Modello valido per le Pmi
di Matteo Caroli (Professore straordinario di Economia e gestione delle imprese - Luiss Guido Carli)
e Giuseppe Schlitzer (Direttore Economia e Finanza, Centro Studi Confindustria)
Il Sole 24 Ore
Giovedì 4 dicembre 2003
Uno dei principali insegnamenti del lavoro di Amartya
Sen, Premio Nobel per l'Economia, è che le
decisioni economiche non sono esclusivamente
guidate dall'egoismo individuale, ma anche da un
complesso di motivazioni che affondano le loro
radici in tutte le sfere dell'essere
umano. L'impresa, nella misura in cui pone quest'ultimo al centro
del suo agire, è un'istituzione sociale e, in
quanto tale, ha un "diritto di cittadinanza" che
la rende meritoria di tutele e, in casi specifici, anche di sostegno.
Questo stesso diritto le impone, però, di soddisfare
determinate aspettative che la comunità cui
appartiene ha nei suoi confronti, attraverso il
rispetto delle regole etiche e l'attuazione di
comportamenti solidali. Con una distinzione fondamentale:
mentre il primo è un imperativo assoluto per l'impresa, la seconda deve
essere lasciata alla sua discrezione.
Queste idee si stanno traducendo in comportamenti sempre più
diffusi nelle realtà aziendali, anche nel nostro
Paese. Non esistono, allo stato attuale, rilevazioni
sistematiche e su larga scala di questo fenomeno.
Informazioni rilevanti possono, tuttavia, essere
ricavate dai bilanci sociali o di "sostenibilità".
Nel 2002 sono stati circa un centinaio i soggetti
che hanno pubblicato questo documento. Un
numero piuttosto modesto in senso assoluto, ma che
mostra una crescita sensibile se si considera che
alla fine degli anni 90 ci si limitava a poche
decine. Dalla lettura dei bilanci sociali emerge,
a grandi linee, una convergenza delle imprese su
almeno tre questioni rilevanti.
La prima riguarda la ricerca di un dialogo
sistematico con gli attori esterni per meglio
comprenderne le esigenze e individuare adeguate
modalità di soddisfazione. Lo sviluppo delle
relazioni non riguarda più solo gli interlocutori
tipici dell'impresa, ma si estende a una
molteplicità di soggetti (stakeholders), compresi
quelli con cui essa non ha rapporti economici
diretti. Con un'importante conseguenza sul piano organizzativo:
la necessità di individuare "chi" debba occuparsi
all'interno dell'azienda di gestire queste
relazioni, secondo quali procedure e con quali
risorse.
Un secondo punto di convergenza riguarda il forte
impegno delle imprese nel delineare ed esplicitare
il proprio complesso di valori, quale denominatore
comune che deve caratterizzare i comportamenti di
tutto il sistema aziendale. Il bene della persona,
l'attuazione delle pari opportunità, la crescita
sostenibile, la diffusione più ampia possibile del
valore economico creato sono sempre più al centro
di questo complesso di valori. In gran parte dei
casi, le imprese annunciano nel loro bilancio
sociale precisi impegni per il futuro,
sollecitando addirittura la verifica del loro
raggiungimento da parte di soggetti esterni.
Un terzo elemento di omogeneità osservato è l'operare
per progetti. Il concreto intervento delle imprese
a favore della comunità si manifesta attraverso la
realizzazione di specifiche iniziative,
normalmente sviluppate in collaborazione con
soggetti esterni e, non di rado, sotto gli auspici
delle Istituzioni pubbliche. La
focalizzazione sui progetti ha portato alla
diffusione del cosiddetto "cause related
marketing": l'impresa interviene sostenendo - in
maniera non necessariamente solo finanziaria - uno
o più organismi no profit nel perseguimento di una
determinata "causa" di interesse sociale o
ambientale.
Nella primavera del 2002, l'Osservatorio Ue sulle Pmi ha
pubblicato un significativo rapporto dal titolo
«European SMEs and social and environmental
responsability», dal quale risulta che, a livello
europeo, circa il 70% delle aziende di medie
dimensioni e poco meno del 50% tra quelle più
piccole dichiara di essere impegnata nel sociale.
L'Italia è sui valori della media europea, al di sopra di
Francia e Spagna. Nel 2003, Unioncamere ha
promosso un'indagine analoga, su un campione di
487 imprese tra i 50 e i 500 addetti, da cui sono
emersi segnali piuttosto significativi: l'85% del
campione riconosce l'importanza della
responsabilità sociale e dichiara di partecipare a
iniziative a favore della propria comunità; un
15-20% delle imprese intervistate richiede ai
propri fornitori forme di certificazione sociale.
Un altro indicatore importante del l'impegno nel
sociale delle aziende italiane è dato dal
crescente ricorso, in via naturalmente del tutto
volontaria, alle certificazioni. La
più diffusa è quella per la qualità del prodotto
(ISO 9000): da poco più di 200 a inizio degli anni
90 si è passati, nel 2002, a oltre 62 mila aziende
certificate. Il trend è decisamente in ascesa
anche per le certificazioni ambientali (ISO 14000)
- il numero di aziende che vi facevano ricorso,
ancora insignificante a metà degli anni 90, si
attesta ora intorno a 2.200 - e a quelle in
materia di condizioni di lavoro. È
notizia recente (omissis) che l'Italia è al primo posto nel mondo
per società certificate SA8000, il più diffuso
standard internazionale basato sulle convenzioni
fissate dall'Ilo.
I dati e le informazioni disponibili permettono dunque di delineare uno
scenario decisamente incoraggiante. La
responsabilità sociale è un tema prioritario
nell'agenda delle imprese e delle banche nel
nostro Paese. Le grandi società stanno in qualche
modo tracciando il percorso: all'impegno in
rilevanti progetti di sviluppo sociale esse
affiancano la ricerca di appropriati modelli di
business, in cui la creazione di valore economico
avvenga nel quadro della massima trasparenza
societaria e si coniughi con il raggiungimento di
obiettivi di sviluppo sociale e di salvaguardia
dell'ambiente. Le Pmi, il cui impegno nel sociale non è senz'altro nuovo,
mostrano anch'esse un'attenzione crescente verso
il miglioramento delle condizioni delle comunità
di appartenenza, che si traduce in una sempre più
intensa collaborazione con le organizzazioni no profit.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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