ikea finisca in mani sbagliate - spiega Gabrielle
Olsson, responsabile legale di Ikea - e registreremo tutti i possibili suffissi.
Non vediamo nessun vantaggio di marketing: solo maggiori spese». Il
cybersquatting comporta un danno sia di immagine sia economico: per sloggiare
un occupante servono lunghi e costosi ricorsi legali. Lo sa bene Madonna,
che per recuperare il sito madonna.com, occupato da un portale a luci rosse
che sfruttava il traffico dei milioni di fan che evidentemente volevano notizie
sulla cantante, si è imbarcata in una causa durata due anni. Alla fine
la World Intellectual Property Organization ha riconosciuto i suoi diritti.
Un esito non scontato: il diritto a sfruttare un nome, se non è un
marchio registrato, è questione legale delicata. Illumina il travaglio
passato dalla Casa Bianca: il pornografo Dan Parisi aveva registrato nel
1997 l'indirizzo whitehouse.com e l'aveva trasformato in un sito a luci rosse.
Nulla hanno potuto le diffide dei presidenti Clinton e Bush: whitehouse non
è un marchio registrato. Alla fine Parisi lo ha liberato spontaneamente.
La Nissan Motor combatte una dura guerra con tale Uzi Nissan, che ha registrato
nissan.com prima e ne ha i diritti d'uso perché è il suo cognome.
La colpa è della casa d'auto, che ammette di non aver comprato il
domino perché "sottovalutava il potenziale del web". Per le aziende
è più semplice e sicuro prevenire il cybersquatting, difendendo
il proprio marchio con la registrazione di tutti i possibili domini relativi.
L'Icann ha fissato le tariffe: per acquistare un dominio serviranno 185mila
dollari, a cui vanno aggiunte le spese legali e un canone da 25mila dollari
l'anno. Più a portata degli squatter che delle piccole e medie imprese.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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