Nuovo mercato tra gioie e dolori
di Marco Leonelli
Incontri
n. 72/2002
Con il termine Nuovo Mercato si intende un segmento di Borsa creato il 27 gennaio 1999
al fine di garantire un canale di finanziamento privilegiato alle tante piccole e
medie imprese italiane con elevate potenzialità di sviluppo (tasso di crescita annuo
del fatturato a due cifre), anche neonate. Si pensi alle aziende che operano in settori
innovativi come Internet e il multimediale, ma anche a quelli presenti in contesti
più tradizionali ma all'avanguardia in termini di prodotto, processo e nei canali
di distribuzione. E' nato molto tardi rispetto ai paragonabili Nasdaq (mercato americano
delle imprese tecnologiche), Neuer Market (nuovo mercato tedesco) e Nouveau Marchè (francese)
ma questo non ha impedito, nei primi mesi di vita, di godere di forte interesse presso
gli investitori italiani e stranieri. Esso si vonfigura come un mercato autonomo rispetto
al più conosciuto listino di Borsa principale rientrando in una suddivisione del mercato
azionario che vede rispettivamente:
Mercato Telematico Azionario (Mta): è il listino principale dove sono quotate circa 238 società;
Ristretto: mercato dedicato alle piccole-medie imprese operanti in settori tradizionali
quali il bancario (veniva chiamato il segmento delle banche popolari) non ancora pronte
o, semplicemente, non desiderose di quotarsi sul listino principale;
Nuovo Mercato: dedicato alle imprese ad alto contenuto tecnologico.
Ha, inoltre, un proprio indice di riferimento, il Numtel, nato il 17 giugno del 1999 con
base 1.000, grazie alla quotazione della sua prima società (Opengate spa), che si affianca
ai più tradizionali Mib 30 (indice delle trenta società a maggiore capitalizzazione e
liquidità del nostro listino), Mibtel (indice generico del Mta) e al Midex (indice
composta da venticinque titoli di medie dimensioni).
Lo scopo è quello di sintetizzare giornalmente in un unico aggregato, attraverso una
media aritmetica ponderata, le performance dei titoli che appartengono ai singoli indici,
ai fini di una più facile e imminente lettura dell'andamento del comparto.
E' infine, a differenza del poco conosciuto Terzo Mercato, un segmento regolamentato,
godendo pertanto del beneficio del mutuo rinoscimento nei confronti degli altri
paesi dell'Unione Europea e soprattutto di un insieme di regole e norme che ne
disciplinano il funzionamento rendendolo abbastanza trasparente per il piccolo
risparmiatore. Al 28 giugno sul Nuovo Mercato erano quotate quarantacinque società
con una capitalizzazione complessiva di 9.000 milioni di Euro. Da rilevare che circa
il 55 per cento di quest'ultima cifra deriva da sole tre imprese (E-Biscom, Tiscali e
BB-Biotech) le cui sorti influenzano profondamente la performance dell'intero listino.
Analizzato il contesto nel quale il nuovo segmento di Borsa è stato inserito, cerchiamo
di approfondire le motivazioni che hanno portato Borsa spa (la società che gestisce
i nostri mercati finanziari) a creare tale nichhia dedicata, e i vantaggi che ne derivano
per imprese ed investitori. Come detto, il Nuovo Mercato è specificatamente rivolto
a piccole-medie imprese ad alto contenuto tecnologico operanti in contesti specifici
quali, per esempio, oltre al già citato Internet, il software, il commercio elettronico,
le biotecnologie. Gli investimenti in questi settori sono di solito caratterizzati
da una combinazione di alto rischio e solo ipotetico alto rendimento, il che comporta una
grossa difficoltà per i soci fondatori delle rispettive imprese a trovare finanziamenti
adeguati attraverso il canale bancario. Gli istituti di credito sono infatti tradizionalmente
restii a prestare capitali a piccole aziende, di recente nascita, senza una storia di utili
e con scarse garanzie patrimoniale da poter offrire, e, quando lo fanno, richiedono
alti tassi di interesse per compensare l'elevato rischio di credito. Sul mrcato azionario,
e quindi in Borsa, si può invece accedere ad un'offerta di denaro fresco a condizioni
potenzialmente più vantaggiose e, soprattutto, nei casi di grande euforia di mercati,
con relativa facilità. In questo modo si superano le difficoltà a reperire capitali
di rischio per finanziare la crescita e, dall'altro, si consente alle istituzioni
finanziarie e ai fondi comuni specializzati che detengono azioni della società quotanda
di vendere parte delle stesse sul mercato. Ma i vantaggi per le imprese che ottengono
l'autorizzazione a quotarsi in questo segmento non si esauriscono a quanto sopra menzionato
ma comprendono anche: la possibilità di valorizzare la propria immagine e quella dei propri
prodotti rendendoli più visibili e conosciuti (quotarsi, infine, implica maggiore notorietà
e pubblicità); benefici fiscali; migliori rapporti con il sistema creditizio e i fornitori.
Detto questo, sorge spontanea una domanda: quali benefici hanno ottenuti i piccoli
investitori a quasi tre anni dalla nascita di questo mercato? Come sono tutelati?
Se torniamo per un istante indietro con la memoria ai mesi compresi fra la fine del
1999 e l'inizio del 2000 ognuno di noi ricorderà, con estremo piacre, le performance a due
o tre cifre percentuali di molti titoli del Nuovo Mercato. Era il periodo del boom di
Internet, nel quale ogni giorno la bnorsa saliva, chiunque comprasse qualsiasi
azione guadagnava tanto in poco tempo. Ma erano anche i giorni nei quali le quotazioni
si spingevano a livelli inspiegabili razionalmente, dove Tiscali, neonata, in perdita,
con "quattro dipendenti" capitalizzava come la Fiat, e purtroppo erano i giorni nei quali
gran parte degli italiani, tradizionalmente risparmiatori e abituati ai BOT, entravano
in Borsa allettati dal guadagno facile di amici e parenti. Il resto lo sapete!
Dopo un massimo di 18.128 punti coincidente con i giorni in cui molti investivano
per la prima volta in azioni, l'indice Numtel (ma anche i "fratelli" Nasdaq e Neuer Market
hanno subìto uguale sorte...) viaggia ora sui 1.300 punti con una perdita del 93 per cento
dai massimi a seguito dello scoppio della bolla chiamata Internet-new economy e delle
grosse difficoltà finanziarie di molte aziende ivi quotate. Queste troppe volte vendevano
illusioni e promettevano utili irrangiungibili, al solo scopo di quotarsi fissando un
prezzo di vendita delle proprie azioni più alto possibile e raccogliere, di riflesso,
più denaro. Gli esmepi negativi non mancano: da Freedomland quotata a 105 Euro (ora tratta
a 11.10 Euro) per finire alla "regina" Tiscali (quotazione nell'Ottobre del 1999 al
prezzo di 4.6 Euro; chiusura il primo giorno di contratazioni a 7.13 Euro; massimo valore
di periodo il 6 marzo 2000 a 119.70 Euro. Oggi vale 5 Euro).
Qualcosa non ha funzionato, è evidente. Non spetta a me, in questa sede, dare giudizi
e pronunciare sentenze anche perché "giocare a carte scoperte" è facile... per tutti.
Ci limitiamo solo a due considerazioni che devono fare riflettere: attenzione agli eccessi
dei mercati azionari, sia in un senso (euforia estrema) che nell'altro (depressione);
per quotarsi sul Nuovo Mercato, così come su qualsiasi altro listino sia esso italiano, francese
o americano, le società devono rispettare determinati requisiti e chiedere l'autorizzazione
a Borsa spa e alla Consob il cui compito è di vigilare sui mercati assicurando la tutela
di risparmiatori. Per il nuovo segmento di Borsa qui analizzato tali vincoli riguardano,
senza dilungarci troppo, il livello di patrimonio netto minimo della società (1.5 milioni
di Euro), la quantità di azioni da immettere in cicolazione (il 20 per cento del capitale,
di controvalore almeno pari a 5 milioni di Euro, di cui la metà derivante da azioni di
nuova emissione-aumento di capitale), l'obbligo di essere trasparenti e informare costantemente
il mercato sulle novità di maggior rilievo della società, il lock up (obbligo per gli
amministratori e imprenditori della società a non vendere oltre il 20 per cento delle
azioni residue possedute per almeno un anno). Da rilevare che non è richiesto nessun requisito
minimo di reddito, fatturato o dimensione dell'attivo. Anche se sei in perdita e non hai bilanci
storici da far vedere e analizzare (perché sei nato da pochi mesi) puoi ugualmente quotarti;
basta esercitare in condizioni di autonomia gestionale un'attività in grado di generare ricavi.
Si guarda cioè molto alle promesse e agli utili futuri che puoi realizzare e poco al pasato.
Detto questo, ognuno di noi può, in cuor suo, trovare piccole spiegazioni.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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