La rivoluzione telematica in arrivo con Basilea 2
di Carlotta Mismetti Capua
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 30 ottobre 2006
Uragano Basilea 2. Siamo infatti alle porte una rivoluzione nei
rapporti tra banche ed imprese, che porterà risparmi, flessibilità e
trasparenza: ma non tutto andrà proprio come in una favola.
Cominciamo dalle cose positive: il nuovo accordo sul capitale di Basilea 2 sui requisiti minimi
patrimoniali delle banche avrà un impatto positivo sul sistema bancario Ue con
un risparmio di capitale stimato nell'ordine del 5,3% circa, cioè tra gli 80 e i
100 miliardi di euro (studio PriceWatherhouseCoopers su incarico della
Commissione europea). Sfatando un luogo comune, lo studio PwC mostra come questa
rivoluzione, ormai alle porte, avvantaggerà soprattutto il sistema delle piccole
e medie imprese: dove il risparmio medio di capitale per le banche è stato
stimato pari al 10,99%. Nel dettaglio, per le aziende con un fatturato sotto i 5
milioni di euro sarà dell'8,29% con un approccio standard, del 12,16% con un
approccio intermedio e del 10,88% con un approccio avanzato. Ma questo risparmio
le imprese se lo dovranno guadagnare. Come? Investendo. E' questa la ricetta, il
consiglio, la strada, che indica l'Aicib - Associazione Italiana Corporate &
Investment Banking, nata in collaborazione con l'Università Cattolica.
L'associazione, come nello stesso modo da mesi stanno facendo le associazioni di
categoria, gira le province italiane e mette insieme allo stesso tavolo banche e
imprese, consulenti finanziari e imprenditori, soprattutto i piccoli, per
aiutarli ad attrezzarsi al futuro che sta arrivando. Le imprese finora si sono
rivolte, per le consulenze al commercialista, per i prestiti alle banche.
Secondo l'Aicib tutto questo cambierà velocemente, dopo Basilea 2.
Ed ora passiamo alle note dolenti; secondo gli addetti siamo di fronte ad una
rivoluzione non di conti (anche se Basilea tratta di questo, anche) ma di
mentalità: un vero e proprio passaggio culturale, dove, come si sa, a dover
cambiare non sono tanto le procedure (anche quelle), quanto le teste. «Non è più
tempo di distretti industriali e piccole aziende familiari anche se sono ancora
oggi la spina dorsale del paese, con circa il 90% - ricorda Clara De Braud,
studiosa dell'Università di Cattolica e segretario dell'Aicb - ma sono tempi
internazionali, di globalizzazione dove occorre una preparazione e una cultura
finanziaria più complessa». Dopo Basilea 2 le banche possono e vogliono
diventare per l'imprenditore proprio il filtro, l'appoggio, il mediatore in
questa nuova finanza accessibile a tutti, e per certi versi obbligata. Sarà la
banca probabilmente, e non più il ragioniere, a fornire notizie su fondi e
trust, strumenti finanziari calibrati anche per la piccolissima impresa. «Le
banche classificheranno i loro clienti e le imprese secondo dei nuovi parametri:
non conterà più il modello 'impresa povera, imprenditore ricco'» prosegue De
Braud. «Le ville, le barche, i patrimoni delle famiglie non varranno più da
garanzia, ma dovrà essere l'impresa stessa ad essere trasparente e solida, e per
questo i capitali sociali andranno aumentati decisamente». Da parte degli
imprenditori si richiede uno sforzo anche tecnologico: «dovranno dotarsi di un
software per avere una contabilità informatizzata e soprattutto un rapporto
telematico con la banca». «Il sistema interbancario - spiega ancora la
dottoressa De Braud - è un software di cui non potranno più fare a meno gli
imprenditori, per tenere la contabilità analitica: ma non costa, tra quelli in
commercio, più di 5-6000 euro, un investimento ragionevole». A fronte di tanto
impegno ci saranno dei risparmi immediati? «Si, se saranno in grado di fare
ordine nella loro gestione e rendersi credibili alla banca, e allora il costo
del denaro che pagheranno dipenderà da come hanno fatto ordine, se l'impresa si
sistema pagherà il denaro poco, altrimenti molto, perché la banca si trincererà
dietro tassi più alti» conclude.
I due temi su cui le imprese non più arretrate sono l'organizzazione
e la finanza: e proprio su questi temi la banca si propone di
essere diversa, collaborativa, solidale. Però da una ricerca,
ancora inedita e ancora parziale, della Aibic, è emerso che le imprese
percepiscono come troppo alti i prezzi per i prodotti finanziari delle banche:
inoltre la ricerca ha evidenziato che le imprese lavorano in media con 7 banche,
un comportamento che con l'avvento di Basilea2 dovrà forzatamente cambiare,
riducendo i canali. Per le imprese gli argomenti sensibili sono: chiarezza
sull'offerta dei prodotti e competenza dell'interlocutore. Ad esempio la
conoscenza dei prodotti/servizi Ava, poiché spesso gli imprenditori delle
piccole aziende non li distinguono da prodotti normali, confondendo la
consulenza con il lending e pensandola compresa nel prezzo.
Nel kit di sopravvivenza a Basilea 2 gli esperti raccomandano sette categorie: occorre
predisporre un triennio di bilanci riclassificati, sistemi di indicatori che
"raccontino" come si sono andate evolvendo la solidità aziendale, la
redditività, lo sviluppo e la liquidità. Terzo: costruire un prospetto delle
entrate e uscite finanziarie, ma soprattutto monetarie (budget di tesoreria,
rolling). Quarto ci vuole una mappa della propria azienda rispetto ai
concorrenti. Quinto: propri punti di forza (massimo tre) e di debolezza (massimo
tre) rispetto al concorrente più pericoloso e indicazione di come si intende
irrobustire i primi e ridurre i secondi. Sesto: mappa dei rapporti creditizi in
essere con le banche ed ultima una strategia, che sia di sviluppo o no. Per
questa non c'è banca che tenga: ci vogliono le idee.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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