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  :: Rassegna stampa - Documento

Nodo Ias sui bilanci assicurativi
di Riccardo Sabbatini
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 1 dicembre 2004

«La finalità di avere bilanci più confrontabili sta diventando confliggente con l'applicazione concreta degli Ias (international accounting standard). Al punto che mi domando se, per limitare l'effetto di quella volatilità fittizia indotta dai nuovi principi contabili internazionali, non sia il caso di rilanciare le gestioni separate assicurative». Ma come proprio i prodotti più tradizionali ed opachi del mercato delle polizze? «Già, proprio loro», risponde sicuro Stefano Carlino vice direttore generale di Fondiaria-Sai. Carlino sarà oggi relatore al convegno sugli Ias promosso a Milano dall'Ania, l'associazione di rappresentanza delle compagnie. Ed i suoi giudizi fotografano bene la preoccupazione del settore.
L'avvento degli Ias doveva rappresentare la terra promessa della trasparenza, con i bilanci finalmente illuminati dalla luce del mercato. Quel fair value che assegna ad ogni istante il "prezzo giusto" ad un'attività o passività finanziaria. Ed invece sta diventando un terreno sempre più minato. Soprattutto per imprese, come quelle assicurative, abituate ad utilizzare regole ad hoc per poter rappresentare le molte specificità del proprio business. In particolare per contabilizzare le loro riserve, cioè gli impegni futuri assunti con gli assicurati. La nuova normativa partirà dai bilanci consolidati del 2005 ma, per il settore delle polizze, sarà per il momento adottata soltanto sulle poste attive poiché finora nessuno è riuscito a trovare una convincente definizione di fair value per una passività assicurativa. I problemi nascono anche da questa asimmetria. Che accadrà in concreto? «Prenda il caso di un aumento dei tassi d'interesse. L'effetto sarà quello di una diminuzione nel prezzo di mercato del portafoglio obbligazionario a reddito fisso da contabilizzare in bilancio.
E fino a qui non c'è nulla da dire (tra l'altro è quanto accade già attualmente quando i titoli non sono immobilizzati). Il problema nasce dal fatto che, almeno per il momento, non vi saranno invece effetti contabili nelle passività assicurative. A dispetto del fatto che quel rialzo dei tassi comporta nei fatti una riduzione delle riserve per l'ovvia considerazione che renderà più facile assolvere agli impegni assunti con gli assicurati». La conclusione: «Sarà necessario un impegno notevole per spiegare agli investitori ed alle autorità di controllo l'origine effettiva dei mis-matching».
Ma i problemi maggiori potrebbero derivare dalla diversità dei criteri contabili utilizzati, in contesti differenti, per fotografare la medesima realtà. Facciamo proprio il caso delle gestioni separate, il segmento delle polizze vita tradizionali (154 miliardi gestiti a fine 2003). Ebbene continuerà ad esservi innanzitutto il bilancio della gestione in cui i titoli in portafoglio continueranno ad essere valutati al costo d'acquisto, con l'emersione di plusvalenze e minusvalenze soltanto al momento della vendita. Gli stessi asset saranno valutati diversamente nel bilancio civilistico. Se inseriti nel portafoglio circolante verranno iscritti al costo, o al minore valore di mercato. Anche in questo caso il sistema non cambia rispetto al meccanismo attuale. I criteri saranno invece diversi nel bilancio consolidato, sul quale avranno effetto i nuovi principi. Azioni e obbligazioni potranno essere classificati come attività di trading, registrandone nel conto economico gli scostamenti rispetto al valore di mercato, oppure considerati immobilizzati fino alla scadenza (held to maturity) o, infine, disponibili per la vendita (available for sale). In questo caso i cambiamenti nel fair value influenzeranno direttamente il patrimonio netto. «Quest'ultima doveva essere la classe residuale ma finirà probabilmente per essere quella utilizzata maggiormente. Le nuove regole sul portafoglio immobilizzato sono infatti così rigide che è sufficiente vendere un BTp di una gestione per dover ricollocare tutti i titoli di quell'emissione nella classe dei "vendibili" per almeno due anni. Pensi che impatto potrebbe avere una regola del genere per una compagnia come la nostra». Resta il fatto che classificare lo stesso titolo in tre modi diversi sembrerebbe un po' troppo. «In verità - spiega Carlino - i possibili bilanci sono quattro, occorre infatti considerare il fisco che in molti casi impone regole sue». Ciò che preoccupa è soprattutto l'eccesso di volatilità che i bilanci consolidati, in "presa diretta" con gli andamenti del mercato, farà emergere. D'altra parte non è la realtà del mercato che si afferma con queste regole? «Già ma non è sempre coerente con i fondamentali delle imprese. Nei prezzi di Borsa si esprimono le aspettative degli investitori in cui hanno un peso fondamentale anche gli aspetti psicologici, emotivi».
Che fare allora per attenuare la volatilità? Il futuro, per Carlino, è nelle "vecchie" gestioni separate. «In un ottica di lungo periodo, l'orizzonte tipico dei gestori assicurativi, le gestioni separate hanno per l'assicurato l'indubbio vantaggio di garantire una continuità dei risultati. La discrezionalità di cui gode il gestore (può ottimizzare l'emersione di plusvalenze e minusvalenze) consente un costo contenuto delle garanzie ed un ridotto rischio di portafoglio». E l'opacità di quelle gestioni, la possibilità che il gestore, decidendo il timing delle performance, possa favorire alcuni clienti a danno di altri? «Se questo è il problema, molto si può fare. Ad esempio fornire maggiori informazioni sulla composizione del portafoglio investito. Nulla impedisce che il gestore dichiari in anticipo la propria policy garantendo parità di trattamento a tutti gli assicurati. Si potrebbero infine definire appositi indicatori sintetici di mutualità per evitare che i contraenti delle polizze possano ricevere indebiti danni (o vantaggi) in relazione al momento in cui sono entrati nella gestione».


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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