Manager, la paga sale anche se la società crolla
di Eugenio Occorsio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 12 maggio 2003
Il suo stipendio ufficialmente è di 39 mila dollari l'anno lordi,
meno di un'insegnante di scuola media o di un poliziotto di New York. Ma
c'è un dettaglio: ogni anno il board gli assegna un ammontare variabile di
stock option, lo strumento per antonomasia di paga "indiretta" per i
dirigenti negli Stati Uniti, usato come elemento costitutivo della
retribuzione nelle società quotate a veloce crescita. E nel 2002 lui ha
deciso di esercitare un certo numero di queste option. Risultato: Larry
Ellison, Ceo della Oracle ha guadagnato nel corso dell'anno un po' più di
190 milioni di dollari. Stessa idea ha avuto John Chambers, Ceo di Cisco,
il cui stipendio nominale è addirittura pari a zero e viene compensato
esclusivamente con stock option: si è portato a casa 55,6 milioni.
Altrettanto ha fatto Steve Jobs, intascando 78,1 milioni, e poi Pat Russo
(ceo di Lucent) che ha così incassato 38,2 milioni, e ancora Scott
McNealy, patron della Sun Microsystems che con 31,7 milioni ha guadagnato
il 31 per cento in più del 2001 e David Cote della Honeywell che è
arrivato a 48,5.
Il problema vero non è però tanto l'immoralità di
questi compensi: quello che ha fatto inalberare tutta la stampa economica
americana è che nello stesso anno i titoli in questione hanno tutti perso
pesantemente in Borsa: il 34,6 per cento la Apple, il 27,3 la Honeywell,
il 27,7 la Cisco, addirittura il 75,4 la Lucent e il 74,7 la Sun. «Mai
come quest'anno i manager hanno dimostrato un'ingordigia e un'arroganza
vergognosa», ha scritto Fortune. Pubblicando poi un calcolo elaborato da
un'agenzia indipendente di analisi, la Equilar: i Ceo delle prime 100
corporation Usa si sono, è vero, abbassati gli stipendi del 23 per cento.
Ma è solo lo specchietto per le allodole: andando a guardare i veri
compensi, hanno aumentato del 14 per cento i guadagni, «in un anno in cui
l'indice S&P dei 500 titoli è sceso del 22,1 per cento», rincara
Fortune. E' di scarsa consolazione il fatto che questi top executive hanno
in diversi casi dovuto esercitare le opzioni, pur in un momento di basse
quotazioni, altrimenti scadevano.
Il confronto diventa ancora più
stridente se si confrontano le performance borsistiche e le paghe dei Ceo
nell'arco degli ultimi tre anni. Stavolta è Business Week a intervenire:
ha scoperto che Ellison fra il 2000 e il 2002 ha guadagnato l'astronomica
cifra di 781,4 milioni di dollari mentre il titolo Oracle segnava un
"ritorno", contando cioè anche i dividendi reinvestiti, del 61 per cento.
Chambers intanto incassava 157,6 milioni mentre la Cisco perdeva il 76 per
cento, Henry Silverman della Cendant guadagnava 184,5 milioni mentre la
società scendeva del 61 per cento, e così via. «Un Ceo guadagna in media
200 volte in più di un lavoratore a stipendio fisso».
Identica rivolta
è scoppiata in Gran Bretagna: «Adam Singer scrive l'Independent ha portato
la società di cavi Telewest sull'orlo della bancarotta. Sotto di lui, le
azioni sono crollate da 5,63 sterline a 2,1 pence. In 18 mesi, in 1.500
hanno perso il posto. E lui è stato ricompensato con 1,8 milioni di
sterline di paga». Non peggio è andata a Philip Watts, Ceo della Shell: 27
per cento in Borsa in un anno, e per il Ceo il 55 per cento di aumento
fino a 1,8 milioni. Michael Dobson, a capo della Schroders, ha fatto
ancora meglio (per lui): le azioni sono scese del 26 per cento ma ha
incassato 3 milioni di pound.
E in Italia? Qui almeno i manager più
pagati lavorano in società che guadagnano, almeno la maggior parte. La
parola-jolly è bonus, che a volte sembra slegato dai conti aziendali: ne ha
incassato uno da 3 milioni di euro secchi Cesare Geronzi, che così si
piazza al top dei banchieri triplicando in un colpo solo i suoi guadagni
proprio in un anno nero per Capitalia. Poco meno guadagna Alessandro
Profumo, che era primo nel 2001 ma ha la soddisfazione di condurre una
delle banche più redditizie d'Italia. Scatta di parecchie posizioni
Rodolfo Danielli del gruppo Pesenti, che grazie a un bonus da 2 milioni di
euro si piazza al primo posto fra le società manifatturiere pure, sesto in
assoluto. Bisogna scendere invece fino al 26° posto per trovare un
rappresentante della piccola impresa: è Domenico Bosatelli, amministratore
delegato della Gewiss, costruttrice di apparecchiature elettriche, che ha
guadagnato 1,5 milioni. Non può non colpire infine il gran numero di
manager del gruppo Pirelli-Telecom nella top twenty, merito di copiosi
bonus distribuiti dai vari consigli del gruppo. E' vero del resto che sia
Telecom che Tim hanno migliorato i conti rispetto al 2001.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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