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Rassegna stampa - Documento |
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Necessarie valutazioni per il bilancio con regole condivise
di Mauro Bini
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 22 giugno 2011
Lo scetticismo nei confronti degli Ias/Ifrs è progressivamente lievitato parallelamente all'evidenza che
molti slogan che ne avevano accompagnato l'introduzione, quale, ad esempio, la «maggiore rilevanza del
fair value rispetto al costo storico», si erano mostrati largamente esagerati.
La progressiva disillusione nei confronti dei principi contabili a fair value ha favorito il diffondersi di
un'attitudine a una loro applicazione "elastica", volta a sfruttare gli spazi di discrezionalità e soggettività
di misurazione. Di qui la progressiva consapevolezza da parte degli standard setter Iasb e Fasb (anche i
principi statunitensi fanno largo uso del fair value) di dover intervenire a favore di un'applicazione più
omogenea e disciplinata delle stime di valore. Il primo passo importante in questo senso è stato compiuto con la
recentissima emanazione dell'Ifrs 13 (Fair Value Measurement) e la contemporanea revisione dell'omologo principio
statunitense (Sfas 157). Solo ora il fair value è una configurazione di valore disciplinata uniformemente a
livello globale.. E' questo un passo importante nella direzione di una vera comparabilità dei bilanci e di
un'applicazione omogenea dei principi. Tuttavia è solo un primo passo che richiede ora molti sforzi "a valle"
dei principi contabili per disciplinare le modalità di misurazione del fair value (e in ambito dei principi
contabili internazione anche del valore d'uso) quando riferita ad attività o passività prive di mercato attivo.
Le valutazioni a fini di impairment test o le valutazioni degli intangibili in sede di business
combination sono gli ambiti in cui si sente la necessità di una maggiore disciplina. Gli Stati Uniti sono
il paese più avanzato in questo campo. Innanzitutto si sono dotati di una non-member organization (The
Appraisal Foundation - Taf) che stabilisce i principi di valutazione che gli esperti nazionali sono chiamati a
rispettare. Secondariamente hanno messo al lavoro le migliori intelligenze del paese per predisporre le
cosiddette best practices, vere e proprie guide di valutazione, che forniscono un riferimento (ancorché
non obbligatorio) imprescindibile per l'esperto di valutazione. In terzo luogo hanno implementato programmi
estensivi di education (fodnati sui crediti formativi) finalizzati a creare un common body of
knowledge specialistico. Basti pensare che l'Asa (American Society of Appraisers) sta introducendo un sistema
di acreditamento per diventare esperto di valutazione di intangibili a fini di bilancio. Tutte soluzioni semplici,
ma molto efficaci che muovono dall'idea che le valutazioni a fini di bilancio siano diverse dalle valutazioni per
altri fini, non solo perché devono essere valutazioni verifciabili e gli spazi di soggettività devono essere
ridotti, ma anche perché devono rappresentare con tutto il rigore possibile le configurazioni di valore definite
dagli standard contabili. Rigore che non può essere lasciato alla buona volontà del singolo esperto e della singola
impresa che redige il bilancio, ma che deve essere il risultato di uno sforzo "di sistema" finalizzato a elevare la
qualità delle valutazioni.
Anche in Italia i tempi sono maturi per iniziative in questa direzione. La proposta di creazione di un Organismo
italiano di valutazione da federare all'Ivsc (International Valuation Standard Council) è il primo passo da
compiere. Ma non sarà sufficiente. Di ciò si discute oggi in un convegno all'aula magna della Bocconi su
«Migliori valutazioni per bilanci migliori» con esperti internazionali. Se la fiducia nei bilanci è
un bene pubblico da preservare anche attraverso uno migliore qualità delle stime di fair value e di valore d'uso
è il momento di imprimere una nuova direzione strategica alle valutazioni a fini di bilancio meno improntata alla
buona volontà dei singoli e più fondata su regole condivise in ambito internazionale.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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