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Operazioni in calo per Confidi
di Nicoletta Picchio
Il Sole 24 Ore
Giovedì 16 ottobre 2008

I segnali già ci sono e lo dimostrano i dati di un sondaggio tra i Confidi riferito agli ultimi tre mesi: il 40% segnala che le operazioni di finanziamento garantite dai Confidi sono calate. «E' una media del trimestre. Ma se si analizzano nel dettaglio i dati, il calo delle operazioni garantite supera, in alcuni casi, il 40% dell'operatività». Francesco Bellotti parla del suo osservatorio al vertice di Federconfidi, la Federazione di Confindustria che riunisce 60 strutture in tutta Italia (le imprese socie sono oltre 58 mila e 10,4 miliardi sono i crediti garantiti al 31 dicembre 2007.
Bellotti lancia l'allarme e si rivolge al mondo bancario: un razionamento del credito oggi aggraverebbe ancora di più la situazione economica del Paese. La crisi finanziaria ha messo in luce anche i limiti dei criteri di Basilea 2: «Dovevano garantire una gestione prudenziale della banche: non sono stati rispettati». Ora le banche centrali, dice l'imprenditore piemontese, 52 anni, dovranno rivedere regole e sistemi di controllo. Ma Bellotti si rivolge anche al Governo: la crescita va sostenuta. «Si potrebbero destinare parte dei flussi del Tfr maturando alle imprese, per sostenere l'accesso al credito, integrando le risorse a disposizione dei Confidi e del Fondo di garanzia per le Pmi».
Dopo gli interventi del Governo, le banche sono nelle condizioni di poter garantire risorse alle aziende?
Le azioni di garanzia della stabilità e della liquidità degli istituti di credito hanno perno su impegni pubblici che rischiano di ripercuotersi ulteriormente sulle famiglie e sulle imprese. Oltre alla legittima difesa del risparmio occorre garantire le risorse finanziarie alle aziende. Se non si agisce per tutelare chi genera reddito il risultato finale è l'arretramento complessivo del sistema. Per questo le banche, tutelate dalla decisione del Governo, ora devono impegnarsi per non ridurre gli affidamenti alle imprese, se non nel normale avvicendamento della selezione della clientela.
Ma il sondaggio di Federconfidi rivela che la situazione è già peggiorata...
Si: per il 95% dei Confidi intervistati la concessione dei credito è stata più selettiva, sia per Basilea 2 sia per la crisi finanziaria. Le banche hanno richiesto un livello più alto di copertura del rischio per il 51% degli intervistati. Non solo: per l'81% c'è stato un aumento dei tassi di interesse e a parità di erogato è cambiata la composizione delle linee di credito concesse alle aziende, con una forte riduzione delle anticipazioni per cassa a fronte delle varie forme tecniche di smobilizzo, una realtà verificata dal 67% degli intervistati. In sintesi, l'84% ritiene che sia in atto un razionamento del credito.
Il credit crunch quindi è una realtà?
Si, le aziende, specialmente le piccole, lo vivono nel proprio quotidiano. Credito ridotto, meno finanziamenti a medio termine, fondamentali per sostenere gli investimenti, niente operazioni "bullet". A tutto ciò si aggiunge l'aumento del costo del denaro e degli spread applicati alla clientela, nonostante il taglio dei tassi della Bce.
I principi di Basilea 2 sono sotto accusa. Vanno rivisti?
Certamente, in particolare vanno attuate tutte quelle misure che evitino effetti prociclici. Oggi il peggioramento dei rating applicato alle imprese è un ulteriore aggravio al tentativo di superare la crisi.
Cosa può fare il Governo a tutela dell'economia reale?
Tre cose fondamentali. Primo, monitorare lo stock del credito concesso alle imprese per evitare che subisca riduzioni. Secondo, ridurre i ritardi di pagamento della pubblica amministrazione e velocizzare i rimborsi Iva. Terzo, sostenere le piccole imprese nell'accesso al credito valorizzando gli strumenti di garanzia attualmente disponibili. Occorre potenziare e valorizzare il Fondo di garanzia per le Pmi, importantissimo per le nostre imprese: basti pensare che in otto anni di operatività sono state garantite circa 53 mila operazioni per oltre 10,5 miliardi di euro di affidamenti. Chiediamo da tempo che il Fondo sia rifinanziato e assistito dalla garanzia di ultima istanza dello Stato necessaria per ottenere la cosiddetta "ponderazione zero" ai fini di Basilea 2 così da poter avvantaggiare nell'accesso al credito le Pmi garantite. E' urgente che la nostra richiesta sia accolta. Queste sono solo alcune delle possibili misure: un volano importante in questo momento in cui l'economia è in recessione.

* * *

L'industria alle prese con il credit crunch
Più selettivi gli istituti di credito

Negli ultimi tre mesi la concessione del credito da parte delle banche è stata, in media, più selettiva?
Si 95%
No 5%
La selettività è imputabile a:
L'adozione a seguito dell'entrata in vigore di Basilea 2, di criteri valutativi economico-finanziari più rigorosi 71%
La crisi dei mercati finanziari internazionali 57%
Negli ultimi tre mesi è stato richiesto dalle banche un aumento del livello di copertura del rischio?
Si 51%
No 49%
L'aumento del livello di copertura del rischio si traduce in:
Richiesta di maggiori garanzie delle imprese 100%
Richiesta di maggiori garanzie del confidi 51%
Negli ultimi tre mesi in che direzione le banche hanno manovrato, in media, i tassi di interesse?
Aumento 81%
Stabilità 19%
Anche tali manovre sono utilizzate in chiave selettiva?
Si 75%
No 25%
Negli ultimi tre mesi le percentuali di rifiuto da parte delle banche di operazioni garantite dal confidi sono:
Aumentate 41%
Rimaste stabili 57%
Diminuite 2%



Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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