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Rassegna stampa - Documento |
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Liberalizzazioni a sorpresa, professionisti in subbuglio
di Daniele Autieri
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 4 luglio 2011
Dopo aver ammainato la bandiera rossa che annunciava un maremoto per le professioni
nascosto nelle pieghe della manovra finanziaria, il pericolo tsunami non è ancora
scongiurato. Il taglio del paragrafo 14 della riforma Tremonti dedicato a
"liberalizzazioni e sviluppo" operato da Consiglio dei ministri ha infatti aperto
un nuovo fronte ancora più insidioso. Mentre la riforma proposta da Tremonti
prevedeva libertà di impresa e abrogazione delle restrizioni all'accesso e
dell'esercizio della professione solo per alcune categorie (lasciando fuori
architetti, ingegneri, avvocati, notai, autotrasportatori e farmacisti), il
rischio di una nuova ondata di liberalizzazioni arriva adesso sotto un'altra
forma.
In via XX Settembre sarebbe stata preparata una bozza di proposta di legge delega,
esaminata in sede di preconsiglio e scomparsa nella seduta fiume di giovedì
scorso, ma pronta ad essere approvata nei prossimi giorni. In sostanza, a un anno
dall'approvazione della suddetta legge, il governo sarebbe delegato ad adottare
uno o più decreti indirizzati ad una liberalizzazione delle professioni ancora
più radicale di quella paventata nel testo originario di manovra fiscale.
Ecco i punti cardine del nuovo provvedimento: in primo luogo l'elemento più
significativo, già accompagnato dalla levata di scudi delle professioni
giuridico-economiche, prevede l'annullamento dell'esame di stato per
commercialisti e avvocati. Secondo l'ipotesi di legge delega, basteranno tre
anni di tirocinio per i primi e due per i secondi per avere accesso alla
professione, senza più l'obbligo di confrontarsi di fronte ad una commissione
d'esame.
La proposta ha sollevato le critiche delle due categorie composte da 115mila
professionisti (i commercialisti) e da oltre 240mila (gli avvocati) che temono
una valanga di nuovi concorrenti, giovani e agguerriti. «Sono misure assurde - ha
commentato il presidente dei Commercialisti, Claudio Siciliotti - pensare di
concepire una semplificazione all'accesso per le sole due professioni già oggi
più numerose non ha senso». «Contro questo provvedimento ci batteremo in tutte
le sedi, a partire dalla Consulta dato che l'esame di Stato è previsto dalla
Costituzione».
A lui ha fatto eco il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa.
Secondo Alpa, una riforma del genere «non solo vanificherebbe anni di attività per
migliorare la formazione e la qualità degli avvocati, ma si rivoluzionerebbe dalle
fondamenta un sistema che già ora è gravemente carente».
Ma i timori dei professionisti non si esauriscono qui: oltre alla deregulation di
commercialisti e avvocati, la bozza di legge delega prevede altri interventi
come l'abolizione delle tariffe minime accompagnata alla possibilità, da parte
degli Ordini, di verificare la corrispondenza tra un compenso richiesto al decoro
professionale e all'importanza dell'opera. Parallelamente verrebbe annullato ogni
limite alla pubblicità e quindi, dicono i rappresentanti delle professioni, si
aprirebbe una stagione di competizione selvaggia.
Il piano delle liberalizzazioni va oltre, e tocca altri due capitoli caldi per
le categorie: il primo riguarda la possibilità di costituire società professionali
di capitali, un elemento richiesto soprattutto da una parte dell'avvocatura che
lamentava lo svantaggio rispetto ai grandi studi angloamericani; il secondo
prevede invece la caduta delle barriere di incompatibilità tra i liberi
professionisti e il loro esercizio di attività commerciali. Su questo tema è
intervenuto il Presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, secondo il quale
"si ripropone anche oggi come in passato la decotta equazione professione uguale
impresa, contravvenendo alle regole più banali che stanno alla base delle
prestazioni professionali».
D'accordo anche Marina Calderone, la presidente del CUP (Comitato unitario
proffessioni) che in questi mesi ha guidato il fronte dei professionisti italiani
nel dibattito di riforma avviato in seno al ministero di Giustizia. «Vorrei
ricordare a Tremonti - ha commentato la Calderone - che il ministro della
Giustizia Angelino Alfano lavora da tempo alla riforma delle professioni
intellettuali. Purtroppo, dopo la presentazione del documento, condiviso da tutto
il mondo professionale, sui principi di una legge di riforma, non abbiamo più
potuto discutere. Alfano aveva garantito che a ottobre 2010 sarebbe stato
presentato un disegno di legge sulla riforma delle professioni, ma non è ancora
accaduto».
Sono arrivate le rassicurazioni del Guardasigilli che è tornato a parlare di
concertazione e di una riforma condivisa con i suoi protagonisti. Una promessa che
non basta a placare gli animi dei professionisti. Il fronte del "no" rimane così
unito, e la riforma bocciata ancor prima di essere ufficialmente presentata.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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