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Mai più artiglieria pesante contro i "piccoli"
di Giovanni Marabelli
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 27 giugno 2011

Sergio Silvestrini, segretario generale Cna, ha una sua idea ben precisa delle polemiche accese che si sono scatenate sul caso Equitalia «E' una storia, questa, dove i "buoni", al di là delle lodevoli intenzioni, troppe volte diventano veramente "cattivi"». Sembra una teoria un po'corporativa, di parte. Qui, in fondo, si tratta di far pagare a tutti tasse e imposte, una questione di civiltà e giustizia. «Pienamente d'accordo. Resta il fatto, altrettanto indiscutibile, che in molti casi anzi, in troppi casi, la strumentazione a disposizione di Equitalia per ottenere da artigiani, piccole imprese e cittadini il pagamento delle cartelle esattoriali si trasforma in uno strumento troppo invasivo per i cittadini e così pressante e soffocante per le piccole imprese, che troppe volte sono costrette a fallire e a chiudere».
Secondo lei, quindi, il legislatore ha dato a Equitalia l'artiglieria pesante, cioè strumenti e poteri che prima le banche concessionarie incaricate del servizio non avevano?
«Sono gli stessi poteri di prima. La cassetta degli attrezzi sostanzialmente non cambia, solo che stavolta il combinato disposto di una Spa che fa solo una cosa, e cioè la riscossione coattiva, con tutti i mezzi che la legge consente, e la crisi economica più pesante che si è abbattuta sull'Italia da mezzo secolo, si è rivelato un cocktail micidiale per troppi artigiani e per tante piccole imprese».
Quindi Equitalia è il "cattivo"?
«Non ho detto questo. Equitalia fa il suo lavoro e lo fa "bene". Ma lo fa come una macchina. Qui invece maneggiamo imprese in difficoltà. Per questo occorre discernimento, occorre senso della misura, precisione chirurgica nell'uso della forza. Serve in una parola, buon senso, tanto buon senso».
E tutto questo manca?
«Rispondo in questo modo. Proprio grazie alle pressioni delle associazioni delle imprese, a cominciare da Cna e da Rete Imprese Italia, per la prima volta, poco tempo fa, il direttore dell'Agenzia delle entrate, Befera, ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera a tutti i dipendenti invitandoli ad usare mano leggera verso i contribuenti morosi e in difficoltà. Bene. Molto bene. Un gesto apprezzabile».
Ma gli evasori dobbiamo trattarli a brioches e cappuccino?
«Mai detto né pensato. Ogni imprenditore piccolo, medio o grande, sa benissimo che l'impresa che evade fa saltare le regole della concorrenza e del mercato. Lo stesso imprenditore sa però altrettanto bene che quando arriva la crisi bisogna fare di tutto per salvare l'impresa, il lavoro e l'occupazione. Ma aggiungo che fare impresa è sempre difficile. Si sta al fronte ogni giorno. Questo è il profilo dei nostri imprenditori. Sacrifici sempre. Sacrifici che chi non conosce questo mondo difficilmente riesce a immaginare. Sto parlando ovviamente delle persone per bene. Oggi chi è in difficoltà sa benissimo che non può trascurare gli obblighi verso il fisco. Ma paga un prezzo abnorme, sproporzionato, per rimettersi in regola».
Ma gli esattori di Equitalia applicano la legge oppure no?
«Proprio questo è il punto. Applicano una legge che in alcuni casi è sbagliata, fa danni, scarica difficoltà pesanti sulle imprese, mentre colpisce rarissimamente i trust, le fiduciarie-ombra dall'estero, e tutti i mille sofisticati modi per far sparire i patrimoni. Basta leggere i dati del bilancio consolidato di Equitalia. Negli anni neri dell'economia, il 2008 e il 2009, Equitalia ha portato a casa, dopo le imposte, rispettivamente 136 e 56 milioni di euro. Quasi 200 milioni in 24 mesi. E' ragionevole questo? Il legislatore che consente ciò forse non se ne è accorto ma ha creato uno strumento che va riportato nei giusti limiti, con ragionevolezza ed equilibrio fra "danno" e "pena". In effetti è evidente a tutti che nel tempo, il sistema fiscale italiano è diventato sempre più un corpo "estraneo" che si subisce ma non si capisce. Cittadini e imprese stentano a trovare il senso profondo delle ragioni per cui pagano imposte e tasse, e avendone perso le ragioni, lo vivono troppo spesso come un sopruso che, per di più, si presenta complicato e farraginoso. Esagerare porta solo nuovo combustibile ai fuochi dell'esasperazione. Il "Dossier Equitalia" non lo metteremo in archivio. Servono, lo ribadisco ancora una volta, equilibrio e disponibilità nei confronti di chi si mette in regola. Servono dilazioni nei pagamenti su misura per il contribuente. Serve un sistema fiscale che ti incoraggi a metterti in regola».
Il Governo, pochi giorni fa con il "Decreto Sviluppo" ha introdotto modifiche su alcune materie come il tasso di incremento dei debiti fiscali, l'aumento dei giorni di sospensione della riscossione in caso di ricorso, la riduzione della quota di imposte da versare, sempre in caso di ricorso, maggiori cautele nelle iscrizioni di ipoteche sulle abitazioni principali.
«Un passo in avanti positivo. Nella giusta direzione. Fisco e tasse sono il perno di una buona relazione fra lo Stato e i cittadini. A questo riguardo voglio aggiungere che la riforma fiscale che noi intendiamo come riduzione del prelievo sul lavoro, sulle imprese e su tutti i cittadini, tenendo in assoluto rispetto l'equilibrio dei conti pubblici, l'aspettano tutti gli italiani. Sapendo che con un fisco così pesante la ripresa e lo sviluppo resteranno un'aspettativa frustrata».


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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