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Non si lavora solo per denaro
di Mario Vavassori (docente del Politecnico di Milano - Presidente OD&M Consulting)
Guida benefit in azienda - Il Sole 24 Ore
Lunedì 4 aprile 2005

I benefit hanno origini non recenti, sebbene rappresentino probabilmente, nel panorama del total reward, cioè dell'insieme dei sistemi di ricompensa, la leva gestionale con maggiori margini di crescita e miglioramento. In passato le colonie estive, i dopo-lavoro aziendali, accordi e convenzioni per case vacanze, campeggi o gite sociali, hanno segnato la strada alle nuove forme di benefici in auge in questi anni.
Le multinazionali, a partire dagli anni 60, dovendo trasferire i loro dirigenti in luoghi lontani, hanno introdotto agevolazioni che facilitavano la vita dei propri dipendenti espatriati. Nel tempo queste forme sono state estese anche ai dirigenti locali, con la doppia finalità di facilitare le prestazioni e accrescere la motivazione delle persone. Nel tempo la tematica ha subito una evoluzione, e parallelamente gli individui hanno cominciato a sviluppare aspettative.
Alcune aziende sono state pioniere, altre si trovano a rincorrere e a colmare gap di mercato. Ma qual'è la natura dei benefit? Sono qualcosa di "dovuto" ai dipendenti, o hanno una finalità specifica? I benefit rendono più "comoda" la vita del collaboratore, facilitano la gestione delle sue attività professionali (si pensi al venditore) ma anche alcuni aspetti pratici dispendiosi in termini di tempo (il check up medico completo annuale o i servizi di asilo nido in azienda).
Un benefit ha un controvalore economico, ma spesso l'utilità e la comodità lo rendono maggiormente appetibile. E, generalmente, quanto più alto è lo stipendio del beneficiario tanto più alta è la tendenza a "preferire" il benefit. In altre parole, si diventa meno sensibili ad un incremento di stipendio con l'innalzarsi del livello di retribuzione, preferendo forme di riconoscimento complementari.
Più in generale i benefit sono utilizzati perché: sono attrattivi; ad un individuo può capitare che, in seguito ad un colloquio per cambiare lavoro, l'offerta della potenziale nuova azienda si può differenziare in termini di benefit offerti; hanno un effetto di fidelizzazione, nella valutazione di lasciare l'azienda i benefit posseduti possono stimolare un ripensamento, come nel caso di servizi legati alla socialità e al tempo libero; sono distintivi; un'autovettura, un telefonino, un palmare, assumono valenza di status symbol, differenziano le persone all'interno dell'azienda e anche verso l'esterno; sono elementi motivanti, se vanno incontro alle reali esigenze degli individui. In questo caso, l'azienda e il singolo individuo, soddisfatto nel suo bisogno, sono realmente più vicini. L'azienda dimostra di ascoltare l'individuo e di soddisfare i suoi bisogni. Se per motivare le persone è importante dimostrare di essere vicini ai loro bisogni, date le aspettative individuali che creascono per diverse ragioni (sociali, tecnologiche, di mercato), cosa devono fare le aziende per soddisfare le loro esigenze, tenendo presente i vincoli di costo?
Primo, ascoltare gli individui. Predisporre survey, questionari, ma anche solamente ascoltare direttamente le esigenze (talvolta le lamentele) di chi ogni giorno lavora in azenda.
Secondo, effettuare un'analisi socio-demografica sulla popolazione aziendale. I desideri e bisogni di un single trentenne possono differire notevolmente da quelli di un cinquantenne o di una mamma. L'offerta di mutui agevolati in un'azienda con una età media piuttosto bassa può essere un elemento vincente. E', quindi, auspicabile allargare il campo a forme di benefit innovative, ma tenendo presente lo scostamento tra benefit posseduti e desiderati, come rilevato dall'indagine 2005 di OD&M Consulting (ndr: leggi l'articolo dal titolo Beni e servizi «pesano» in busta paga).
Terzo, fornire possibilità di scelta. Poiché i limiti di budget sono fissati è necessario predisporre pacchetti alternativi, differenziati tra loro e di simil valore, perché le persone possono scegliere sulla base delle proprie esigenze.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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