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La sostenibilità del piano industriale: applicazione degli stress test
di Alberto Quagli (Ordinario di Economia Aziendale, Dipartimento di Tecnica ed Economia Aziendale DITEA - Università di Genova, Presidente del Comitato Scientifico di APRI - Associazione Professionisti Risanamento Imprese), Andrea Panizza (Senior Partner Studio Impresa spa - Consulenti di Direzione, Revisore Contabile, Vice Presidente di APRI - Associazione Professionisti Risanamento Imprese) e Marco Gennari (Consulente Studio Impresa spa - Consulenti di Direzione)
Gennaio 2011


Versione pubblicata sulla rivista "Controllo di Gestione" di IPSOA, Anno VII, gennaio-febbraio 2011, n. 1.

* * *

Introduzione
L'elaborazione dei Piani sta assumendo nel tempo un ruolo sempre più importante perché, da parte del management aziendale, è aumentata l'esigenza di affinare l'attività di pianificazione strategica a supporto delle azioni da intraprendere nello svolgimento della gestione. I diversi contesti nei quali si estrinseca l'attività aziendale possono confermare l'utilità dell'impiego di questo strumento informativo, soprattutto in ottica di miglioramento della comunicazione interna ed esterna (riduzione dell'opacità informativa). Anche la riforma del diritto fallimentare(1) ha previsto un ruolo centrale dei Piani (di risanamento) subordinando l'applicazione di alcuni istituti all'attestazione di attendibilità del Piano stesso da parte del professionista abilitato. Proprio perché l'elaborazione della componente quantitativa del Piano si basa sulla specificazione numerica delle ipotesi che stanno alla base del Piano stesso, appare necessaria la riduzione al minimo del grado di incertezza che ne deriva. In questo contesto, la corretta quantificazione degli effetti derivanti dall'evoluzione dei key value driver risulta fondamentale per aumentare il grado di affidabilità della previsione. Ipotizzare possibili «scenari», sulla base dei mutamenti delle variabili condizionanti il Piano, consente di esprimere giudizi sul grado di potenziale raggiungibilità degli obiettivi previsti dal Piano stesso e conseguentemente, esprimersi sulla correttezza delle strategie previste nel documento.

La costruzione del Piano
Nella prassi operativa il Piano industriale può essere sviluppato seguendo percorsi e configurazioni collegati alle esigenze di chi lo redige, alle caratteristiche dell'impresa e ai destinatari del documento(2). Nel presente contributo si concentra l'attenzione sulla componente economico-finanziaria del Piano, in particolare sugli schemi di Conto Economico e Stato Patrimoniale, in quanto base di partenza per l'elaborazione delle «simulazioni dinamiche» indispensabili per la definizione dei vari scenari(3). L'iter previsionale può essere sintetizzato nelle seguenti fasi:
1) Previsioni di tipo «economico». Partendo dalla definizione dei ricavi di vendita previsti nei vari anni del Piano, si procede determinando le principali componenti di costo, sia variabili (quali costi per materie prime, variazione delle rimanenze, manodopera diretta, lavorazioni di terzi, utenze, trasporti, provvigioni, tutti condizionati dal variare della produzione o delle vendite) che fisse (quali costi per servizi, locazioni, personale indiretto, ammortamenti, che l'impresa sostiene per il suo funzionamento, indipendentemente dai volumi di produzione o vendita), riconducibili alla gestione caratteristica.
La previsione dei costi e ricavi imputabili alla gestione accessoria, finanziaria, straordinaria (qualora sia possibile prevederla) e al carico fiscale contribuiscono alla definizione del risultato economico dei singoli esercizi del Piano.
2) Previsioni di tipo «patrimoniale». La definizione dei singoli elementi dell'attivo e del passivo dello Stato Patrimoniale risente sia delle previsioni di natura economica, quantificate nello schema di Conto Economico, che di quelle riconducibili all'evoluzione di componenti dello Stato Patrimoniale.
In particolare, l'attivo fisso, rappresentato, tra le altre, dalle immobilizzazioni immateriali e materiali, viene condizionato dalle previsioni di sostenimento dei costi relativi all'acquisizione di beni (materiali) o diritti (immateriali) la cui utilità è riferibile a più esercizi.
L'effetto derivante dai nuovi acquisti, e da quelli effettuati nei precedenti esercizi che originano ancora utilità, è quantificato nelle quote di ammortamento di competenza dei singoli anni del Piano. Questa tipologia di costo trova pertanto iscrizione sia a livello di Conto Economico (in corrispondenza della voce ammortamenti) che di Stato Patrimoniale (in termini di aumento delle passività rappresentate dai fondi di ammortamento, iscritti in diminuzione dell'attivo immobilizzato). La quantificazione di elementi dell'attivo corrente quali i crediti commerciali verso clienti è direttamente riconducibile alla combinazione di alcuni dati quali l'ammontare dei ricavi di vendita (di cui al Conto Economico), i giorni medi di incasso previsti (obiettivo) e l'aliquota IVA media applicabile sulle vendite. La quantificazione delle rimanenze al termine di ogni anno del Piano è condizionata dal valore degli acquisti di periodo, dai giorni medi (obiettivo) di rotazione delle giacenze e, a sua volta, dalla variazione delle rimanenze intercorse nel periodo. Allo stesso modo, la previsione di importi da ascrivere a elementi del passivo dello Stato Patrimoniale, quali il patrimonio netto, può essere condizionata da quanto definito a livello di Conto Economico, nella fattispecie dal risultato di periodo. Movimenti di poste del patrimonio netto che non sono influenzate dall'effetto di iscrizione di costi e ricavi sono, invece, rappresentati da eventuali distribuzioni di utili o apporti di nuova equity. La definizione dei debiti a medio/lungo termine, soprattutto quelli di natura finanziaria, risente dell'effetto derivante da eventuali nuovi investimenti effettuati nelle poste dell'attivo fisso e di quello derivante dall'applicazione dei rimborsi previsti dai piani di ammortamento di cui ai finanziamenti in essere. Per questa fattispecie patrimoniale, il punto di contatto con il Conto Economico è rappresentato dal carico di oneri finanziari che, a sua volta, in relazione all'andamento del costo del denaro, condiziona il livello di indebitamento.
Elementi del passivo corrente quali i debiti commerciali verso fornitori devono essere quantificati tenendo conto degli acquisti di beni e servizi previsti a livello di Conto Economico, dei giorni medi di pagamento previsti (obiettivo) e dell'aliquota IVA media applicabile sugli acquisti effettuati. La quantificazione del valore previsto, per gli anni del Piano, in capo agli altri elementi del passivo corrente, quali ad esempio debiti verso l'Erario, verso Istituti Previdenziali, verso dipendenti, risentono delle relative previsioni di natura economica (vedi budget dei costi del personale, determinazione del carico fiscale, ecc.).
3) Quadratura economico-patrimoniale. La fase conclusiva dell'elaborazione della componente quantitativa del Piano coincide, generalmente, con la quadratura economico-patrimoniale che si ottiene iscrivendo la differenza tra attivo e passivo in corrispondenza della voce «Debiti finanziari di breve periodo» (banche passive a breve) o «Altre disponibilità liquide» (banche attive a breve). L'iscrizione di queste componenti di debito o credito, condizionando la determinazione degli oneri o proventi finanziari, impone che la definizione del saldo della «Banca passiva» o «Banca attiva» sia ottenuta per approssimazioni successive, in quanto, ad ogni iterazione di calcolo, il risultato cambia, al variare degli oneri finanziari e del carico delle imposte, riducendosi progressivamente fino ad annullarsi(4). Il processo di formazione del Piano sopra illustrato potrebbe variare nell'ordine di previsione delle voci, in relazione alle esigenze di chi lo redige e alle caratteristiche dell'impresa, ma la fase conclusiva del piano non può prescindere dalla verifica dei seguenti due aspetti:
a) l'iscrizione del valore delle «banche passive», rappresentante l'effettiva necessità finanziaria della società, determinata in base alle ipotesi stabilite nel Piano, deve dimostrarsi sostenibile in relazione agli affidamenti in essere (sia in termini di «scoperto di conto corrente» che di «auto liquidanti salvo buon fine/anticipo fatture»). Qualora tale importo, iscritto «a quadratura», sia superiore all'ammontare degli affidamenti in essere, o di quelli ragionevolmente prevedibili, la sostenibilità finanziaria del Piano viene meno e lo stesso perde di credibilità;
b) il rispetto di quanto previsto dal codice civile in caso di «riduzione del capitale per perdite» (art. 2446 e 2482-bis) e di «riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale» (art. 2447 e 2482-ter).
Il verificarsi di una o entrambe le condizioni sopra evidenziate può, infatti, rappresentare elemento di notevole criticità ai fini della sostenibilità del Piano. In particolare, qualora emerga la necessità di un fabbisogno finanziario superiore a quanto garantito dagli affidamenti bancari in essere, sarà opportuno ipotizzare, tra gli altri, interventi finalizzati all'eventuale allargamento delle linee di credito, alla generazione di flussi di cassa che consentano di evitare il ricorso ai finanziamenti di natura bancaria (velocizzazione del «ciclo monetario») ed alla ricapitalizzazione della società. Il verificarsi delle condizioni di criticità sopra esposte potrebbe imporre una revisione delle ipotesi che stanno alla base delle previsioni contenute nel Piano, al fine di non compromettere la validità dello stesso documento.

Analisi degli scenari
Il processo di costruzione del Piano, basato sulla valorizzazione delle componenti e assumptions individuate in origine, genera una prima versione dello stesso che, se si dimostra sostenibile rispetto agli elementi in precedenza evidenziati, rappresenterebbe la versione di base (base case) su cui effettuare ulteriori analisi di sensibilità (what-if). Verificata la sostenibilità della versione base, ipotesi prudente, è possibile ampliare lo studio attraverso un'analisi che preveda ulteriori due scenari riconducibili a:
- worst case, peggiorativo rispetto la versione base, che preveda, ad esempio, volumi o prezzi di vendita al di sotto di quelli previste negli altri scenari (base e best), incremento del prezzo di acquisto delle materie prime, incremento dei costi riconducibili alla produzione dei beni e servizi a causa di inefficienze legate allo stesso processo produttivo, rallentamento del ciclo monetario, ecc.;
- best case, migliorativo rispetto la versione base, che preveda, ad esempio, volumi o prezzi di vendita superiori a quelli previsti negli altri scenari (base e worst), una contrattazione decisamente favorevole relativamente gli acquisti delle materie prime, un ciclo monetario molto veloce, ecc.
I risultati che scaturiscono dagli scenari definiti dalle tre possibili visioni sono tra loro molto diversi, ma tutti estremamente utili. L'analisi di sensibilità, eseguita ricorrendo anche a stress test(5), permette infatti di quantificare, anche estremizzando, gli effetti che la variazioni di particolari componenti e assumptions possono generare. Nella Tavola 1 si riporta il flow-chart che evidenzia il percorso di analisi necessario per la definizione della sostenibilità del Piano nei tre scenari ipotizzati. Partendo dalla sostenibilità del Piano nella sua versione base, si passa alla verifica degli scenari best (sostenibile per definizione) e worst che potrebbe anche evidenziare uno scenario non realizzabile, ma rappresentare, comunque, punto di arrivo dell'analisi stessa. In quest'ultimo caso, sarà compito di chi elabora il Piano rivedere, eventualmente, le condizioni che stanno alla base delle previsioni in esso contenute e ottenere, così, una vera e propria nuova versione worst dello stesso Piano.

Il caso pratico: gli stress test
Gli schemi di seguito riportati propongono le informazioni previste da un Piano di società di capitali (S.r.l.), per agli anni 2011-2014, elaborato secondo le modalità riportate in precedenza. Il caso proposto descrive un esempio di stress test ottenuto con l'applicazione di un «modello di simulazione dinamica» sviluppato utilizzando Microsoft Excel 2010. Tale modello, che consente la simultanea ridefinizione del risultato complessivo al modificarsi, anche concomitante, delle singole variabili del Piano, è composto da diversi fogli di calcolo che evidenziano, in corrispondenza degli esercizi antecedenti a quelli del Piano (actual), dell'esercizio in corso (latest) e di quelli del Piano (forecast), le seguenti informazioni:
- Stato Patrimoniale e Conto Economico;
- elenco investimenti in immobilizzazioni(6);
- affidamenti bancari;
- elenco finanziamenti a medio/lungo termine;
- analisi patrimonio netto;
- oneri e proventi finanziari.
Ulteriori fogli di calcolo evidenziano il risultato che si ottiene in seguito alle operazioni di stress effettuate in corrispondenza degli anni forecast del Piano. In particolare, ci si riferisce a:
- Stato Patrimoniale e Conto Economico;
- oneri e proventi finanziari;
- composizione del Patrimonio Netto.
Si analizzano gli effetti derivanti dall'applicazione delle ipotesi previste dai tre esempi che seguono:
1) variazione di una singola componente del Piano:
a) diminuzione dei ricavi di vendita;
2) variazione di più componenti del Piano:
a) diminuzione dei ricavi di vendita;
b) incremento del costo di acquisto delle materie prime;
c) incremento delle immobilizzazioni materiali;
3) variazioni relative a più componenti e assumptions del Piano:
a) diminuzione dei ricavi di vendita;
b) incremento del costo di acquisto delle materie prime;
c) incremento delle immobilizzazioni materiali;
d) aumento dei giorni medi di incasso dei crediti commerciali;
e) diminuzione dei giorni medi di pagamento dei debiti commerciali;
f) aumento dei giorni medi di rotazione del magazzino;
g) aumento dell'onerosità dell'indebitamento.
I tre esempi riportati si riferiscono a situazioni di stress applicate alla versione worst del Piano, verificato nella sua sostenibilità di partenza. La visione «pessimistica» del Piano rappresenta, infatti, la base ideale su cui effettuare i test di sostenibilità.

La situazione di partenza: i valori della versione worst del Piano
Ancora prima di rilevare gli effetti derivanti dall'applicazione delle variazioni di cui ai tre esempi sopra identificati, di seguito si riportano gli schemi di Stato Patrimoniale e Conto Economico di cui alla versione worst dei quattro anni previsti dal Piano (Tavola 2 e 3). Tali schemi rappresentano la base di partenza su cui effettuare le operazioni di stress.
Gli esercizi 2013 e 2014 sono presi a riferimento per generare gli effetti derivanti dall'azione di «stress» effettuata con le modalità sopra riferite. Di seguito vengono, pertanto, evidenziate le variazioni intervenute negli ultimi due anni del Piano (2013 e 2014), rimanendo i primi (2011 e 2012) invariati rispetto alla situazione di partenza.
Esempio 1)
Variazione di una singola componente del Piano

In questo contesto si considera la sola diminuzione dei ricavi di vendita, a parità di tutte le altre componenti e assumptions del Piano.

Stress su componenti del piano Anno 2013 Anno 2014
Diminuzione dei ricavi di vendita -6% -4%

La diminuzione dei ricavi di vendita genera, a livello di Conto Economico, un'immediata contrazione del risultato d'esercizio e, a livello di Stato Patrimoniale, una diminuzione dell'ammontare dei crediti commerciali. I minori flussi reddituali, e conseguenti flussi di cassa, determinati dal calo di fatturato, contribuiscono ad incrementare l'esposizione bancaria a breve e il conseguente carico degli oneri finanziari. Il peggioramento del risultato di esercizio, condizionato (positivamente) anche dal variato carico fiscale, influisce sulla riduzione del patrimonio netto.
Di seguito si provvede ad esporre gli schemi di Stato Patrimoniale (Tavola 4) Conto Economico (Tavola 5) e analisi del patrimonio netto (Tavola 6) rivisti alla luce di quanto sopra, provvedendo ad evidenziare (con una freccia) le variazioni intervenute rispetto alla versione «non stressata».
Dagli stessi è possibile rilevare un indebitamento finanziario a breve che rientra nei limiti degli affidamenti bancari disponibili, nonché un ammontare di capitale netto che non presuppone l'applicazione di quanto previsto dal codice civile agli artt. 2482-bis e ter.
Esempio 2)
Variazioni relative a più componenti del Piano

In questa ipotesi si prevede, per l'anno 2013, il simultaneo verificarsi, in corrispondenza di alcune componenti economico-finanziarie del Piano, delle variazioni di seguito esposte:
- diminuzione dei ricavi di vendita;
- incremento del costo delle materie prime;
- incremento delle immobilizzazioni materiali.
In corrispondenza dell'anno 2014 è stata considerata unicamente la diminuzione dei ricavi di vendita. E' previsto il mantenimento di tutte le altre componenti e condizioni previste nella versione worst del Piano.
L'aumento del costo delle materie prime si riflette nell'incremento del valore delle rimanenze, di cui allo Stato Patrimoniale, e nell'ammontare della variazione delle stesse, evidenziata a livello di Conto Economico. La variazione di questa componente di costo determina anche l'incremento del valore dei debiti verso fornitori. Il valore dell'esposizione bancaria a breve termine risente anche dell'effetto della contrazione dei ricavi di vendita (con conseguente diminuzione del valore dei crediti commerciali a livello di Stato Patrimoniale) e dell'incremento degli investimenti in immobilizzazioni materiali, previsti senza il ricorso a fonti di adeguata durata (indebitamento a medio/lungo termine o nuova equity), con conseguente incremento dei costi di ammortamento. L'incremento dell'esposizione finanziaria a breve termine determina, a sua volta, una maggiore onerosità economica, rappresentata dal carico degli oneri finanziari, e la contestuale diminuzione del carico fiscale. Il minor utile così ottenuto porta alla conseguente diminuzione del patrimonio netto. Nelle Tavole 7, 8 e 9 si espongono gli schemi di Stato Patrimoniale, Conto Economico e analisi del patrimonio netto contenenti gli effetti delle operazioni di stress.
Come evidenziato dalla tabella esposta a margine dello schema di Stato Patrimoniale (passivo)
(Tavola 7), gli elementi di stress esercitati sugli esercizi 2013 e 2014 hanno generato uno sconfinamento rispetto alle linee di affidamento bancario in corrispondenza dell'anno 2013. Il patrimonio netto si posiziona in nessuna delle situazioni previste dal codice civile, nel caso di riduzione del capitale per perdite, nell'anno 2013, mentre in corrispondenza dell'esercizio 2014 risulta applicabile quanto previsto dall'art. 2482-bis del codice civile (capitale diminuito di oltre un terzo in assenza di riduzione al di sotto del minimo legale). Si ha pertanto che, in questo caso, le azioni di stress hanno provocato situazioni di criticità tali da imporre, quantomeno, un approfondimento dell'analisi.
Esempio 3)
Variazioni relative a più componenti e assumptions del Piano

In questo terzo esempio si considera il simultaneo verificarsi, in corrispondenza di alcune componenti economico-finanziarie del Piano, delle variazioni di seguito esposte:
- diminuzione dei ricavi di vendita (anni 2013 e
2014);
- incremento del costo delle materie prime (anno 2013);
- incremento delle immobilizzazioni materiali (anno 2013).
Allo stesso modo sono esaminati gli effetti derivanti dalle variazioni di seguito ipotizzate in corrispondenza di alcune assumptions del Piano:
- aumento dei giorni medi di incasso dei crediti commerciali (anno 2013 e 2014);
- diminuzione dei giorni medi di pagamento dei debiti commerciali (anno 2013);
- aumento dei giorni medi di rotazione del magazzino (anno 2013);
- aumento dei tassi di interessi bancari (anno 2013).
La tabella che segue evidenzia tipologia e misura delle azioni di stress apportate agli elementi sopra descritti.

Stress su componenti del piano Anno 2013 Anno 2014
Diminuzione dei ricavi di vendita -8% -4%
Incremento del costo delle materie prime 5% nessuno
Incremento delle immobilizzaz. materiali 100.000 euro (amm. 10%) nessuno
Stress su assumptions del piano Anno 2013 Anno 2014
Variazione dei giorni medi d'incasso dei crediti commerciali da 134 gg
a 145 gg
da 129 gg
a 145 gg
Variazione dei giorni medi di pagamento dei debiti commerciali da 88 gg
a 78 gg
Ritorno a 90 gg condizione prevista dalla versione worst non stressata
Variazione dei giorni medi di rotazione del magazzino da 201 gg
a 210 gg
Ritorno a 196 gg condizione prevista dalla versione worst non stressata
Variazione dei tassi d'interesse bancari Vari aumenti Ritorno alle condizioni del 2012

L'aumento del costo delle materie prime e dei giorni medi di rotazione delle giacenze di magazzino determina l'incremento del valore delle rimanenze, a livello di Stato Patrimoniale, e della variazione delle stesse rimanenze, in corrispondenza del Conto Economico. Il maggior costo di acquisto delle materie prime genera, inoltre, un incremento del valore dei debiti verso fornitori, negativamente influenzato anche dalla diminuzione dei giorni medi di pagamento dei debiti commerciali. L'incremento dell'esposizione bancaria a breve deriva, tra le altre, dalla contrazione dei ricavi di vendita, dai nuovi investimenti in immobilizzazioni materiali, non coperti da fonti di adeguata durata (indebitamento a medio/lungo termine o nuova equity), e dell'allungamento dei giorni medi di incasso dei crediti commerciali. Quest'ultima condizione determina anche l'aumento del valore dei crediti commerciali, solo in parte mitigato dall'effetto della diminuzione dei ricavi di vendita. L'incremento delle immobilizzazioni materiali genera inoltre, a livello di Conto Economico, un incremento degli ammortamenti. L'aumento dell'esposizione a breve termine verso istituti di credito, associato alla maggiore onerosità del debito bancario, determina l'incremento degli oneri finanziari (e conseguente diminuzione del carico fiscale). Infine, la diminuzione del patrimonio netto, derivante dalle perdite maturate in entrambi gli esercizi (2013 e 2014), e l'evidente insufficienza delle linee di affidamento nel supportare il fabbisogno finanziario della società, sancisce la sostanziale insostenibilità delle condizioni che stanno alla base del Piano.
Nelle Tavole 10, 11 e 12 si espongono gli schemi di Stato Patrimoniale, Conto Economico e analisi del patrimonio netto contenenti gli effetti delle operazioni di stress.
Risulta pertanto evidente come gli elementi di stress esercitati in corrispondenza degli esercizi 2013 e 2014, hanno generato, oltre che lo «sconfinamento» rispetto alle linee di affidamento in essere, la necessità di seguire i comportamenti prescritti dall'art. 2482-bis (per il 2013) e 2482-ter (per il 2014) del codice civile. Alla luce degli elementi di cui sopra, è necessario, affinché il Piano possa essere ricondotto in un contesto di sua sostenibilità, un innalzamento dell'ammontare degli affidamenti concessi da parte degli istituti di credito e la ricapitalizzazione della società (o sua trasformazione).

Riepilogo effetti variazioni
Nella Tavola 13 si propone una sintesi degli effetti derivanti dalle diverse situazioni di stress applicate alle componenti e assumptions di cui alla versione worst del Piano. Si evidenzia che nel presente modello non sono stati considerati gli effetti generati, a livello di Stato Patrimoniale, in relazione ai debiti e crediti verso l'Erario.

Conclusioni
Come si è visto nel corso del presente contributo, «stressare» alcune componenti e assumptions, che sono alla base del Piano, permette di allargare lo spettro d'analisi e di verificare la sostenibilità della parte quantitativa del Piano stesso. Con un modello di analisi dinamica come quello illustrato è possibile «visualizzare» (anticipando) gli effetti che potrebbero derivare dal verificarsi di un evento negativo e straordinario. La presa di coscienza delle potenziali conseguenze consente all'azienda di prevenire, o gestire al meglio, identificando delle adeguate recovery strategies, il verificarsi delle criticità individuate. E' chiaro, quindi, come l'analisi di tipo what if risulti anch'essa uno strumento strategico a supporto del processo decisionale, in quanto in grado di fornire utili informazioni al management aziendale per affrontare al meglio i diversi scenari, in particolare quelli negativi.

* * *
Note:
(1): Si veda D.Lgs. n. 5/2006, D.Lgs. n. 169/2007 e D.L. n. 78/2010. (torna su).
(2): I contesti che sono in grado di orientare le modalità di elaborazione del Piano possono essere riconducibili a situazioni di start-up, di nuovo investimento, di pianificazione interna, di consolidamento, di rilancio, di risanamento, ecc. Allo stesso modo, diversi interlocutori sono definibili come soggetti destinatari del Piano. Tra quelli «interni» si contano le singole funzioni aziendali e il management, mentre tra quelli «esterni» i shareholders, gli Istituti di Credito e Consorzi Fidi, le Istituzioni Pubbliche (sia nazionali che sovranazionali), i clienti, i fornitori, altri finanziatori, ecc. (torna su).
(3): Nel presente contributo non trovano esposizione gli effetti derivanti da azioni di stress che si manifestano in capo ad altri documenti, quali il rendiconto finanziario o altri indicatori (si veda ratios e modelli di scoring). (torna su).
(4): Si veda a pag. 528 della Guida per l'utilizzo d el software SI-Planalysis, applicativo che consente la preparazione di Piani di risanamento/Business Plan, allegato al testo "Crisi aziendali e processi di risanamento", A. Danovi e A. Quagli (a cura di), II Edizione, 2010, ed. IPSOA. (torna su).
(5): Con gli stress test si propongono scenari alternativi, rispetto a quelli previsti nel Piano, ma comunque ritenuti probabili. L'esecuzione di alcuni test possono richiedere la disponibilità di ulteriori informazioni, rispetto a quelle già presenti nel Piano, che devono essere prodotte dal management aziendale e messe a disposizione del soggetto incaricato della elaborazione del Piano. (torna su).
(6): Necessario al fine di garantire la definizione delle relative quote di ammortamento. (torna su).


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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