Le Pmi accusano: il fisco fa più guai della crisi
di Vito De Ceglia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 27 giugno 2011
Il metodo di riscossione dei tributi di Equitalia un merito lo ha: è riuscito a
compattare la Camera come mai in questa travagliata legislatura. Negli atti di
Montecitorio sono state pubblicate ben sette mozioni, da rappresentanti di ogni
parte politica, che chiedono al governo di imporre un cambio di rotta alla
società pubblica per la riscossione (51% Agenzia entrate, 49% Inps) guidata da
Attilio Befera, ricorrendo finalmente a sistemi in linea con lo statuto dei
diritti del contribuente, approvato con la legge 212/2000. Una di queste mozioni,
peraltro, recepisce il testo della risoluzione presentata dall'esponente del Pdl,
Maurizio Bernardo, alla commissione Finanze della Camera ed è diventata norma
con il voto di fiducia di martedì scorso al maxi-emendamento del Governo al
decreto sviluppo. Premessa: a nessuno piace pagare le tasse, in nessuna parte
del mondo. Soprattutto quando le aliquote sono molto alte e si ha la sensazione
che in termini di efficienza e di servizi pubblici non si abbia la necessaria
contropartita. Ma la riscossione dei tributi rappresenta, altresì, un momento
fondamentale per ogni Stato civile. E, in tale ambito, un ruolo molto importante
è svolto dalla riscossione coattiva: da essa dipende la credibilità
dell'amministrazione finanziaria e dello Stato nella lotta all'evasione fiscale
(e nel conseguente tentativo di ristabilire equità contributiva) come la
possibilità per le imprese di continuare a esercitare l'importante funzione
sociale di produzione della ricchezza. Per dirla con lo statista svedese Olaf
Palme, «L'impresa è come una pecora. Se la si vuole tosare, bisogna farla vivere
e crescere». Di questi tempi, invece, secondo uno slogan ritmato in più di una
manifestazione di contribuenti indignati, dal Veneto alla Sardegna, di imprese
«ne uccide più il fisco che la crisi». E dal primo luglio la situazione rischia
di aggravarsi: ci sarà meno tempo per verificare le richieste del fisco ed
eventualmente opporsi con un ricorso. Trascorsi 180 giorni dall'avviso di
accertamento, infatti, Equitalia (o la corrispondente sicula Serit Sicilia)
passerà alle maniere forti e potrà attaccare i beni del presunto evasore con un
crescendo di colpi. In sostanza, inasprendo le procedure, l'odiosa frase «Lei ha
ragione, ma paghi e faccia ricorso» sembra destinata a diventare il credo degli
uffici di riscossione. Quando la gestione era in mano perlopiù alle banche, le
azioni esecutive in pratica venivano realizzate con molta difficoltà. Per
combattere l'inoperatività, attribuita alla mancanza di strumenti efficaci,
sono stati introdotti nel tempo strumenti coattivi, "ereditati" alla nascita,
nel 2008, da Equitalia, che ha cominciato a usarli in crescendo. Nel 2010 la
riscossione ha portato nelle casse dell'erario circa 8,9 miliardi, contro i 3
miliardi che in genere riusciva a riscuotere il settore bancario. Ma l'azione
di Equitalia ha anche messo in luce tutti i difetti dell'impalcatura normativa
in materia, soprattutto sulla possibilità del concessionario di aggredire il
patrimonio del contribuente, senza preoccuparsi delle conseguenze, soprattutto
per le imprese, di tale atteggiamento. E la crisi economica ha reso esplosive
queste carenze: gli imprenditori, che ora si trovano a pagare le imposte per il
2010, in molti casi ancora devono smaltire il fardello delle imposte che non
sono riusciti a pagare nel 2008 e 2009. Ma Equitalia in realtà non fa differenza
tra l'evasore e quanti non sono stati in condizione di pagare le imposte e
hanno chiesto, per esempio, la rateizzazione. E' arrivato il momento, reclamano
gli imprenditori, di garantire la sopravvivenza delle imprese, solo così anche
l'erario potrà essere sicuro di riscuotere le somme dovute. Da un attento
approfondimento di Cna iniziato nel novembre 2010 è scaturito un pacchetto
di proposte per affrontare l'emergenza, che prevede importanti aggiustamenti
al sistema della riscossione, pacchetto condiviso e presentato da Rete Impresa
Italia. In primo luogo, è determinante l'eliminazione delle "ganasce fiscali",
ossia il fermo amministrativo dell'auto o di altro bene mobile, almeno
relativamente ai beni utilizzati dalle imprese per svolgere il proprio lavoro.
Altrimenti viene reso impossibile il proseguimento dell'attività produttiva.
L'attenzione, secondo Rete Impresa Italia, deve essere rivolta anche allo
spropositato incremento del debito fiscale dovuto al metodo di calcolo degli
interessi di mora e all'aggio di riscossione. Attualmente gli interessi di
mora sono calcolati anche sugli interessi relativi al periodo tra il versamento
dovuto e quello effettivo. Non solo. Sono calcolati perfino sull'importo dovuto
a titolo di sanzione benché l'ordinamento disponga a chiare lettere che le
sanzioni non possono produrre interessi. Su questo ultimo punto il Governo ha
accolto le richieste delle imprese. C'è poi il problema dell'aggio, oggi fisso
al 9%. La proposta delle imprese è di determinare ogni due anni l'importo
dell'aggio sulla base dei costi normalizzati necessari per effettuare l'attività
di riscossione. Vuol dire che Equitalia deve trovare nell'aggio le risorse
appena sufficienti per coprire i costi della riscossione, al fine di arrivare
al pareggio di bilancio. Nel pacchetto di Rete Impresa Italia le imprese devono
avere maggiori margini di libertà per poter far valere le proprie ragioni di
fronte al fisco presso le Commissioni tributarie. Far pagare parte delle imposte
emergenti dall'accertamento, se si vuole attivare il ricorso in tribunale,
anche quando l'accertamento e palesemente infondato, è una prassi da cambiare.
La soluzione, dicono le imprese, e la sospensione di ogni riscossione in pendenza
di giudizio.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|