 |
 |
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
::
Rassegna stampa - Documento |
 |
 |
 |
 |
«Noi non abbiamo paura di una maggiore concorrenza»
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 17 maggio 2010
«Noi abbiamo davvero bisogno di una riforma del sistema delle professioni. Se ne
discute da oltre vent'anni senza aver raggiunto alcuna conclusione. Ora abbiamo
l'occasione di farlo. Secondo noi bisogna ripartire dalla Costituzione». A parlare è
Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei dottori
commercialisti e degli esperti contabili.
Dottor Siciliotti, cosa vuol dire ripartire dalla Costituzione?
«Vuol dire considerare profondamente quello che dice, e cioè: "E' prescritto un esame
di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di
essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale". Ecco, questa è la
discriminante per chi vuole essere considerato un professionista, l'aver sostenuto
un esame di Stato».
E chi non ha svolto questo esame non è quindi un professionista?
«No. Il che non vuol dire che non possa validamente svolgere la sua attività. Ci sono
lavoratori autonomi che rendono prestazioni di lavoro non professionale. Sono persone
spesso laureate, che hanno imparato a fare un mestiere e sono assolutamente padrone di
farlo, ma non sotto l'ombrello dello status di "professionista"».
Tutte le volte che si è pensato o fatto qualcosa sulle professioni, si è sempre
pensato ad "allargare" il mercato a favore dei più giovani o di soggetti prima esclusi.
Lei che ne pensa?
«Non credo che quello delle prestazioni professionali sia un mercato chiuso. Non mi
pare che il tema di un suo allargamento sia una reale esigenza del Paese».
Avete paura di una maggiore concorrenza?
«Assolutamente no. Mi spiego meglio. La nostra categoria è formata da 110 mila
professionisti. Siamo cinque volte più di quanti ce ne sono in Francia. Nella sola
Toscana ci sono più commercialisti di tutta la Francia. Per questo l'obbiettivo di
una riforma non può essere quello di allargare il mercato, che è già troppo ampio.
E' invece opportuno garantire una buona selezione all'ingresso. E, successivamente,
una formazione professionale che continui anche dopo l'accesso all'Albo. Per i
revisori legali quest'obbligo esiste già. Anche noi abbiamo un obbligo di formazione
continua: ogni anno dobbiamo dimostrare di aver superato 30 crediti formativi
attraverso corsi e altre esperienze».
Parliamo un po' di tariffe minime: anche voi le rivolete, come ad esempio gli
avvocati?
«Noi non avevamo, prima del decreto Bersani, tariffe minime obbligatorie, ma solo
quelle di riferimento. Il nostro Ordine, infatti, da oltre dieci anni aveva deciso
per la derogabilità delle stesse. Riteniamo però opportuno che si torni alle tariffe
di riferimento».
A quale scopo?
«Pensiamo che possano essere uno strumento di orientamento della clientela.
Quest'ultima non riesce spesso a comprendere la complessità della prestazione che gli
fornisce un commercialista. La tariffa di riferimento può risultare un utile
strumento per superare le asimmetrie informative che penalizzano proprio i clienti».
E sulla pubblicità dell'attività professionale, un tempo impedita, qual è la vostra
posizione?
«Non ci siamo mai opposti alla norma che la introduceva. Così come non chiediamo,
come lo ho già spiegato, l'introduzione di una tariffa minima obbligatoria. Ci
sembra di aver dato al mercato tutte le aperture possibili».
Nelle lettere di molti professionisti si trova spesso la lamentela per la
concorrenza dei grandi studi professionali che arrivano dall'estero. Qual è la sua
posizione su questo punto?
«Io credo che noi soffriamo questa concorrenza perché non abbiamo una legge che
favorisca l'associazionismo intellettuale dove il vero capitale siano le capacità
professionali».
Vuole spiegare meglio i contorni di questa nuova forma societaria che proponete?
«Abbiamo proposto un modello di società dove gli utili si distribuiscano sulla base
degli apporti intellettuali e non delle capacità finanziarie. Si chiamerebbe Slp,
"Società di lavoro professionale"».
E a chi servirebbe?
«Soprattutto ai giovani, che oggi non hanno uno strumento a disposizione per far
valere le proprie capacità che sono prevalentemente di carattere intellettuale e non
certo finanziarie».
Il governo ha stralciato dal disegno di legge la posizione degli avvocati, che vuole
affrontare prima delle altre professioni, una sorta di apripista per tutti gli altri.
Per gli avvocati si prevede l'esclusiva della consulenza legale stragiudiziale.
Lei che ne pensa?
«Non credo che si andrà in quella direzione. La consulenza legale stragiudiziale non
può essere l'esclusiva competenza di nessuno. Credo poco alle esclusive quando queste
non vanno nella direzione degli interessi generali ma solo dei soggetti che forniscono
le loro prestazioni».
Sembra che il dibattito sulle professioni sia in qualche modo collegato alla crisi
economica: di fronte alle difficoltà molti professionisti, con l'aiuto del governo,
vorrebbero di ritagliarsi un orticello tutto per loro. Che ne pensa?
«E' spiegabile la reazione chi chiede protezione, ma non è con il protezionismo che
si esce dalla crisi. Noi il 19 maggio avremo gli Stati Generali della professione
all'Auditorium di Roma e lì, forti della presenza di circa 2000 professionisti,
faremo un discorso al paese. In questo discorso, oltre al rifiuto di atteggiamenti
protezionistici, chiederemo anche un'azione per la razionalizzazione della spesa
pubblica e per il recupero dell'evasione: con 100 miliardi, siamo secondi soltanto
alla Grecia».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|
| |
|
Servizi gratuiti con Facebook!
Clicca qui
per info.
|
|
|
|
 |
 |
 |
In primo piano...  |
|
|
| [ per le aziende e i privati ] |
Sempre attuali...
|
|
|
| [ a p p r o f o n d i m e n t i ]
|
Focus on...
|
 |
L'obbligo del preventivo scatta soltanto a richiesta |  | Professioni e liberalizzazioni il bicchiere mezzo vuoto... |  | Via le tariffe per i professionisti |  | Se la finanza si mangia l'economia |  | Residenze fantasma e niente telefoni: ecco l'identikit... |  | Così la politica può battere la "dittatura del rating" |  | Ma senza credito la situazione diventa esplosiva |  | Banche, la liquidità non basta prima si salva l'euro poi... |  | Il capitalismo tra le onde del debito |  | Sulla via di Basilea c'è spazio di manovra |  | Per le imprese una spinta a ricapitalizzare |  | Banche, morire per Basilea? No, grazie |  | Credito: nuova stretta in arrivo per le imprese |  | Effetto crisi e Basilea 3: credit crunch mondiale stimato... |  | Derivati |  | Società professionali, salto nel buio |  | Studio dunque lavoro, ma l'Italia non spende |  | Agenzie di rating, l'Europa pronta a rafforzare la vigilanza |  | Aumentano i fallimenti nel 2011, Lombardia la più colpita |  | Una banca di casa modello esportazione così si mette... |  | Pmi a rischio con gli stress test |  | Ecco le banche «too big to fail» |  | Intervento Bce a impatto neutro per i conti dell'Eurozona |  | Riforma degli statuti. Lo slalom degli Ordini tra i paletti... |  | Fuga di capitali all'estero: come spostare soldi operando... |  | Micossi: «Investimenti difensivi dove il fisco non va a... |  | Grande patrimonio, crescita zero. Come e perché in... |  | Nuovo diritto del lavoro: le criticità dell'articolo 8 |  | Le imprese sono a caccia di quarantenni. Ma la selezione... |  | Da Fiat alle banche, come curare la febbre del rating |  | Torna l'incubo "credit crunch" |  | Fiducia da ristabilire |  | L'internazionalizzazione inizia dai manager |  | Ordini professionali: ecco cosa non cambia dopo la finta... |  | Dai rating alla speculazione. Il dizionario dell'incertezza |  | Le banche possono sostenere la ripresa |  | Factor-banche, sfida a colpi di tassi |  | Confindustria contro avvocati. Costi della giustizia troppo... |  | Rating: tutto cominciò con le compagnie ferroviarie Usa |  | Pierdicchi: «Quel nostro errore sui subprime» |  |
|
|