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Minori costi e maggiore efficienza. Rivoluzione nelle strategie delle Pmi
di Christian Benna
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 30 maggio 2011

Outsourcing, filiera a rete integrata, condivisione di magazzini e piattaforme distributive. Al cronico deficit infrastrutturale del sistema Paese, le Pmi italiane provano a cambiare pelle rivoluzionando la logistica sotto casa. Il che significa incominciare ad affidare in esterno alcuni servizi, avviare sinergie tra imprese di diversi settori, lanciare strategie comuni per raggiungere i mercati esteri. Il tutto per abbattere i costi e migliorare l'efficienza. Del resto, secondo gli esperti, la rivoluzione della logistica è una strada obbligata per i piccoli, tanto più necessaria per quelle imprese che puntano all'internazionalizzazione come principale leva di competitività. Lo spiega Domenico Netti, presidente di Ailog, l'associazione italiana di logistica e supply chain management: «Le nostre Pmi, anche le più piccole, stanno abbandonando progressivamente il concetto di fare la logistica in proprio. E scelgono di affidarsi a terzi, ad operatori professionali. E non mi riferisco solo ai trasporti, ma a vere e proprie pratiche di esternazionalizzazione di servizi: dai magazzini all'organizzazione, che include fatture e sistemi informativi». Secondo i dati Ailog, il tasso di penetrazione dell'outsourcing logistico nelle Pmi ha superato quota 15%. Meno della metà della media europea, anche se «la crescita è a doppia cifra e tra qualche anno il 40% delle Pmi utilizzerà forme di logistica moderna». Per centrare questo traguardo, Ailog ha messo in campo alcuni progetti in grado di costruire una vera e propria filiera integrata. «Basti pensare a tutti quei Tir che dopo una consegna tornano a casa vuoti - dice Netti -. Ecco, noi abbiamo messo attorno a un tavolo grandi imprese come Lavazza, Danone, Mercatone, Golden Lady, Mole Logistica e Ceva e diversi piccoli fornitori: in modo tale da condividere, grazie a un unico sistema informatico, gli spostamenti e utilizzare flotte esterne a proprio vantaggio. Il tutto contribuisce a un elevato abbassamento di costi e alla sostenibilità». Lo stesso discorso vale per l'export, grazie alla promozione di piattaforme distributive condivise. Nella partita è entrata anche Google. BigG si sta avvicinando, in collaborazione con Seat Pagine Gialle, a grandi passi al mondo delle Pmi, offrendo attraverso il sito, www.lamiaimpresaonline.it, un sistema di servizi sul web che riguardano anche la logistica. Tuttavia sul tema della dematerializzazione dei documenti, la logistica virtuale, le Pmi italiane sono ancora indietro. Lo evidenzia l'edizione 2011 del rapporto elaborato dall'Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano, che dimostra che se tutte le imprese emettessero fatture telematiche si arriverebbe a una riduzione di costi di gestione per oltre 70 miliardi di euro. La fatturazione elettronica nelle Pmi è, dunque, ancora al palo. Se nelle imprese medio grandi il tasso di adesione è pari a circa il 50%, tra le Pmi non supera i pochi punti di percentuale. Dice Giovanni Atti, già presidente Adaci, e oggi nel board dell'associazione del management degli approvvigionamenti, con la delega all'education: «Il famoso distretto italiano è ormai diventato obsoleto. Nessuno può permettersi di avere i fornitori a tre chilometri dalla propria società. Viviamo nell'epoca dell'economia globalizzata, della produzione just in time. Le aziende, quelle che l'hanno capito, oggi volano. Le altre soffrono. Perciò bisogna cambiare passo, a partire dalla filiera che deve riorganizzarsi». Per Datti il pianeta Pmi deve uscire dalle logiche di prezzo e dalle trattative esasperate, per invece avviare «una integrazione della supply chain e formare una sorta di grande impresa rete, flessibile e articolata». Anche perché altre strade in Italia non ce sono Stando a un'indagine della Cgia di Mestre il costo, in termine di mancata crescita, dei ritardi infrastrutturali del paese, ammonterebbe a circa 40 miliardi di euro. Un prezzo salatissimo per l'inefficienza logistica che le Pmi possono colmare, almeno in parte, mettendo in campo una buona organizzazione degli scambi commerciali e delle forniture. «La formazione viene prima di tutto - afferma Giovanni Atti -. Perché il problema va preso di petto. Ci vogliono specialisti all'interno delle imprese che lavorano esclusivamente sulle asimmetrie organizzative. Altrimenti fornitori e committenti continueranno ad operare quasi come antagonisti, come due mondi che non si comprendono». A questo proposito a Firenze, all'interno della Scuola di scienze aziendali, è nato anche un corso specifico di logistica per Pmi, concepito per formare manager in grado di traghettare le Pmi verso le innovazioni di processo. A sentire le imprese, tuttavia, occorre uno sforzo in più, che deve partire dal sistema paese. Marco Nardi è la persona che all'interno di Confapi segue più da vicino le criticità che sorgono tra Pmi e logistica. E dice: «Il mondo delle Pmi è votato all'internazionalizzazione. Per centrare l'obiettivo di allargare i mercati di riferimenti dobbiamo puntare alle sinergie, aggregandoci, facendo sistema. Ma non basta. In Italia si parla da anni della necessitò di grandi opere, che possano facilitare le aziende, ma spesso restano lettera morta. E questo solo per parlare dell'hardware, binari e autostrada. Non va meglio se prendiamo in esame la diffusione della banda larga. In questa situazione, specie per la realtà più piccole, e magari isolate, risulta difficile avviare la digitalizzazione informatica dei documenti».


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