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Rassegna stampa - Documento |
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Le due Consob alla corte di Vegas
di Giuliano Balestreri
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 27 giugno 2011
La situazione è fluida, scorrevole, ma non è certo idilliaca.
A patto che idilliaca lo sia mai stata. A sei mesi dall'insediamento di Giuseppe
Vegas al vertice Consob, emergono le prime frizioni in seno alla Commissione.
I toni restano bassi, nessuna polemica a cielo aperto e gli addetti ai lavori
cercano di tenere sottobanco le tensioni, ma chi lavora tutti i giorni
fianco a fianco con i commissari e il presidente lo ripete di nuovo: "La
situazione non è certo idilliaca. Fluida, ma non idilliaca". A
differenza di Lamberto Cardia, il suo predecessore, Vegas non è ancora
stato messo in minoranza, ma dopo le prime delibere all'unanimità
è successo che un commissario si astenesse e un altro votasse contro
il presidente. Abbastanza per intravvedere una crescente diversità di
vedute che non divide però la commissione in "vecchia" e "nuova" guardia.
Non c'è insomma un asse tra Vittorio Conti (il reggente nella vacatio
tra luglio e fine dicembre), Luca Enriques e Michele Pezzinga che si fronteggia
con quello formato da Giuseppe Vegas e Pietro Troiano, l'ex vice segretario
generale alla presidenza del Consiglio. C'è piuttosto un asse trasversale
contro le decisioni di natura politica: "Perché il presidente è
un politico". O meglio, è un economista prestato alla politica con
all'attivo tre legislature e due nomine a vice ministro dell'economia.
E - dicono i bene informati - proprio per il suo passato il presidente ha una
"sensibilità" politica che la commissione per sua natura non ha mai
voluto avere. Certo anche Cardia sapeva muoversi bene tra le stanze del
potere, ma i tecnici di Palazzo si sono sempre vantati della loro
impermeabilità ai desiderata degli altri. E così la nomina del
viceministro aveva suscitato polemiche da subito. "Vegas è una persona
capace ma, per usare un eufemismo, penso sia poco elegante passare dal governo
a un'Autorità", spiegava il segretario Pd Pierluigi Bersani.
Concetto ripreso da più di un'associazione di consumatori, per le quali
un uomo che ha avuto così tanti incarichi di governo per quanto nessuno
ne abbia contestato le competenze non può essere considerato a tutti
gli effetti super partes. Uno dei pochi assist era, invece, arrivato da
Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi: "In una fase così delicata di
transizione dell'economia, la Consob trova una guida autorevole". Una tesi
che circolava anche negli uffici della commissione: "Un politico di peso come
Vegas - dicevano nei corridoi della Consob - sarà sicuramente in grado
di garantire all'authority quella status tale da mantenere a distanza i salotti
della politica". Un'accoglienza tutto sommato positiva, ma le buone intenzioni
si sono lentamente sciolte sotto il sole primaverile, complici la scalata
Parmalat, le vendite allo scoperto e più recentemente il tema dei bond.
Su Collecchio i toni sono sempre rimasti bassi, ma non è un mistero
che i commissari non abbiano gradito l'intervento del ministro dell'Economia
Giulio Tremonti e subito dopo le dichiarazioni del presidente Vegas che aveva
detto: "Quando piove bisogna aprire l'ombrello". Eppure nessuno si era
accorto della pioggia e di certo con l'offerta di Lactalis non si stavano
bagnando gli azionisti. Il governo rivendica il lancio dell'Opa obbligatoria
da parte dei francesi come un proprio successo, ma non sono in pochi a
sottolineare "la politicità dell'intervento. Altrimenti - dicono i
bene informati - quante Opa avrebbe dovuto imporre Consob in seguito alle
scalate di Telecom?". Ancora troppo poco per dire che nelle riunioni aleggi
il fantasma del ministro dell'economia, ma di certo alcuni passaggi della
relazione annuale - soprattutto sul tema del trasferimento di controllo
- sembravano scritti proprio da Tremonti: "È cruciale definire norme
in materia di Opa in grado di contrastare il rischio di distruzione di valore".
Ma anche: "Ampliare la possibilità di difesa delle società
quotate è una strada immediatamente percorribile". E dopo Parmalat
è scoppiata la grana sulle vendite allo scoperto. La Germania vorrebbe
estendere il divieto, in parte già esistente, a tutte le azioni quotate.
Un'idea accarezzata anche da Vegas con il sostegno di Troiano, ma che ha
trovato la ferma opposizione della "vecchia guardia" convinti che non si
dovesse intervenire su un tema cosi delicato per lasciare libero il mercato.
Incassando la prima, pesante, vittoria. Più delicata ancora la
questione bond e derivati. Una partita che si trascina dai tempi di Cardia:
neppure allora i commissari avevano una veduta comune. In questo caso le
alleanze sono trasversali e a Vegas spetta il compito di trovare una soluzione
condivisa. A spaccare il fronte è il modo di rappresentare, i rischi
per i risparmiatori e il guadagno che possono ragionevolmente attendersi. In
realtà esiste una direttiva europea scritta per i consumatori che
impone l'utilizzo del metodo descrittivo (il cosiddetto what if,) invece
di quello probabilistico. Alcuni commissari si sono opposto alla delibera,
ma il presidente ha fermato sul nascere ogni protesta spiegando di non aver
alcuna intenzione di mettersi contro l'Europa. A questo punto la partita si
è spostata sui prodotti strutturati destinati agli enti pubblici. La
materia non è disciplinata da Bruxelles e i commissari vorrebbero
prendersi la loro rivincita. Con il rischio però di avere un trattamento
diverso tra pubblico e privato.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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