Mutui: quando conviene dire si alla moratoria
di Gino Pagliuca
Corriere Economia - Corriere della Sera
Lunedì 8 febbraio 2010
Disporre di qualche centinaia di euro al mese in più quando si verifica una
difficoltà economica imprevista in famiglia, forse non risolve tutti i problemi,
ma aiuta certamente. L'opportunità è offerta dall'accordo Abi-consumatori a chi
si trova a fare i conti con un mutuo divenuto troppo difficile da rimborsare.
Il raggio d'azione. L'accordo si applica ai finanziamenti per acquisto,
costruzione o ristrutturazione della prima casa stipulati da persone fisiche con
reddito inferiore a 40 mila euro e che nel 2009 o nel 2010 abbiano subito o
subiranno eventi come la perdita del lavoro, la cassa integrazione, una malattia
invalidante o agli eredi del titolare del mutuo. Le banche possono riconoscere
condizioni migliorative. L'intesa è divenuta operativa il 1° febbraio. Ma,
tenendo conto dei tempi tecnici, si potrà attuare solo da fine marzo. Sul sito
dell'Abi (www.abi.it)
oltre a trovare l'elenco della banche aderenti, si possono conoscere le condizioni
praticate da ciascuna di esse.
Due strade. L'accordo - che è stato recepito da circa il 90% degli istituti
di credito - prevede una doppia possibilità:
sospendere per un anno il rimborso della quota capitale, e quindi
pagare rate di soli interessi;
sospendere per un anno l'intera rata del mutuo.
Nelle nostre tabelle (ndr: non disponibile) mostriamo alcuni esempi di quanto si
può risparmiare evitando il rimborso delle quote capitali di un mutuo con un
debito residuo da 100 mila euro. Le cifre variano a seconda del tasso,
dell'importo del capitale ancora da restituire e, soprattutto, della durata
residua del finanziamento. Ipotizzando tassi fissi tra il 5% e il 6,5% e
nell'intervallo 10-25 anni il risparmio varia da 136 a 644 euro al mese.
Su un mutuo fisso il calcolo per qualsiasi tasso e per qualsiasi durata si può
fare con una semplice operazione: si moltiplica il debito residuo per il tasso:
così si ottengono gli interessi annui. Basta poi dividerli per 12 e si arriva
alla riduzione mensile della rata.
Pro e contro. Poniamo l'accento sulla riduzione delle rate e non sulla
sua integrale sospensione perché tra le due soluzioni c'è una differenza
fondamentale.
Se è vero che in entrambi i casi si fa slittare la durata del mutuo di un anno,
optando per la sospensione della sola quota capitale, e quindi continuando a
pagare mensilmente gli interessi, al termine della moratoria le rate riprendono
il loro corso originario senza aggravi. Se, invece, si sceglie la sospensione
totale si accumula una quota di interessi non pagati che va ad aggiungersi al
debito originario.
Non tutte le banche sono disposte ad accettare questa soluzione, e soprattutto
quasi nessuna ha finora dichiarato di voler spalmare la quota di interessi non
pagata su tutto il periodo residuo del mutuo, ma, come del resto prevede
l'accordo, si riservano il diritto di valutare caso per caso i termini del
«rientro».
Tornando ai mutui delle nostre tabelle, sospendendo integralmente un finanziamento
con debito residuo da 100mila euro, si accumula un debito da interessi non pagati
durante l'anno di moratoria per 6.000 euro: un conto è se la banca si accontenta
di farsi restituire i 6.000 euro non versati in ragione di 33,33 euro al mese per
i 180 mesi rimanenti (e in questo caso la sospensione integrale appare
consigliabile). Un altro se, invece, i soldi li vuole indietro poniamo in tre anni
perché la rata subirebbe un aggravio di 166,67 euro al mese.
I consigli. In tutti i casi la sospensione, parziale o totale che sia,
appare consigliabile solo a chi abbia la ragionevole prospettiva di vedere dopo
un anno migliorato il suo stato di salute finanziario: ad esempio può essere
un'idea per chi si trovi in una situazione di cassa integrazione a rotazione o
ancora di più per gli eredi di una casa che sono intenzionati a vendere
l'immobile.
La situazione di chi ha perso un lavoro senza prospettive sicure di reimpiego
invece merita una disamina realistica: sospendere i pagamenti se proprio non se
ne può fare a meno potrebbe significare nel tempo aggiungere alla perdita del
posto anche quella della casa. Cercare di pagare il mutuo in una situazione del
genere è una scelta prioritaria.
In tutti i casi se proprio non ci si trova in gravi ristrettezze, bisognerebbe
evitare di sospendere le rate con le modalità proposte dall'accordo quando si sta
pagando un mutuo a tasso variabile: ha poco senso non pagare quando il denaro è
ai minimi storici, per poi riprendere con tassi presumibilmente più alti.
Al contrario esistono situazioni in cui non si hanno alternative alla moratoria:
sono quelle di chi ha già saltato qualche rata e si è già visto negare dalla
banca la possibilità di allungare il prestito. In questi casi le possibilità di
surrogare il prestito cambiando banca sono pressoché nulle e bisogna fare di
necessità virtù. E sperare in tempi migliori.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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