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Rassegna stampa - Documento |
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Le piccole imprese si finanziano quasi solo con lo scoperto
di Carlo Cambi
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 1 novembre 2004
Siena, Ritratto di piccola impresa in una banca. Ovvero dal
conflitto sugli interessi a interessi, si spera, comuni. Almeno questa è
l'intenzione dichiarata dal sistema creditizio nazionale che posto di fronte al
rendiconto finanziario delle micro, piccole e medie imprese decide di dare una
svolta alla sua politica di clientela. L'analisi è stata compiuta dal centro
studi del Monte dei Paschi di Siena ed è stata presentata in un forum al quale
hanno preso parte tra gli altri il presidente di Confindustria Luca Cordero di
Montezemolo e quello della Confcommercio Sergio Billè. Questo studio dice
sostanzialmente una cosa: le nostre imprese sono indebitate a breve, troppo a
breve. E non hanno esplorato finora sufficientemente l'universo della finanza
per crescere in dimensioni e in mercato. Il risultato è che la galassia delle
piccole imprese è dipendente dall'orbita dei «problemi di cassa». Resta da
stabilire di chi sia la responsabilità: se dell'imprenditore che, sovente troppo
indaffarato a produrre e a vendere, poco si preoccupa delle «gestione» o del
sistema bancario che resta occhiuto e diffidente nei confronti delle strutture
produttive minori anche se dinamiche.
Domenico Santececca, direttore centrale
dell'Associazione Bancaria Italiana, sostiene che negli ultimi anni le banche
hanno cominciato a diventare consulenti finanziari per le piccole imprese.
Montezemolo d'altra parte afferma che dopo «i gravi casi che si sono avuti in
Italia» ora «il rapporto con il credito è più trasparente e si è tornati a fare
squadra a tutto vantaggio della piccola impresa». Opinione condivisa anche dal
presidente del Monte dei Paschi, Pier Luigi Fabrizi, per il quale proprio
cominciando a studiare le esigenze delle piccole imprese le banche possono
assicurare al sistema economico e a se stesse nuovo sviluppo.
In attesa che tutto questo si consolidi restano i dati nudi e crudi. Dicono come
la galassia delle nostre PMI sia indebitata a breve in misura doppia della media
europea (48% contro 26) che ottenere l'allungamento del debito richiede un'istruzione
che non dura meno di sei mesi e che la «leva finanziaria» più usata dalle nostre
aziende è ancora lo scoperto di conto corrente nell'80% dei casi; il leasing
concorre per circa il 42% alle fonti di finanziamento mentre il factoring si sta
timidamente affacciando.
Le nostre aziende sono quelle che pagano più
interessi di scoperto in Europa. In nessun altro paese della Comunità infatti
questa è per le aziende la forma prevalente di finanziamento. Ma c'è un altro
dato preoccupante ed è la dinamica di cassa: i quasi 4,5 milioni di piccole e
medie imprese che operano in Italia aspettano un pagamento in media 87 giorni,
in Francia il tempo è di 49 giorni e in Germania si riesce a incassare in tre
settimane. Questo fa si che molte imprese, che si trovano a dover anticipare
l'Iva con forti squilibri, siano costrette a ricorrere all'anticipazione su
fattura con commissioni in media del 5 per cento. E questo dato esplicita come
in Italia il peso degli oneri finanziari al servizio dei prestiti pesi sulle PMI
per circa il 34 per cento, due punti in più rispetto alla media europea che
peraltro è esattamente il doppio di quanto accade negli Stati Uniti.
Come antidoto le imprese italiane, in misura maggiore che nel resto d'Europa,
hanno scelto di intrattenere rapporti con più banche per allargare la base degli
affidamenti: il risultato è che la forbice tra impieghi bancari verso le imprese
e impieghi verso le famiglie in Italia si sta allargando in un rapporto 65-35%
mentre in Europa questo rapporto è vicino al fifty-fifty. Se questa è la
situazione la ricetta è diversificata. L'Abi è impegnata a trasformare il
rapporto di clientela in rapporto di consulenza anche gestionale e fa notare che
su 100 imprese che hanno chiesto finanziamenti 76 li hanno ottenuti nonostante
gli imprenditori diano notizie limitate per lo più al conto patrimoniale e a
quello economico, le imprese chiedono maggiore efficienza del sistema creditizio
e maggiore sostegno con l'allungamento dell'indebitamento. Per ora rimane che le
Pmi sono più vulnerabili perché escono allo scoperto. Di conto.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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