Il valore delle
società quotate dipende in larga parte dalle notizie e dalle informazioni
che il mercato conosce nel momento della valutazione. E' chiaro che non è
possibile valutare ciò che non si conosce e qualsiasi tentativo di farlo
porterebbe a risultati distorti. Diversi sono i motivi che portano ad una scarsa
trasparenza. Tra questi, le norme che regolano la redazione dei bilanci, scritte
per l'industria manifatturiera degli anni Sessanta e solo in parte modificate per tenere conto della complessità finanziaria attuale. Pensiamo, per
esempio, al trattamento delle attività immateriali e al proliferare delle
informazioni di dettaglio contenute nei bilanci, che spesso celano le informazioni
realmente importanti per l'analista.
Ci sono anche società multi-business, più complesse da valutare
soprattutto per due ragioni: l'allocazione dei costi tra la casa madre e le
controllate e la difficoltà di confronto delle singole aree di attività.
La scarsa trasparenza spesso è dovuta al proliferare di controllate estere,
create con l'unico scopo di ridurre il carico fiscale, oppure di controllare
la società con una quota di capitale inferiore alla maggioranza assoluta.
Questi aspetti, soprattutto quando sono presenti contemporaneamente, riducono
la trasparenza, rendono meno visibile il trend di crescita dell'attività
e per questa via, riducono il valore della società oggetto di analisi.
Quando le informazioni sono poco trasparenti, è difficile stimarne l'impatto
in termini di valore. Pensiamo per esempio al tasso di crescita degli utile,
che è funzione dell'ammontare di utile reinvestito, del tasso di ritorno
atteso e del rischio. Oppure alla valutazione del costo del capitale, la cui
stima richiede la conoscenza dello stock e del costo del debito usato.
Si pone quindi la questione di quali modifiche apportare ai modelli normalmente
in uso, allo scopo di tenere conto di una maggiore o minore trasparenza. Un
primo approccio è quello di applicare uno sconto ai cash flow attesi
tanto maggiore, quanto maggiore è la complessità del business
e minore è la trasparenza del management. Per evitare valutazioni arbitrarie
dello sconto, occorre considerare l'ammontare di cash flow che deriverebbe dagli
assets non chiaramente identificabili e assegnare una probabilità che
il management non tenga fede agli impegni presi.
Un altro approccio consiste nel rettificare i margini di redditività
(Ebitda ed Ebit) e il tax-rate in modo da renderli compatibili alla media di
settore. In termini pratici, l'aumento dello sconto può passare attraverso:
l'aumento del premio per il rischio (se il rendimento delle società multi-business
è stato del 20% negli ultimi cinque anni e quello del mercato del 15%,
il premio per il rischio diventa del 5%) e l'aumento del beta in modo che lo
stesso risulti una media ponderata dei beta dei singoli business della società,
assegnando un beta maggiore a quelli meno trasparenti. Se poi la scarsa trasparenza
risulta dal lato delle passività, o peggio dai conti sotto la linea,
occorre rettificare i debiti per tenere conto del reale livello di leverage.
La rettifica del tasso di sconto allo scopo di tenere conto della complessità
del business, ha molto più senso quando la scarsa trasparenza spesso
cela una rischiosità elevata del business.
In Italia non mancano i casi di sottovalutazione dovuta al fatto che la società
è una finanziaria. Per esempio Ifi e Italmobiliare: entrambe hanno diversi
assets nel loro portafoglio, sono controllate da una società non quotata
e svolgono attività diverse tra loro e poco correlate. Il valore pro-quota
dei loro assets è più elevato rispetto al loro valore di Borsa
(omissis) A ragion del vero occorre precisare che le azioni Ifi quotate sono
privilegiate e quindi possono votare solo nelle assemblee straordinarie.
Quali sono i motivi che portano gli investitori a snobbare i loro titoli assegnandovi
uno sconto rispetto al valore di libro variabile tra il 30% ed il 50%? Il primo
dipende dal fatto che parte delle controllate sono anch'esse quotate e gli investitori,
non è una novità, preferiscono queste ultime. Il secondo dipende
proprio dalla struttura societaria. Se in passato poteva avere un senso creare
una struttura piramidale di controllo, oggi lo ha molto meno. Sia in termini
di costi di mantenimento che di trasparenza.
L'esortazione è quella di eliminare al più presto tutte le strutture
piramidali, utilizzando ogni leva possibile, come forti incentivi fiscali sulle
plusvalenze latenti ed agevolazioni per la conversione delle azioni di risparmio.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.