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Le Pmi chiedono trasparenza alle banche
di Franco Vergnano
Corriere Economia - Corriere della Sera
Mercoledì 17 febbraio 2010

Vincenzo Boccia, presidente della Piccola industria di Confindustria, ama Gandhi e lo cita spesso: «Chi spreca ruba agli altri». E in Italia «la lotta agli sprechi» è una delle prime battaglie. «In questo momento c'è preoccupazione sul fronte del credito. L'Italia ha un indice di imprenditorialità - dice Boccia - tre volte superiore alla Ue e quindi ha le armi per superare la crisi. E' necessario che le banche nel concedere il credito sappiano valutare anche il futuro delle aziende. Solo così si allontana il rischio di depauperare il nostro sistema industriale».
Dottor Boccia, da che cosa deriva la preoccupazione per il credito?
In primavera le aziende presenteranno i bilanci 2009, un "annus horribilis" per tutti. I conti di molte imprese potrebbero essere pesanti e sarebbe disastroso se a questo si aggiungesse un atteggiamento bancario di chiusura.
Temete quindi un calo dei rating?
Esattamente così. Anche perché molti istituti hanno comunicato che dal 2007 al 2009 il livello di sofferenze del sistema bancario è quintuplicato.
Un meccanismo che può innescare una spirale perversa?
E' il nostro timore. Per ogni cliente in sofferenza la banca deve accantonare una quota del 25% del credito stesso. Questo potrebbe portare a un peggioramento delle valutazioni della banca e a un'ulteriore stretta del credito.
Che fare per evitare brutte pagelle?
In primo luogo serve maggior trasparenza. Gli istituti sono spesso reticenti nello spiegare alla propria clientela perché c'è stata una variazione del rating, quasi sempre in peggio.
Alcuni imprenditori lamentano il fatto che il loro "voto" sia diverso a seconda degli istituti di credito ai quali si rivolgono. Come mai?
Ogni banca ha il suo sistema, che viene definito "computer", che assegna un voto senza fornire spiegazioni e in base a calcoli solo a loro conosciuti. Per questo è necessaria maggior trasparenza. Questo voto è, inoltre, un dato freddo, non tiene conto di molte variabili che non possono essere espresse con un'equazione. Il futuro delle aziende non può essere deciso da indici statici.
Prevede un'ulteriore accentuazione del credit crunch?
Se gli istituti di credito si limiteranno a mettere rigidamente in pratica Basilea 2, basando le valutazioni a carico delle aziende in funzione dei soli indici matematici, credo che la situazione sia destinata a peggiorare. E non vediamo nuovi spunti positivi dai presupposti dell'annunciata Basilea 3.
Che cosa fare per uscire da questo passaggio?
Ognuno deve fare la sua parte: le imprese, le banche e il governo perché facciamo tutti parte dello stesso sistema paese. Sul fronte del recupero di liquidità, per esempio, la pubblica amministrazione deve accelerare i pagamenti. Da tempo sollecitiamo lo sblocco dei 60 miliardi di crediti arretrati che il sistema industriale vanta nei confronti della Pa. Non li vogliamo tutti subito e ci rendiamo conto di quali siano le difficoltà legate ai conti pubblici. E' comunque urgente un piano di medio termine che porti la pubblica amministrazione a pagare con regolarità e a sanare questa anomalia. Con l'auspicio che non si ripeta.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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