 |
 |
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
::
Rassegna stampa - Documento |
 |
 |
 |
 |
La stretta al credito strangola i produttori e fa salire gli interessi
di Matteo Battaglia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 3 ottobre 2011
Si chiudono i rubinetti del credito alle Pmi e a finire strozzati sono sempre i
più piccoli, il vero tessuto industriale del nostro Paese. I dati di Banca
di Italia parlano chiaro: le piccole medie imprese pagano in media tassi
maggiori dell'1% rispetto alle grandi e negli ultimi mesi il differenziale si
sta ampliando. «L'aumento del tasso di interesse è solo un aspetto del
fenomeno. La stretta creditizia ha molte facce, la prima è qualitativa poi
verranno i dati e stavolta saranno molto peggio di quelli della crisi del
2008. Allora le aziende avevano ancora le spalle forti e i tassi erano bassi.
Adesso le piccole imprese arrivano ad affrontare le crisi con le ruote sgonfie
mentre i tassi sono elevatissimi» spiega Mario Martino, responsabile del
dipartimento per la politica industriale di Cna, Confederazione nazionale
dell'artigianato e della piccola e media impresa. I primi segnali sono
arrivati dopo l'estate, con il ritorno dalle vacanze. «Molti nostri associati
raccontano di convocazioni presso la banca per la richiesta di un aumento
delle garanzie e la riduzione dei fidi già in essere. Non sto parlando di una
limatura, alcune linee di credito sono state tagliate da 200mila euro a 50mila
euro. Questo significa segare le gambe alle imprese», spiega Martino. I numeri
parlano da soli. Se nel 2008 i tassi di interesse applicati a una piccola e
media impresa oscillavano tra il 5 e il 6%, oggi sono schizzati al 13,4% per
un prestito erogato da Banco Popolare. Si ampliano anche i divari tra istituti
come Unicredit pronto a finanziare ad un tasso del 13,4%1, Intesa del 10,02%.
La meno cara è Mps con un tasso all'8,9%. Gli economisti in gergo lo chiamano
«repricing», di fatto per rimborsare questi prestiti le aziende devono godere
di un tasso di ritorno sui propri investimenti del 15/20%. «Così l'economia
non gira, si avvita!», dichiara Martino. L'aumento del tasso di interesse è
solo la punta dell'iceberg. Sono diverse le leve per chiudere i rubinetti:
dall'aumento delle garanzie, ai ritardi nelle istruttorie sul credito fino al
taglio dell'ammontare complessivo del prestito. E la piccola e media impresa
le sta sperimentando tutte. «Mettiamoci dalla parte di una banca. E' molto
difficile e costoso stimare la capacità di rimborso di un piccolo
imprenditore, soprattutto per gli istituti poco radicati sul territorio»,
aggiunge Martino. In un simile contesto le banche preferiscono tagliare i
cordoni. Un'arma a doppio taglio. Se da un lato il profilo di rischio degli
istituti di credito cala, dall'altro diminuiscono i ricavi. La risposta del
sistema bancario è unanime: la colpa è degli spread, ovvero il differenziale
di tasso di interesse sui titoli governativi tra il nostro Paese e altri
ritenuti più saldi come la Germania. Questo indicatore misura la fiducia degli
investitori sull'Italia. «Se il rischio Paese continua a essere prezzato come
in questi giorni è difficile credere che non abbia un riflesso sulle nostre
relazioni creditizie», ha dichiarato Giuseppe Mussari, presidente di Mps e
dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana, intervenendo all'assemblea di
Confindustria Toscana a Firenze. «Bisogna lavorare - ha aggiunto - perché le
ragioni creditizie del Paese migliorino, solo così potremo avere un futuro di
crescita». La relazione tra sistema Italia e piccole imprese è breve. Se
aumenta il rischio Paese, sale anche quello delle banche. Lo spiega la stessa
Standard & Poor's, una delle principali agenzie di rating, che all'indomani
del taglio sul debito dell'Italia ha ridotto quello su 7 banche italiane. «Gli
istituti più esposti a un Paese non possono avere un rating maggiore del Paese
stesso», si legge nel report dell'agenzia. «A fronte di un aumento dei costi
di finanziamento, la strategia delle banche è tagliare i rischi e scaricare a
valle i maggiori oneri», spiega Martino. E il circolo vizioso si chiude
strozzando i più piccoli. Secondo i dati di Banca d'Italia il livello delle
insolvenze nel comparto dal 2008 a oggi è salito del 60%. Nel primo semestre
la crescita dei prestiti per le Pmi è drasticamente rallentata dal +9,6% al
6,3% e per gli ultimi mesi dell'anno si stimano ulteriori peggioramenti. Al
contrario gli impieghi alle aziende di medie dimensioni sono rimasti stabili
al 5%. Una situazione che rischia di avvitarsi specie in un Paese in cui le
sofferenze del sistema valgono quasi 100 miliardi di euro, a questi si
aggiungono altri 40 miliardi di debiti verso fornitori non saldati causa
fallimento e i default aziendali schizzano del 13,1% (nel secondo trimestre
2011). E'una miscela esplosiva. Ma una via di uscita esiste: «calmierare gli
aumenti è possibile solo rilanciando la crescita e riacquistando la
credibilità del sistema Paese», spiega Vincenzo Boccia, presidente della
Piccola Industria di Confindustria.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|
| |
|
Servizi gratuiti con Facebook!
Clicca qui
per info.
|
|
|
|
 |
 |
 |
In primo piano...  |
|
|
| [ per le aziende e i privati ] |
Sempre attuali...
|
|
|
| [ a p p r o f o n d i m e n t i ]
|
Focus on...
|
 |
Ecofin: capitalizzazione banche, c'è l'accordo |  | Sul credito è in gioco la credibilità |  | Rende il doppio investire in sicurezza sul lavoro |  | Aumenta la durata delle rate, cambia la destinazione |  | Commercialisti "Robin Hood" degli azionisti di minoranza |  | Marketing manager, la nuova missione è costruire il "mito" |  | Le cause della crisi? Chiedete ai regolatori |  | Crisi economica? Servono banche sane e profittevoli... |  | Collegio sindacale, a chi piace ridotto |  | La Sace allarga il suo campo d'azione: «Vogliamo essere... |  | Banche, anno nero il dividendo è un fantasma |  | Si al rating antimafia per promuovere le aziende virtuose |  | Il regolatore in cerca di regole |  | Dare credito a chi lo merita |  | Piano industriale e strumenti di risanamento |  | Controlli, il Governo rilancia la delega |  | Befera: mi piacerebbe dichiarazione redditi di due... |  | Tanti Madoff nascosti, a smascherarli sarà la crisi |  | Se la finanza si mangia l'economia |  | Dimmi che casa vuoi, ti dirò chi sei |  | La fattura non corre sul web, l'Italia in ritardo |  | Non studio, non lavoro, non cerco. Per tre ragazzi su... |  | La soluzione per portare le Pmi sui mercati globali |  | Per le imprese una spinta a ricapitalizzare |  | Stretta sui debiti delle imprese |  | Manager e laureati sono pochi gli sbocchi per chi sa... |  | Autorità finanziarie? Una Babele |  | Agenzie di rating, l'Europa pronta a rafforzare la vigilanza |  | Pmi, cresce ancora la quota dell'export ma resta il nodo... |  | Aumentano i fallimenti nel 2011, Lombardia la più colpita |  | Un rubino è per sempre e le quotazioni si impennano |  | «I rating? Inutili e dannosi. Aboliamo la loro dittatura» |  | «Sanzioni dall'Agenzia delle entrate non sono ammissibili» |  | Pubblica amministrazione locale a braccetto con i... |  | Spread, tassi, prestiti: le banche sull'orlo di una crisi di... |  | L'indice per misurare la volatilità di un quadro o scultura |  | Ecco le banche «too big to fail» |  | Small e mid cap, in Borsa rendono di più |  | Riforma degli statuti. Lo slalom degli Ordini tra i paletti... |  | Quelle Pmi poco assicurate: «Un pericolo sottovalutato«» |  |
|
|