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La voglia di digitale fa ripartire investimenti e credito delle banche
di Marco Frojo
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 6 novembre 2017

Dopo quasi un decennio in cui le imprese non provavano neanche a chiedere un prestito in banca, sicure di essere respinte, le domande di finanziamento sono tornate a crescere e, nonostante molte richieste siano finalizzate a far cassa, sono diverse le aziende che vogliono utilizzare le linee di credito per finanziare gli investimenti, soprattutto quelli nel campo della digitalizzazione. È questo quanto emerge dall'Osservatorio "Il credito che crea sviluppo — L'orizzonte di fiducia delle imprese", un'indagine continuativa condotta dall'istituto di ricerca Format Research con cadenza semestrale e con il patrocinio di Asseprim su un campione statisticamente rappresentativo dell'universo delle imprese italiane. Secondo i dati contenuti nel report, nella prima metà del 2017 il 18,2% delle "Small Business" (con un fatturato fino a 2,5 milioni di euro) e il 25,6% delle "Imprese" (con un fatturato compreso fra i 2,5 e i 150 milioni) si è rivolto a una banca per ottenere un finanziamento. Per molte le linee di credito servono a pagare dipendenti e fornitori ma per una fetta crescente di imprese i capitali servono a sostenere i propri investimenti: il 26,6% delle "Small Business" che inoltrano la domanda lo fanno perché hanno in programma un qualche genere di investimento; presso le "Imprese", la percentuale sale al 42,4%. L'aumento del tasso di investimento nella digitalizzazione dei processi nel corso degli ultimi due anni (2016-17) da parte delle imprese è contrassegnato da un +20%, rispetto al biennio precedente (2014-15). Nella digitalizzazione dei processi ha investito il 45% delle imprese, ma solo il 3% dello small business. Le aree di investimento delle imprese sono pressoché tutte quelle considerate da Industria 4.0: mobile business, sicurezza informatica, processi organizzativi, digitalizzazione, dematerializzazione, etc. «In quest'ottica, appare evidente la connessione tra fiducia, credito, investimenti — spiega Pierluigi Ascani, direttore e fondatore di Format Research —. Un'impresa fiduciosa è anche un'impresa che più probabilmente investirà e per farlo avrà bisogno di credito. Gli operatori finanziari possono dunque diventare veri e propri partner per lo sviluppo delle imprese».
Un dato molto incoraggiante è dato dalla percentuale di risposte positive a una domanda di credito finalizzata all'investimento: viene soddisfatta la richiesta del 56% delle Small business e del 77% delle Imprese. Le percentuali di approvazione per chi chiede il finanziamento per ragioni di liquidità sono decisamente più basse. Confrontando le tipologie di investimenti effettuati nel corso dell'ultimo biennio (2016-2017) con quelle effettuate nei due anni precedenti (2014-2015), appare evidente il forte scostamento positivo relativo agli investimenti in digitalizzazione dei processi (7,3% delle imprese, con un delta di +20% nell'ultimo biennio). Investire in strumenti per digitalizzare i processi sembra ancora una pratica riservata in via prevalente alle imprese più strutturate (il 45% delle "Imprese"). Esiste comunque una quota di "Small Business" che sta iniziando a muoversi in questo senso (3% delle "Small Business"). Mobile business, sicurezza informatica e privacy, sviluppo e rinnovamento dei gestionali, digitalizzazione e dematerializzazione, soluzioni e-commerce, cloud e IoT sono i principali investimenti in campo digitale. Altri dati interessanti che emergono dallo studio riguardano il numero di istituti di credito utilizzati in media dalle imprese. Le "Small Business" si appoggiano generalmente ad una sola banca; le "Imprese" anche a cinque istituti. In generale, nel primo caso sulla banca ritenuta "principale" è allocato il 64% del complesso del lavoro (il 34% è distribuito sulle banche secondarie). Diversamente, presso le "Imprese" la banca principale gode soltanto del 31% del lavoro. Le imprese che internazionalizzano utilizzano un numero elevato di banche: si appoggiano in media a più di sei banche. Tra le imprese che operano all'estero la suddivisione delle quote di lavoro bancario è la seguente: fatto uguale a 100 la percentuale delle quote di lavoro bancario, il 29% è allocato sulla banca principale mentre il 71% sulle banche secondarie.

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