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Le società tra professionisti dopo il decreto
Bersani 2 (Seconda parte)

di Gianfranco Ceccacci
Aprile 2007

<< Prima parte Terza parte >>

11. Presupposti oggettivi per l'esercizio di attività professionali collettive
Dopo aver esaminato i presupposti soggettivi, passiamo a quelli oggettivi, cioè a dire verificare se lo scopo sociale è conforme a quello che la società o l'associazione professionale deve p refiggersi secondo il dettato della novellata normativa.
- Oggetto sociale
La norma è precisa laddove all'art.2/223 dispone che chiunque intenda costituire una società di persone (ss, snc, sas) o un'associazioni tra professionisti (Legge n. 1918/39) volta alla fornitura di servizi professionali di tipo interdisciplinare, deve, con più o meno dettaglio ma con la massima chiarezza, indicare alla voce "oggetto sociale" dell'atto costitutivo e nello statuto che svolge solo ed esclusivamente attività libero-professionale e intellettuale, mono o multidisciplinari.
- Servizi professionali di tipo interdisciplinare (o multidi-sciplinari)
Pur essendo oggetto di molte direttive UE, di indagine dell'Authority per il mercato e la concorrenza una precisa definizione di "servizi professionali" non è stata mai coniata ma è facilmente intuibile e molto ampia, che comprende le discipline o settori più svariati nel campo delle attività professionale, ad esempio, i servizi di consulenza giuridica o fiscale, i servizi di consulenza manageriale e gestionale, di manutenzione, di sicurezza degli uffici, i servizi nel campo della pubblicità, i servizi legati al settore immobiliare, i servizi di costruzione e di architettura, i servizi nel settore turistico, i servizi ricreativi, i servizi a domicilio.
L'apertura alle società professionali dovrebbe permettere il raggiungimento delle condizioni migliori per rendere gli studi professionali nazionali più competitivi a livello internazionale, garantendo un'offerta di servizi sempre più integrati e sinergici e a prezzi anche più competitivi.
- Attività libero-professionale
Le società professionali secondo la nuova concezione sono semplicemente quegli enti giuridici collettivi individuate nelle società di persone e nelle associazioni professionali che hanno per unico oggetto sociale un'attività attività libero-professionale.
Attività che nel linguaggio comune viene definita indifferentemente:
• professione intellettuale,
• prestazione d'opera intellettuale,
• attività professionale,
• libera professione.
Inquadramento civilistico
Comunemente il professionista viene inquadrato come prestatore d'opera intellettuale, anche se il codice civile non aggiunge mai quell'aggettivo qualificativo che si riferisce alla "libertà" e all'indipendenza con cui viene esercitata la professione, per quanto la locuzione di libera professione si ritrovi nelle leggi speciali (ad esempio, nelle leggi sull'ordinamento dei sanitari).
Le "prestazioni d'opera intellettuale", sono individuate genericamente dall'art.2230 c.c., con rinvio all'art. 2229 c.c. che ne prevede l'esercizio ("esercizio delle professioni intellettuali") distinguendole in "liberali", "regolamentate" e "protette" ("La legge determina le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi").
L'art. 2230 c.c., dando la definizione di "prestazione d'opera intellettuale", fa scaturire i seguenti elementi caratterizzanti:
a) carattere intellettuale della prestazione e quindi l'impiego di intelligenza e di cultura in misura prevalente rispetto all'uso di eventuale lavoro manuale;
b) la discrezionalità e autonomia del professionista o prestatore d'opera intellettuale nell'esecuzione della prestazione;
c) il semplice compimento di una attività come oggetto della prestazione indipendentemente dal risultato che sarà raggiunto (in linea di massima);
Mentre l'art. 2229 c.c. detta alcuni principi circa le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi, stabilendo che tali principi debbono trovare attuazione e svolgimento nelle leggi speciali che disciplinano le singole professioni.
Le leggi speciali menzionate generalmente prevedono due ordini di disposizioni che possono essere così sintetizzati:
• esclusività della prestazione: si sancisce che specifiche attività possono essere svolte in via esclusiva solo da coloro che sono iscritti in appositi albi o elenchi gestiti generalmente da ordini (che accolgono laureati) e da collegi (che accolgono diplomati);
• norme di comportamento: si dà particolare rilevanza alle norme di deontologia professionale, che formano cioè il contenuto di obblighi di correttezza, e servono a precisare il contenuto dell'obbligazione del professionista iscritto agli elenchi o albi.
Fatta questa premessa possiamo individuare tre categorie di professioni:
• le professioni "esclusive", che possono essere svolte soltanto da coloro che posseggono particolari requisiti, accertati prima di essere iscritti negli appositi albi (medici, avvocati) o elenchi;
• le professioni "protette" che vengono regolamentate dalle associazioni di categoria (ordini e collegi) in merito alla tutela dell'onorario, dell'immagine professionale, dell'etica di comportamento, del titolo e dei requisiti professionali degli iscritti (commercialisti, agronomi, ecc.), nonché delle eventuali prestazioni esclusive che la legge istitutiva o speciale gli riserva;
• le professioni "libere", che svolgono generiche o specifiche prestazioni d'opera intellettuale, ai sensi dell'art. 2230 c.c., senza essere iscritti in alcun albo o elenco.
Inquadramento fiscale
In via breve, segnaliamo che per l'IVA, interviene l'art. 5 del DPR n. 633/72 che definisce esercizio di arti e professioni "l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche ovvero da parte di società semplici o di associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l'esercizio in forma associata delle attività stesse".
Per quanto riguarda la individuazione soggettiva dell'esercizio di arti e professioni, l'art. 5 non richiama la disciplina civilistica, ma assoggetta ad IVA ogni attività di lavoro autonomo e quindi di esercizio di attività professionale, abituale, comunque vincolante, purché retribuita e fiscalmente rilevante all'atto del pagamento del corrispettivo. Vi rientrano pertanto anche le obbligazioni naturali se adempiute e quelle contratte nell'esercizio di professioni, anche se non disciplinate dall'iscrizione in appositi albi ed elenchi (Cassazione, sezione III penenale 19 maggio 1986, n. 3939).
Per le imposte dirette, l'art. 49 (ora art. 53) DPR n. 917/86 considera redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall'esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle organizzate in forma d'impresa, "redditi prodotti (...) nell'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI (reddito d'impresa), compreso l'esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 5".
Inquadramento amministrativo
Con riferimento alla tabella di classificazione delle attività economiche e professionali Atecofin 2004, il gruppo di attività riferito alle prestazioni d'opera intellettuale o professionali sono inquadrate nel settore "K" che comprende la attività identificate dai codici da 72.10.0 a 74.20.6. "Le specifiche attività di servizio che caratterizzano il settore in esame, - come si legge negli atti ministeriali - possono essere svolte non solo a favore di imprese e/o istituzioni, ma anche a favore di famiglie. E' questo il caso delle attività legali, di consulenza fiscale, degli studi di architettura e ingegneria, dei servizi di investigazione e vigilanza ecc."(2) ; inoltre comprende il settore "N", rubricato "Sanità e assistenza sociale", limitatamente ai codici da 85.11.0 a 85.32.0.
Dunque, chiunque intenda svolgere un'attività professionale "esclusiva", "protetta" (iscritto in un albo) o "liberale" (non iscritto ad alcun albo) assieme ad altri professionisti con analoghe caratteristiche, potrà d'ora in avanti costituire una società di persone senza incorrere in nessun divieto, anche se tali enti sono nati per svolgere attività commerciali (come il caso delle società di persone volte alla produzione e scambi di beni e servizi).
In sostanza, si possono costituire società professionali sotto la regione sociale di snc, sas a titolo di esempio:
a) due o più avvocati (codice 74.11.1) tra di loro; due o più notai (codice 74.12.2.) tra di loro; due o più commercialisti (codice 74.12.A) tra di loro (studio monodisciplinare di professionisti iscritti in albi);
b) uno o più avvocati assieme ad uno o più notai e ad uno o più commercialisti (studio multidisciplinare di professionisti iscritti in albi);
c) un avvocato (codice 74.11.1) e un giurista d'impresa (codice 74.11.1) tra di loro; un commercialista (codice 74.12.A) e un tributarista (codice 74.12.C ) tra di loro; ovvero tutti assieme in unica società (studio multidisciplinare misto di professionisti iscritti e non iscritti in albi);
d) uno o più tributaristi (codice 74.12.A) assieme ad uno o più giuristi d'impresa (codice 74.12.A) e ad uno o più consulenti finanziari (codice 74.14.1; studio multidisciplinare di professionisti non iscritti in albi).
Quanto detto non vale per i medici riconducibili al Servizio sanitario nazionale in quanto il divieto di costituire società interdisciplinari permane.
Non abbiamo passato in rassegna le Società semplici dal momento che tali enti sono sempre stati idonei allo svolgimento di attività non commerciali, quindi anche professionali.
Altro allargamento, a giudizio di chi scrive, si è prodotto per effetto della novellata semplificazione verso le associazioni professionali, le quali ora possono essere costituite da professionisti che svolgono semplicemente attività libero-professionale, quindi tra professionisti iscritti ("esclusivi" o "protetti") e non iscritti ("liberali").
Questa formulazione si discosta notevolmente rispetto all'oggetto dell'attività legato alle specifiche qualifiche che il professionista doveva possedere per costituire un'associazione professionale ex Legge 1815/39 ("munito dei necessari titoli di abilitazione professionale, ovvero autorizzato all'esercizio di specifiche attività in forza di particolari disposizioni di legge").
Secondo alcuni(3), invece, l'art. 2 del testo in esame non innova in alcun modo rispetto all'art. 24 della Legge 266/97 e non supera l'esigenza dell'emanazione di un regolamento di attuazione, che individui i requisiti e il contenuto della disciplina delle c.d. "società professionali multidisciplinari", posto che l'art. 24, comma 2, della precedente Legge Bersani è tuttora vigente. Anzi, la nuova normativa, se cosi fosse, avrebbe un'apparente portata abrogativa che è più restrittiva della norma contenuta nell'art. 24, comma 2, in quanto ammette società professionali multidisciplinari costituite soltanto nella forma delle società di persone, in quando la prima, se i decreti attuativi lo volessero, potrebbe permettere anche la forma di società di capitali.
Chi scrive non ritiene di aderire a tale perplessità, atteso che il richiamato art. 24 della Legge 266/97 deve intendersi abrogato, a partire dal 4 luglio 2006, per effetto dell'art.1, lettera c) del DL 223/06 ("dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali: (...) c) il divieto di fornire servizi professionali dalle società di persone e dalle associazioni fra professionisti, fermo restando che l'oggetto sociale relativo all'attività libero-professionale...").
- Esclusività dell'oggetto sociale
Le società di persone identificate ad hoc da una norma speciale come società professionali, devono considerarsi quale species all'interno del genus società di persone, la cui prima differenziazione viene evidenziata proprio nell'oggetto sociale che deve essere dedicato esclusivamente all'attività professionale, escludendo ogni altro fine ("fermo restando l'oggetto sociale relativo all'attività libero-professionale che deve essere esclusivo").
Il limite di esclusività stabilito dalla norma non può essere inteso nel senso che la società o l'associazione possa esercitare solo nell'ambito di un singolo settore di attività professionale, ma piuttosto nel senso che la società o l'associazione non possa esercitare un'attività diversa da quella, più generica, della prestazione di servizi professionali.
L'attività può ricomprendere l'intero ambito delle diverse discipline di elezione dei professionisti che partecipano alla società, in buona sostanza può esercitare tutte le attività fatta esclusione di quelle commerciali latu senso (produzione e scambio di beni e servizi) e agricole.
Per quanto attiene, invece, le associazioni professionali, nulla cambia rispetto al requisito della esclusività dell'oggetto sociale, poiché la norma istitutrice, art. 1 della Legge 23 novembre 1939, n. 1815, già qualifica detto organismo per sua natura esclusivamente professionale.
- Personale responsabilità del socio o associato
Partendo dal presupposto che l'incarico affidato al professionista è sorretto dall'intuitus personae e che questi deve rispondere personalmente ai fini delle obbligazioni assunte, il 1° comma, lettera c) dell'art. 2 dispone che "la specifica prestazione deve essere resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità".
Il principio della personalità della prestazione, posto a garanzia del rapporto fiduciario tra cliente e professionista, "potrebbe escludere che, in difetto di un'espressa e diversa previsione normativa l'incarico professionale possa essere conferito direttamente alla società professionale, ma non esclude l'imputazione del compenso alla stessa". Vista in ogni modo la formulazione letterale della norma in esame, si ritiene che il contratto di fornitura del servizio professionale debba essere trilaterale, il rappresentante legale della società, il professionista che si assume la personale responsabilità dell'esecuzione della prestazione e l'utente del servizio professionale.
Dalla norma in esame e in applicazione del principio della personalità della prestazione, posto a garanzia del rapporto fiduciario tra cliente e professionista, si ricava che il contratto di prestazione d'opera intellettuale può essere formalmente stipulato con la società o associazione professionale, ma l'incarico professionale ad personam dovrà essere assegnato, prima di iniziare l'attività, ad uno o più professionisti che ne assumeranno con la sottoscrizione la personale responsabilità, ciò anche in considerazione a quanto dispone l'art. 2232 c.c. (Esecuzione dell'opera): "Il prestatore d'opera deve (art.1176) eseguire personalmente l'incarico assunto" (c.f.r., TAR Lazio, sezione III, 19 maggio 2000, n. 4107), di questo ne deve essere informato il cliente.
Secondo alcuni il principio della personalità della prestazione, "potrebbe escludere che, in difetto di un'espressa e diversa previsione normativa l'incarico professionale possa essere conferito direttamente alla società professionale, ma non esclude l'imputazione del compenso alla stessa".
Per formalizzare la previa assegnazione del professionista che renderà la specifica prestazione e le successive eventuali variazioni di persona potrà essere tenuto un repertorio ovvero sottoscrivere trilateralmente un contratto di fornitura del servizio professionale da parte del rappresentante legale della società, del professionista (o professionisti) che si assume la personale responsabilità dell'esecuzione della specifica prestazione e l'utente del servizio professionale. Naturalmente, per le generiche prestazioni che non richiedono specifiche responsabilità non occorre alcuna previa attribuzione. Il diverso peso della responsabilità in capo al singolo socio, se da una parte è corretto, anche a salvaguardia degli altri soci, può dall'altra creare sperequazioni al principio della partecipazione al risultato di bilancio della società secondo le quote possedute. Pertanto si dovrà intervenire nell'atto costitutivo e statuto per regolamentare la fattispecie con adeguate clausole.
Naturalmente il professionista potrà valersi, ma sotto la propria direzione e responsabilità, di praticanti, di sostituti e ausiliari, sempre ché la collaborazione di altri sia consentita dal contratto o dagli usi e non sia incompatibile con l'oggetto della prestazione.
In ogni caso, se l'esercente una professione intellettuale impiega sostituti o ausiliari, si applicano le disposizioni delle Sezioni II, III e IV del Capo I del Titolo II, artt.2094 e segguenti (lavoro dipendente e assimilati, tirocinio).
Per quanto poi alla responsabilità del professionista, si ricorda anche quanto dispone l'art. 2236: "Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d'opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave (art.1176)".

12. Disciplina fiscale delle società e associazioni professionali
L'esercizio della professione in forma associata e la società semplice si equivalgono dal punto di vista fiscale; l'unica differenza risiede nel fatto che l'associazione può attribuire ai singoli associati i risultato economico a consuntivo, cioè al momento della dichiarazione dei redditi.
Infatti, l'art. 5, comma 2 del Tuir prevede che i redditi delle società semplici (e dalle società di persone in genere) sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili e che le quote di partecipazione agli utili si presumono proporzionate al valore dei conferimenti dei soci se non risultano determinate diversamente dall'atto pubblico o dalla scrittura privata autenticata di costituzione o da altro atto pubblico o scrittura autenticata di data anteriore all'inizio del periodo di imposta; se il valore dei conferimenti non risulta determinato, le quote si presumono uguali.
Mentre l'articolo 5, comma 3, lettera c), del Tuir per le associazioni professionali costituite fra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti e professioni, dopo averle equiparate alle società semplici, dispone che l'atto o la scrittura dall'atto pubblico o dalla scrittura privata autenticata di costituzione o da altro atto pubblico o scrittura autenticata può essere redatto fino alla presentazione della dichiarazione dei redditi dell'associazione.
La partecipazione agli utili nella società semplice e nell'associazione professionale costituisce per i soci e gli associati percipienti redditi di lavoro autonomo in quanto considerati appunto derivanti dall'esercizio di arti e professioni. Sono infatti sono considerati dall'art.53, DPR 917/86 redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall' esercizio di arti e professioni, cioè prodotti "nell'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI (reddito d'impresa), compreso l'esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 5".
Più complessa la disciplina nel caso in cui i professionisti scelgano di costituire una società personale diversa dalla società semplice, ove in genere la società in nome collettivo (snc), società che è annoverata tra quelle commerciali, dovrebbe essere soggetta al reddito d'impresa ai sensi dell'articolo 6, comma 3, del DPR 917/86 (Tuir) il quale dispone che "I redditi delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l'oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi".
In attesa di chiarimenti ufficiali, riteniamo interpretare le norme sopra esaminate in via analogica, partendo da un fatto certo che i redditi conseguiti derivano comunque da prestazioni professionali, a prescindere dalla forma giuridica che li ha veicolati.
In via analogica si può altresì prendere in esame il trattamento riservato dalla prassi amministrativa alle altre società professionali già regolamentate con apposita legge, come quella prevista per gli avvocati di cui alla Legge 96/01. Visto che anche per tale ente sono sorti inizialmente dubbi interpretativi, proprio per quel seppur generico rinvio alla disciplina delle società in nome collettivo ("per quanto non diversamente disposto, alle norme che regolano la società in nome collettivo di cui al capo III del titolo V del libro V del codice civile").
Per chiarire al più presto è stato proposto interpello all'agenzia delle Entrate che ha risposto con la risoluzione n. 118/E del 28 maggio 2003, di estremo interesse per la sua puntuale articolazione in modo tale da poter essere estesa anche agli altri professionisti.
Secondo l‘Agenzia delle Entrate, i redditi prodotti dalle società professionali sono redditi di lavoro autonomo e non d'impresa. Pertanto:
• la determinazione dei redditi delle società tra professionisti si deve pertanto applicare il criterio di cassa e non quello di competenza dall'art.54 del DPR 917/86;
• i compensi corrisposti alle società tra professionisti devono essere assoggettati a ritenuta d'acconto ex art.25 del DPR 600/73.
L'Agenzia delle Entrate per arrivare alle richiamate conclusioni parte dal presupposto della prevalente specificità dell'oggetto sociale, per cui, attraverso l'utilizzo del modello societario non viene meno il carattere professionale e personale della prestazione professionale: «Peraltro, tale impostazione risulta coerente con le disposizioni del codice civile ed in particolare con la previsione dell'articolo 2238 il quale nega, anche se in modo indiretto, la natura commerciale delle attività dei professionisti intellettuali e degli artisti. La norma richiamata stabilisce, infatti, che a tali attività intellettuali e artistiche si applicano le disposizioni dettate in relazione all'impresa commerciale solo se le prestazioni professionali costituiscono elemento di una attività organizzata in forma d'impresa. Secondo la dottrina si tratta di ipotesi (quale quella del chirurgo che organizza una casa di cura privata o del professore che organizza una scuola privata), in cui viene esercitata anche una attività diversa e ulteriore rispetto a quella professionale, per cui il conferimento dell'apporto intellettuale si configura come una delle componenti dell'organizzazione.
Tale condizione non si verifica rispetto all'attività di assistenza legale la quale è caratterizzata dal contenuto prettamente intellettuale, basato sul particolare sapere teorico-scientifico, rispetto al quale i supporti organizzativi e strumentali assumono un ruolo del tutto secondario.
Torna utile, in proposito richiamare nuovamente la relazione illustrativa del decreto legislativo la quale citando il parere espresso in materia dalla Sezione Consultiva degli atti normativi del Consiglio di Stato nell'adunanza dell'11 maggio 1998, sottolinea che lo "strumento societario non può comunque vanificare i requisiti della personalità e della professionalità del soggetto esercente", indicando, con tale affermazione, che l'attività di assistenza legale svolta nella forma societaria mantiene lo stesso contenuto che ne caratterizza l'esercizio in forma individuale. Deve, quindi, concludersi che il modello societario della STP risulta del tutto peculiare rispetto allo schema societario, proprio in considerazione della rilevanza che assume, nell'ambito della STP, la prestazione professionale dei soci rispetto alla incidenza del capitale.
Il rinvio alle disposizioni che regolano la società in nome collettivo opera ai soli fini civilistici, in quanto consente di determinare le regole di funzionamento del modello organizzativo, mentre ai fini fiscali, per ragioni di coerenza del sistema impositivo, occorre dare risalto al reale contenuto professionale dell'attività svolta.
L'esercizio in forma comune dell'attività di avvocato, realizzato utilizzando il nuovo modello societario della STP, deve pertanto, essere ricondotto nell'ambito del lavoro autonomo. In particolare, i redditi prodotti dalla STP costituiscono redditi di lavoro autonomo ai sensi dell'art. 49 del Tuir (nota dell'autore: ora art. 53) in quanto ad essi si applica la disciplina dettata per le associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l'esercizio in forma comune di arti e professioni di cui all'art. 5, comma 3, lett. c) del medesimo testo unico».(4)
I compensi corrisposti alla STP sono inoltre soggetti a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 25 del DPR n. 600 del 1973.
A ricreare qualche dubbio sulla impostazione fin qui optata, l'Agenzia delle Entrate con recente Risoluzione n. 56 del 4 maggio 2006, a seguito di un interpello formulato da una società di ingegneria, conclude: "Ciò posto, nella specifica fattispecie prospettata si rileva che, ferma restando la natura professionale dell'attività svolta dalla società di ingegneria, il corrispettivo dovuto dal soggetto istante che ha fruito della prestazione, non si configura per la società stessa come compenso per prestazioni di lavoro autonomo da assoggettare a ritenuta, bensì come ricavo, conseguito nell'ambito dell'attività propria della società di ingegneria, che concorre alla determinazione del reddito d'impresa come componente positivo di reddito".
Per ragion del vero, il caso prospettato riguarda le società di ingegneria di cui l'art 17, comma 6 lettera b), Legge 109/93, operanti sotto forma di società di capitale, e non le società professionali di cui all'art 17, comma 6, lettera a), operanti sotto forma di società di persone, iscrivibili in apposito albo e che sono costituite esclusivamente da professionisti iscritti in albi (ingegneri, architetti, ecc.), di maggior pertinenza rispetto a caso da noi affrontato per un confronto. Questo non toglie il fatto che l'Agenzia abbia generato perplessità, soprattutto nelle premesse: "Com'è noto,l'appartenenza alla categoria del reddito d'impresa può dipendere sia dalle caratteristiche dell'attività svolta, sia dalla qualificazione formale del soggetto, come avviene per le società commerciali di persone e di capitali".

13. Pubblicità legale delle società professionali
Il registro delle imprese, istituito con Legge 580/93, come ben sappiamo, si articola in due sezioni, una ordinaria e una speciale. L'iscrizione nella sezione ordinaria ha funzione di pubblicità dichiarativa e, per le società di capitale, di pubblicità costitutiva. L'iscrizione nelle sezioni speciali (piccoli imprenditori, società semplici, annotazione albo artigiani e società tra avvocati) ha funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia (con l'unica eccezione dell'iscrizione delle imprese agricole, che ha efficacia dichiarativa - art. 2 D.Lgs. n. 228/01). Considerato che:
1) Tutti coloro che esercitano un' attività economica sotto qualsiasi forma, compresa quindi quella di società di persone (snc, sas), hanno l'obbligo di iscriversi presso il registro delle imprese (sezione ordinaria).
2) Le società di professionisti ingegneri (Legge 109/94) costituite esclusivamente sotto forma di società tra professionisti iscritti negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali, nelle forme delle società di persone di cui ai capi II, III, e IV del titolo V del libro quinto del codice civile ovvero nella forma di società cooperativa di cui al capo I del titolo VI del libro quinto del codice civile: è da sempre chiarito che devono iscriversi nel registro delle imprese, sezione ordinaria. 3) Società tra avvocati (D.Lgs. n. 96/01) con struttura società su misura, molto simile alla snc, tant'è che a chiusura si rinvia per quanto "non diversamente disposto, alle norme che regolano la società in nome collettivo di cui al capo III del titolo V del libro V del codice civile"; è stabilito dalla stessa norma che la società deve essere iscritta o meglio annotata nella sezione speciale del registro delle imprese.
Per quanto alle società di persone (snc, sas) che ora possono avere per oggetto l'esercizio dell'attività libero-professionale, riteniamo che debbano iscriversi presso il registro delle imprese della camera di commercio provinciale in cui ha la sede legale, sezione ordinaria, in attesa di chiarimenti o regolamentazione, che propenderanno per la iscrizione nella sezione speciale.
In conclusione, dal 4 luglio 2006 nel rispetto delle direttive comunitarie sulla libera concorrenza ed sulla libertà di circolazione delle persone e dei servizi, con legge di Stato ("decreto Bersani 2") le società di persone (società semplice, società in nome collettivo e società in accomandita semplice ) e le associazioni tra professionisti (costituite ex Legge 1815/39) potranno esercitare qualsiasi attività libero-professionale e intellettuale nell'ampia gamma delle discipline di settore (interdisciplinare o multidisciplinari), tutto alla stessa stregua dell'attività svolta in forma individuale.
Le uniche condizioni imposte dalla legge riguardano, l'oggetto sociale che deve essere solo ed esclusivamente quello di attività professionale (prestazione di opera intellettuale), e ogni soci (o associato) potrà esercitare l'attività professionale solo in una società, di cui deve, al momento dell'incarico, assumersi personalmente la responsabilità per la specifica prestazione che si appresterà a rendere.
Chiara la legge nell'abrogare tacitamente qualsiasi disposizioni legislativa e regolamentare che possa essere di contrasto e di ostacolo alla libera attività collettiva.

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* * *
Note:
(2): Servizi professionali inquadrati nel settore "K" (professionisti) della codifica Atecofin:
72.10. Consulenza per installazione di sistemi informatici;
72.22. Altre realizzazioni di software e consulenza informatica;
73.10. Ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle scienze naturali e dell'ingegneria;
73.20. Ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle scienze sociali e umanistiche;
74.11. Attività degli studi legali e notarili;
74.12. Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria, studi di mercato e sondaggi di opinione, consulenza commerciale e di gestione;
74.13. Studi di mercato e sondaggi di opinione;
74.14. Consulenza amministrativo-gestionale;
74.15. Amministrazione di imprese;
74.20. Attività degli studi di architettura, ingegneria ed altri studi tecnici;
74.40. Studi di promozione Pubblicità;
74.50. Servizi di ricerca, selezione e fornitura di personale;
74.60. Servizi di investigazione e vigilanza (torna su).
(3): Consiglio Nazionale Forense, cirolare n. 22/06 (torna su).
(4): Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 118/E del 28 maggio 2003 (torna su).



Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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