Nuovo mercato, prove di riscatto per il listino hitech
di Vittoria Puledda
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 31 marzo 2003
Ancora tre mesi, e per il Nuovo mercato si accenderà la quarta candelina
sulla torta di compleanno. Quattro anni in cui si sono consumate follie e,
per pochissimi, ci sono stati guadagni stratosferici. Qualcuno li ha fatti:
quei pochi che hanno comprato e venduto le matricole a poche ore, massimo poche
settimane dalla quotazione, ad esempio. Questo, fino al marzo 2000
(altro anniversario) perché le società tecnologiche da quel momento in poi
hanno solo perso. Anche le esordienti.
Sembrano passati secoli da quando il rompighiaccio Opengate ha aperto
ufficialmente le danze, chiedendo la quotazione al Nuovo mercato
(che fino a quel momento esisteva solo sulla carta). E sembra passata una
vita da quando, pochi mesi dopo, il "fenomeno" Finmatica
(più 700% al primo giorno di negoziazione, rispetto all'Ipo)
chiedeva il passaggio dal listino principale al Nuovo mercato,
perché puntava ad una maggiore visibilità.
Invece sono passati solo quattro anni e oggi più di un'azienda sana pensa
di ripercorrere la strada al contrario, di chiedere l'ammissione al listino
principale. Il bilancio, in termini di quotazioni, è da dimenticare:
in quattro anni l'indice è tornato quasi al punto di partenza.
Eppure, da un punto di vista industriale, le cose complessivamente
stanno cominciando a marciare: a livello di "sistema", il fatturato è
aumentato e l'Ebitda aggregato è per la prima volta positivo.
In altre parole, le società del Nuovo mercato, mediamente, hanno cominciato
a guadagnare a livello di gestione tipica, cioè prima degli ammortamenti,
degli oneri finanziari, delle tasse. Non è ancora positivo, anzi peggiora, l'Ebit
e l'utile netto diminuisce ancora più nettamente: sull'ultima riga del bilancio
e su quelle immediatamente precedenti si fa sentire infatti il peso
delle tante acquisizioni e degli investimenti (spesso scriteriati)
realizzati dalle società negli anni dell'entusiasmo. In molte casi la cassa
è ormai quasi tutta bruciata, in qualche altro i gruppi sono già stati
costretti a bussare di nuovo cassa al mercato.
Ma qualcuna sta già facendo molto bene e, a livello aggregato,
si comincia a vedere la luce. Il listino sta facendo pulizia degli eccessi:
delle società che non avevano un vero business
(e che sono state oggetto di reverse merger, fenomeno probabilmente non ancora
concluso) e di quelle che erano troppo fragili per restare da sole;
nei prossimi mesi le più deboli passeranno la mano, è probabile, ma quelle
che resteranno avranno finalmente le carte in regola.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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