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Le regole di Basilea 2 aiuteranno le imprese
di Alessandro Rigoni (Fondazione Nord Est)
Il Sole 24 Ore - Nord Est
Mercoledì 24 gennaio 2007

Il mercato italiano del credito vive una fase di profonda mutazione, effetto della maggiore apertura internazionale sia dal lato dell'offerta che della domanda di moneta. Niente ha impedito - nonostante la magnitudo dei soggetti contrari - di dar luogo al processo di merger & acquisition tipico delle fasi di maturità di un mercato. Inoltre, il mondo creditizio è riuscito in uno dei compiti su cui, volendo scommettere, nessuno avrebbe puntato "vincente", al massimo "piazzato": quello di far fare acquisti a credito agli italiani. Invece, nel giro di pochi anni, almeno il 50% degli italiani ha inserito nel proprio dna da "formica" alcuni geni della "cicala" e l'ennesima statistica indica come l'italiano medio, a fine mese, non riesca a risparmiare un solo euro.
Ma se il mercato del credito al consumo mostra segnali di maturità, così non è per il mercato del finanziamento alle imprese. Gli imprenditori del Nord-Est hanno trasmesso alle imprese i propri geni agendo su sovrapposizione istituzionale e patrimoniale tra impresa e famiglia, navigazione a vista e non strumentale, scarso ricorso alla delega, relazioni dirette tra imprenditore e banchiere. Questa struttura d'impresa ha permesso la sopravvivenza nei duri tempi del rilancio nordestino, ma ora il mutato contesto ha trasformato dei key performance in fattori di svantaggio i quali, se non si sono sostanzialmente risolte in tempi di selezione naturale, più difficilmente si risolveranno in tempi di vacche grasse.
La spinta al cambiamento anche nel rapporto banca-impresa si evolve, quindi, a velocità rallentata.
D'altra parte le spinte al cambiamento ci sono: il 60% delle opinioni propende per un maggior ricorso al credito nei prossimi sei mesi, nonostante - sempre secondo la lettura degli imprenditori - non ci si attenda che le banche amplino il mercato servito (ipotesi suffragata da un esiguo 7,6%).
Quantitativamente, quindi, le cose stanno mutando rapidamente: i prestiti alle aziende in Italia sono passati da 583 miliardi di gennaio ai 710 di novembre 2006; l'incremento è stato del 9,4%, dopo il +5% del 2005. Il tasso d'interesse medio applicato al credito produttivo è passato nella Ue dal 4,44% del 2003 al 5,04% di novembre 2006.
Quindi il mercato del credito non solo è pro-ciclico, ma rappresenta un fattore fondamentale per la lettura del momento congiunturale: l'economia sta crescendo grazie anche alla spinta derivante dall'incremento del credito, che gioca un ruolo pari alla creazione di moneta. Il rischio più grande sta proprio qui: il volume di mezzi monetari messi in circolazione dopo l'11 settembre dal sistema bancario mondiale, se finora ha permesso di evitare una recessione globale, ora spiega i timori inflazionistici e le manovre sui tassi, su cui sono impegnate tre delle cinque grandi potenze mondiali: Usa, Giappone e, appunto, Europa. Il cedimento di uno solo di questi fronti, provocherebbe ripercussioni sui tassi delle altre monete, mettendo a rischio o l'equilibrio finanziario delle imprese indebitate (rischio di default), oppure l'equilibrio dell'esposizione con l'estero, entrambi in rapida evoluzione secondo la Banca d'Italia e le rilevazioni congiunturali della Fondazione Nord Est. Quindi, la crescita a cui stiamo assistendo, se da un lato spinge l'economia reale (e infatti la fase di ciclo della produzione manifatturiera italiana si è invertita in senso positivo ad aprile 2006), dall'altro introduce un rischio più elevato.
E' per questo motivo che la crescita economica che Vecchio Continente, Italia e Nord-Est stanno vivendo deve essere accompagnata da profonde riforme. Il mondo bancario già lo sta facendo, e il processo di aggregazioni che si è messo in moto sarà il veicolo che porterà una maggiore efficienza nei servizi bancari. Basilea2 dovrebbe essere vista dalle imprese non come ennesimo adempimento burocratico, ma come vera opportunità che permetta di costruire un efficiente controllo di gestione.
Individuare la più efficiente struttura finanziaria costituisce un processo introspettivo propedeutico ad ogni decisione delle imprese: dalla definizione della strategia e del budget, alle acquisizioni, dal passaggio generazionale alle decisioni di investimento. In questo le imprese del Nord-Est devono mutare le attese nei confronti delle banche, che sono sempre meno "venditori di denaro" a basso prezzo e sempre più specialist in materia di finanza e rischio d'impresa.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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