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  :: Approfondimenti - Documento

Operazioni a termine e rischio cambio
di Matteo Cerri
Novembre 2004

Analizzando in maniera sommaria gli strumenti più usati per operazioni a termine nonché per la copertura dei rischi di cambio, possiamo considerare i seguenti strumenti che spesso mantengono delle strutture similari per perseguire obiettivi differenti:

a) Operazioni a termine (Forward)
b) Domestic Currency Swap
c) Opzioni
d) Finanziamenti in valuta

a) Operazioni a termine
Le operazioni a termine consistono nello stipulare un contratto di compravendita con prezzo fissato al momento della stipula, il cosiddetto "prezzo a pronti" ed una ad esecuzione futura, ad un prezzo a termine che incorpora il valore dei tassi di interesse.
Nel caso specifico delle valute l'acquisto o la vendita a termine consiste nello scambio di una fissata valuta (a) contro valuta differente (b) ad una data futura e ad un livello di cambio fissato, pari al cambio corrente o spot alla generazione dell'operazione, aumentato o ridotto del differenziale di interesse esistente tra l'euro e l'altra valuta.
In sintesi, se il tasso della valuta è inferiore a quello (a), il cambio a termine sarà superiore a quello a pronti-euro si svaluta- (paesi a basso rischio oppure con economie recessione), mentre se una valuta (b) paga interessi superiori a quelli della valuta (a), il cambio a termine sarà inferiore a quello a pronti-euro si rivaluta- (valute di paesi o ad alto rischio oppure con economie in crescita).

b) Swap
Lo swap ovvero scambio è un'evoluzione delle operazione a termine, di cui conserva tutte le caratteristiche senza però richiedere lo scambio effettivo della valuta allo scadere dell'operazione: alla scadenza ci sarà solo l'accredito o l'addebito del differenziale finanziario generatosi.
Le operazioni di swap nella forma di domestic currency swap erano diffusissime in Italia quando le operazioni in cambi erano vincolate e con questa forma tecnica si riusciva ad aggirare il divieto, ora l'unica differenza sostanziale è che il rischio controparte dell'intermediario finanziario con cui l'impresa stipula il contratto, è limitato al differenziale generato dall'operazione e non si estende come nel termine al rischio di consegna effettiva della valuta.

c) Opzioni
Le opzioni sono lo strumento di copertura per definizione, consentendo all'acquirente la possibilità, ma non l'obbligo, di esercitarle se risulta conveniente (all'opposto chi vende un'opzione si espone ad un rischio illimitato ed è perciò una strategia sconsigliata).
L'opzione conferisce a chi la compra il diritto di acquistare (opzione call o rialzista), o vendere (opzione put o ribassista) una determinata quantità di valuta ad un prezzo e ad una data prefissati. Gli elementi essenziali sono i seguenti:

a) opzione di acquisto call o di vendita/put
b) quantità di valuta da scambiare
c) scadenza

Il prezzo dell'opzione è funzione di questi elementi, più altri due di più difficile comprensione, i tassi di interesse e la volatilità delle valute. Senza entrare nel dettaglio, è intuitivo che quanto più i cambi si muovono con rapidità e perciò la volatilità cresce, tanto maggiore è il rischio che corre chi vende le opzioni e tanto maggiore è il loro prezzo.
I prezzi delle opzioni valutarie sono riportati dal alcuni quotidiani finanziari (Il Sole-24 Ore e Milano Finanza), oltre che su pagine telematiche, comunque sempre per quantità e durata standardizzata, generalmente per 1, 3, 6 e 12 mesi per 1 milione ad esempio di dollari. Questo rende impossibile verificare la congruità del prezzo se si scelgono durate non standardizzate senza l'utilizzo di un apposito software di valutazione.
Si comprano opzioni put o ribassiste quando si vogliono proteggere i ricavi in valuta da un eventuale apprezzamento della propria moneta che peraltro si ritiene solo probabile. Se infatti vi fosse la certezza che la propria moneta si dovesse apprezzare, la strategia migliore sarebbe la vendita della valuta a termine o con uno swap.
Al contrario, se si devono sostenere costi in valuta ad esempio per contratti di importazioni di materie prime dall'estero e ci si vuole proteggere da un rialzo della valuta, si compra un'opzione call che permette di fissare il prezzo di acquisto della valuta, lasciando aperta la possibilità di risparmiare se l'euro si rivalutasse. Anche in questo caso è evidente che se si ritenesse certo un apprezzamento della valuta la strategia meno costosa sarebbe di compare immediatamente la valuta a termine o tramite uno swap.
Il problema nell'utilizzo delle opzioni è che si pagano al momento dell'acquisto e questo talvolta può risultare psicologicamente o materialmente difficile, specie se l'impresa non ha disponibilità liquide. E' altrettanto vero che si può anche vendere allo scoperto una put o una call (incassando il controvalore) ma ù in questo caso la vostra banca o Sim vi chiederà un ammontare come margine, margine che è variabile a seconda della scadenza e della volatilità dell'opzione. Esiste comunque una regola generale che è sempre bene tener presente:

1) a fronte di un acquisto di un opzione (call o put) si ha una perdita massima limitata (il prezzo d'acquisto dell'opzione) ed un guadagno potenzialmente illimitato;
2) a fronte di una vendita allo scoperto di un'opzione si ha un guadagno massimo certo (quello che si è incassato dalla vendita dell'opzione) ed una perdita potenzialmente illimitata.

Inoltre, il prezzo delle opzioni risente moltissimo della volatilità dei cambi, aumentando vertiginosamente nei periodi di turbolenza, per cui le strategie di copertura con opzioni sono convenienti solo se effettuate in situazioni di mercato di bassa volatilità.

d) Finanziamenti in valuta
Quando un'impresa ha ricavi in valuta continuativi e con una certa stabilità negli ammontari, la strategia più semplice è di indebitarsi in valuta a breve termine, ripagando il finanziamento con gli introiti. La forma tecnica migliore è quella di un conto corrente valutario.
In questo caso si consiglia di accendere un finanziamento in valuta di importo pari a non più dell'X% dei ricavi ipotizzabili nei prossimi 12 mesi, visto che esiste sempre un rischio commerciale legato all'effettivo riscossione dei crediti in valuta.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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