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  :: Rassegna stampa - Documento

Ogni rendimento ha un rischio
di Gianluca Moretti e Antonio Vizzari
Money
dicembre 2002

Premessa
Spesso nel corso del 2002 per "spiegare la discesa" dei corsi azionari si è fatto riferimento al concetto di premio per il rischio; da questo si può intuitivamente derivare che la crescita esplosiva dei mercati finanziari nel corso degli anni recenti era associata all'aspettativa da parte degli investitori che i titoli potessero continuare a crescere e che le probabilità di perdite fossero prossime allo zero; ciò si traduceva in un premio per il rischio ai livelli minimi degli ultimi 20 anni. Situazione diametralmente opposta ad inizio 1991 ed a fine 2002 dove la percezione da parte degli investitori di poter incorrere in perdite cresce esponenzialmente.
Cerchiamo in questo articolo di evidenziare quali sono le dinamiche che incidono nel calcolo del premio per il rischio che permette di comparare i diversi strumenti finanziari: obbligazioni statali, corporate, emergenti e azionari.
Le origini
ED' stato H. Markowitz a formalizzare in un articolo apparso nel 1952 sul Journal of Finance, un concetto che a molti oggi potrebbe apparire banale nella sua formulazione di base, ma da cui non si può prescindere per comprendere i meccanismi che regolano il funzionamento dei mercati finanziari. H. Markowitz dimostrò che un generico investitore razionale avrebbe selezionato il proprio portafoglio efficiente scegliendo tra un "infinito di portafogli disponibili" quelli con il rischio minore, a parità di rendimento atteso (misurato come varianza dei rendimenti). In seguito fu Sharpe nel 1963 a presentare una versione semplificata del modello di Markowitz, e a formalizzare con il C.A.P.M. il concetto del premio per il rischio. Tralasciando la disamina del teorema di Markowitz e del C.A.P.M. di Sharpe, si può semplicemente dedurre che un investitore richiede rendimenti via via maggiori al crescere del rischio dell'investimento come premio per il maggior rischio sopportato.
Il modello utilizzato
Il risk premium, o premio per il rischio, è il rendimento aggiuntivo, rispetto al rendimento di un titolo privo di rischio, richiesto per investire sul mercato azionario. Il risk premium, in mercati razionali, rende equivalenti in termini di rendimento atteso l'investimento azionario e quello in strumenti finanziari privi di rischio.
Per determinare il premio per il rischio si possono utilizzare diverse metodologie. Una delle più utilizzate è quella che utilizza il DDM (Dividend Discount Model), il modello base utilizzato per calcolare il valore teorico di un titolo o indice, sulla base dello sconto dei flussi di cassa futuri. Utilizzando il DDM, è possibile derivare:
PINDEX =
DIVE
DIVE
 
----------
da cui
r =
----------
+ g
(r - g)
PINDEX
 
dove:
DIVE = dividendo atteso nell'esercizio successivo, calcolato come ultimo DIV moltiplicato per (1 + g)
r = tasso di rendimento richiesto
g = tasso di crescita dei dividentdi
PINDEX = valore dell'indice di mercato di riferimento

Utilizzando questo modello è quindi possibile arrivare al tasso di rendimento richiesto dal mercato per l'investimento in quel determinato asset. Il premio per il rischio viene quindi derivato dal rendimento atteso sottraendo a quest'ultimo il tasso di rendimento reale di un investimento privo di rischio; nel caso specifico il tasso di rendimento reale privo di rischio è stato derivato sottraendo al tasso di rendimento decennale dei governativi USA, il tasso di inflazione core (tasso d'inflazione calcolato su un paniere di beni depurato dalle componenti più volatili ovvero prodotti energetici ed alimentari) annuale dell'economia americana. In sintesi:

Premio per il rischio = r - tasso reale privo di rischio

A determinare il livello del premio per il rischio richiesto per investire in un'attività, concorrono due elementi: uno di questi è il cosiddetto rischio specifico, che muta a seconda dell'azienda, l'altro è il rischio sistematico dovuto a motivi di fondo comuni a tutti i titoli; il rischio specifico dipende a sua volta da diversi elementi: il grado di leva operativa dell'impresa, il grado di leverage e il rischio specifico di business. Imprese che operano nei settori ad alta intensità di capitale (grado di leva operativa elevato) e che presentano elevati livelli di leverage normalmente sono più rischiose rispetto ad aziende con bassi gradi di leva operativa e con ricorso trascurabile al debito. Il rischio sistematico a differenza del rischio specifico, il cui valore dipende da elementi endogeni all'azienda, è influenzato principalmente da fattori di natura macroeconomica che investono la totalità dei mercati finanziari. Questi fattori sono individuabili nelle variazioni del livello dei tassi d'interesse e dell'inflazione, nelle manovre di politica monetaria e in quella di politica economica e nelle fluttuazioni congiunturali dell'economia. A questi elementi vanno aggiunti inoltre i fattori di natura psicologico-comportamentale che hanno assunto, nel corso degli anni, un peso via via crescente sulle performance dei titoli (vedi a tal proposito Shiller).

Clicca per ingrandire Nell'esempio utilizzato è stato scelto di effettuare una valutazione del premio per il rischio relativo all'indice americano S&P 500, utilizzato quale benchmark per l'investimento azionario.
Per pervenire al valore annuale del rendimento atteso tra il 1987 e il 2002 sono state utilizzate le serie storiche dell'indice S&P 500, dei relativi dividendi e del tasso di crescita dell'EPS storicamente osservato sull'indice statunitense nel periodo 1970-2002. E' stato utilizzato un tasso di crescita medio perché consente di depurare, su di un arco temporale lungo, la variabile da elementi di disturbo. Avebdo calcolato il tasso g su di un intervallo di oltre trent'anni si è ritenuto conveniente l'utilizzo della media geometrica piuttosto che di quella aritmetica, che non tiene conto degli effetti della capitalizzazione. Il valore che è stato ottenuto è prossimo al 3.8% annualizzato.
Infine, per pervenire al valore dell'equity premium abbiamo sottratto al rendimento annuale implicito, calcolato su ogni mese nel periodo 1987-2002, i rendimenti annuali (con rilevazioni mensili) pagati dai titoli si Stato americano decennali nello stesso periodo.
Risultati del modello
L'andamento del premio per il rischio è di norma condizionato dal livello del tasso d'interesse e d'inflazione atteso (la relazione è solitamente diretta), dal tasso di crescita dell'economia ed, infine, da fattori di natura psicologica. Ciascuna di queste componenti ha inciso in diversa misura sui livelli osservati del premio per il rischio tra il 1987 e il 2002. La Guerra nel Golfo, la recessione dell'economia USA, l'elevato livello del tasso di inflazione a seguito del rialzo del greggio avevano determinato un forte rialzo del premio per il rischio, con un massimo proprio a ridosso del livello di inflazione più elevato dell'intero periodo. Successivamente, il premio per il rischio ha seguito un trend di fondo decrescente, fino ad arrivare ai minimi del periodo proprio nei primi mesi del 2000. All'epoca della bolla speculativa, il premio per il rischio si era attestato su valori relativamente bassi, con gli investitori che avevano una percezione del rischio azionario prossima allo 0%; in altri termini, l'investimento azionario e quello in titoli di Stato avevano la stessa rischiosità percepita.
Con lo scoppio della bolla speculativa il premio per il rischio ha cominciato a crescere analogamente al tasso di inflazione core che ha mostrato una marginale risalita. Tuttavia, negli ultimi mesi il tasso di variazione dei prezzi ha nuovamente segnato una fase di ribasso, fino ad arrivare ai giorni nostri dove il tasso è sostanzialmente stabile. Nello scorso mese di settembre il premio per il rischio aveva raggiunto un livello, superiore a quello registrato nel settembre 2001, nenna crisi russa del 1998 ed in quella messicana del 1995. L'esplosione del premio per il rischio negli ultimi mesi, è stata legata sostanzialmente alla percezione che gli investitori hanno via via maturato sulle prospettive di crescita dell'economia e quindi degli utili aziendali. Tale incertezza è ben rappresentata dall'andamento delle stime sulla crescita attesa degli utili delle 500 società dello S&P 500 nel IV trimestre 2002; dal +31.5% stimato nel mese di aprile, si è pasati al +27.7% di inizio luglio e al +17.2% di inizio novembre (fonte First Call).


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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