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Rassegna stampa - Documento |
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Ma il rischio maggiore è la liquidità
di Donato Masciandaro
Il Sole 24 Ore
Giovedì 19 agosto 2010
Bene ha fatto il governatore Mario Draghi a sottolineare l'importanza del cammino
verso Basilea 3. Del resto lo sforzo da lui compiuto nell'ambito del Financial
stability board per dare una cornice di stabilità alla finanza mondiale non è stato
solo di facciata. Purché governanti, vigilanti e banchieri abbiano la volontà di
partire dal problema principale: ridurre i rischi di liquidità. La vigilanza sulla
liquidità è la battaglia che prima di tutte occorre affrontare per vincere la guerra
della stabilità finanziaria. Ed è invece sorprendente constatare che l'importanza
delle regole sulla liquidità continui ad essere ignorata nei (finora pochi) momenti
cruciali su cui si è discusso e deciso sulla futura regolamentazione bancaria.
Alle radici dell'ultima crisi finanziaria vi è un eccesso di rischio di liquidità,
efficacemente descritto in un recente studio di Francesco Giavazzi e Alberto
Giovannini per il Cepr. Il Sole 24 Ore ha più volte sottolineato come la crescita
eccessiva del rischio liquidità abbia le sue radici in due fenomeni, tra loro
intrecciati, negli Stati Uniti ma non solo: l'allontanamento delle banche commerciali
dall'originale funzione di trasformare in investimenti produttivi la raccolta del
risparmio al dettaglio; lo sviluppo del cosiddetto sistema finanziario-ombra.
Gli intermediari finanziari hanno svolto un ruolo che era a tutti gradito: inventare
nuove strumenti e nuovi veicoli per distribuire e gestire il rischio, partendo magari
dai mercati finanziari più tradizionali, appunto quelli del credito.
I nuovi "animali" finanziari sono subito piaciuti alle specie più antiche, come le
banche commerciali: diveniva possibile trasformare in titoli scambiabili sui mercati
rapporti di debito e di credito che prima non lo erano. In tal modo, gli stessi
mercati bancari a monte ne hanno tratto beneficio, aumentando i profitti, e aprendosi
a soggetti che prima dal credito venivano esclusi. Il lato positivo della medaglia
- l'aumento delle dimensioni complessive dei mercati bancari e finanziari - ha avuto
il suo rovescio altamente tossico: l'aumento della complessità e della rischiosità
complessiva dei mercati stessi. A un certo punto non si è più compreso come e dove
fosse distribuito il rischio.
La lezione della crisi è dunque quella che occorre evitare l'eccessiva assunzione di
rischio, minimizzando la probabilità che si creino di nuovo le condizioni per le crisi
di liquidità, aziendali e sistemiche. La regolamentazione degli intermediari può e
deve fare la sua parte, attraverso i coefficienti sulla liquidità. Perché i
coefficienti di capitali non servono a nulla, se la liquidità non è ben presidiata.
Le banche devono avere riserve di liquidità congrue, in un orizzonte di breve come di
lungo periodo. Riguardo al breve periodo, occorre definire "liquidity coverage ratio"
che impongano alle banche di detenere le attività liquide necessarie ad affrontare
eventuali situazioni di stress finanziario. In un'ottica di più lungo periodo, è
necessario monitorare e regolare il meccanismo di trasformazione delle scadenze. I
sistemi bancari che hanno meglio resistito alla crisi finanziaria - come gli italiani
e i canadesi - sono quelli basati su un'attività bancaria in cui il passivo è
rappresentato da raccolta di depositi al dettaglio e l'attivo si concentra sul
credito al settore industriale e commerciale.
L'attenzione al rischio liquidità deve essere primaria. Eppure finora non è stato così.
Lo scorso mese è stato annunziato l'ennesimo annacquamento del progetto Basilea 3,
con un indebolimento delle proposte sui coefficienti di liquidità unito a un ulteriore
slittamento temporale. Nello stesso tempo ci si è baloccati con gli stress test,
dando ai livelli del capitale bancario - in tanti casi drogati dall'intervento
statale - un'importanza eccessiva e persino forviante. Occorre allora dissipare i
dubbi - e va detto che Draghi ne è consapevole e lavora in questa direzione - che non
si voglia affrontare al meglio il tema della gestione del rischio liquidità. Magari
perché a qualche sistema bancario, o a qualche banca, l'argomento sarebbe di difficile
digestione.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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