Le strategie contro la crisi
di Vittorio Carlini e Maximillian Cellino
Il Sole 24 Ore
Martedì 21 giugno 2011
Il cartellino giallo di Moody's, dopo quello di S&P's nel maggio scorso, sul debito dell'Italia. I vari «stop and go»
dell'Ue, e non solo, sul fronte del salvataggio di Atene. Ce ne è abbastanza per mettere sotto pressione i mercati.
E con loro investitori, e piccoli imprenditori, che si domandano: quali le strategie migliori per gestire i propri
denari?
Per i risparmiatori, e non solo, vale la regola "aurea" di non prendere decisioni sull'onda emotiva. I listini per
esempio, è il commento degli esperti, attualmente spesso sono sottovalutati. Certo, Borse difficili non adatte al
fai-da-te. E su cui, a breve, la Federal reserve americana chiuderà il rubinetto di liquidità del quantitative
easing. Un evento visto come un ulteriore possibile fattore che agevola il calo delle quotazioni. Eppure, da un lato
c'è chi crede a un terzo round di shopping di Treasury («è possibile - scrive Mps Cs - l'implementazione di un
altro programma della Fed a fine estate»); dall'altro, diversi money manager sostengono che il mercato abbia già
scontato l'exit strategy. Così, l'indicazione è di mantenere i titoli che si hanno in portafoglio.
Ma non è solo l'azionario. Per il signor Rossi, infatti, la preoccupazione si indirizza pavlovianamente verso il
mutuo. Qui, paradossalmente, chi ha già un prestito (a tasso variabile) potrebbe addirittura scontare dei benefici.
Il problema, semmai, si presenta in capo alla famiglia che vuole accenderne uno nuovo.
Difficoltà che dovrà affrontare anche l'artigiano o il commerciante? «Allo stato attuale - spiega Mario Spreafico,
direttore investimenti per Schroeder Italia -, non vedo particolari pressioni, sui prestiti effettuati da istituti
italiani a imprese nostrane, legate agli eventi di questi giorni». Certo, i tassi d'interesse sono saliti (dal 2,9%
di marzo 2010 al 3,38% di marzo 2011 per crediti fino al milione) «ma il costo del debito», anche per le varie
moratorie tra Abi e Confindustria, «resta comunque interessante: da sfruttare». Al contrario, la differenza «c'è
sui prestiti da banche estere verso le aziende italiane. Ma qui, a dire il vero, il gap non si è creato nel
recentissimo passato».
Insomma, sull'attività cross-border il tema si pone. Come si pone, ovviamente, per il rischio valutario. «Guardando
ai fondamentali - spiega Gabriele Vedani, ceo di Forex capital market Italia -, l'euro dovrebbe essere ben più
debole rispetto al dollaro. Tuttavia il driver resta il differenziale dei tassi che, unito all'artificiale debolezza
indotta da Washington alla divisa verde, permette alla moneta di Eurolandia di restare attorno a quota 1,43».
Quindi? «Essenziale è monitorare il livello 1,3740: al di sopra di quel valore c'è un trend al rialzo che può
comportare», da un lato l'indicazione per eventuali attività di copertura; «dall'altro, il supporto minimo per una
strategia long sul cross euro-dollaro». L'asset rifugio Franco svizzero sembra, al contrario, avere perso un po'
del suo appeal: «La moneta elvetica ha corso già parecchio. Può ancora salire, ma un rischio classico è quello di
salire su un trend che si è sviluppato da tempo». Insomma, la prudenza non è mai troppa.
Così come bisogna fare attenzione a maneggiare bond, magari corporate, per cercare extra-rendimento.
* * *
Dove investono gli italiani
Quote percentuali sul totale
| Anno |
Circolante e depositi |
Titoli pubblici e altre obbligazioni |
Azioni, altre partecipazioni e quote di fondi comuni |
Riserve assicurative e previdenziali |
Altro |
| 2008 |
27,3 |
19,2 |
33,7 |
16,6 |
3,2 |
| 2009 |
31,2 |
20,6 |
27,8 |
17,1 |
3,3 |
| 2010 |
31,4 |
19,8 |
27,3 |
18,2 |
3,3 |
Fonte: Banca d'Italia.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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