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  :: Approfondimenti - Documento

Oro: metallo nobile
di Mirco Leonelli (Analista finanziario)
Luglio 2006

Oggi vi parlerò di un metallo entrato nella storia circa seimila anni fa, che ha fatto nel corso del tempo la fortuna di molte persone ma che soprattutto fa brillare gli occhi alle donne, dando contemporaneamente a noi uomini l'occasione di fare un'ottima figura; sto parlando del metallo nobile per eccellenza, l'oro, di cui analizzeremo la sua storia, gli usi e gli strumenti disponibili per poterlo avvicinare.
L'oro sin dalla sua scoperta ha rappresentato un importante punto di riferimento per l'economia di diversi paesi, prestandosi da subito ad essere utilizzato per la produzione di gioielli e oggetti vari (si scorre la storia fino all'Egitto del 4500 A.C.); ma questo è solo uno degli usi del metallo giallo, in quanto lo si ricorda soprattutto per la sua funzione monetaria, essendo stato per decenni il più importante e riconosciuto mezzo di pagamento. Questa funzione vede gli albori nel 1816 in Inghilterra la quale, seguita da moltissimi altri paesi, adottò il Gold Standard (o tallone aureo). Si tratta del sistema monetario in cui l'oro svolge le funzioni di equivalente generale delle monete dei paesi aderenti. Queste erano convertibili in oro e godevano verso il metallo di un rapporto di cambio arbitrario ma fisso e fissa era, di riflesso, la convertibilità tra le stesse. L'oro poteva liberamente circolare tra i paese aderenti al Gold Standard seguendo però un insieme di regole che disciplinavano la quantità della moneta circolante in un paese rapportandola alle riserve disponibili dalla banca centrale dello stesso. Essendo l'Inghilterra il paese dominante nel commercio mondiale, il sistema aureo si impose nel corso del secolo XIX in quasi tutti gli altri stati contribuendo al libero movimento dei capitali, alla stabilità dei prezzi, delle monete e dei vari sistemi economici. In realtà i più maliziosi affermano che il sistema servì soprattutto all'Inghilterra per limitare la crescita economica delle altre economie concorrenti. Infatti gli altri paesi erano limitati nella coniazione dalla quantità delle loro riserve aurifere mentre gli inglesi, potendo sfruttare, oltre ai propri, i giacimenti delle colonie, ne disponevano in abbondanza e potevano stampare moneta senza vincoli particolari. Tale sistema entrato nel vivo nel 1880, si interruppe allo scoppio della prima guerra mondiale quando le varie monete vennero dichiarate inconvertibili. Rinacque nel 1925 proseguendo con alterni successi fino al 1944, data epocale in cui, per iniziativa degli Usa e della stessa Inghilterra, i rappresentanti di 44 paesi si riunirono negli Stati Uniti, nella località di Bretton Woods al fine di sanare i profondi squilibri economici creati dalla guerra. Qui, oltre a dar vita al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, venne fissato il prezzo dell'oro a 35 dollari per oncia, valore al quale gli americani si impegnarono ufficialmente ad acquistarlo da chiunque e a venderlo solo alle Banche Centrali. Al dollaro fu assegnato il ruolo di moneta centrale dell'intero sistema economico, unico conio nel quale si poteva convertire l'oro e moneta alla quale le altre venivano ancorate da cambi fissi. Questo sistema monetario assicurò per 25 anni una crescita senza precedente dell'economia occidentale e rimase in vigore fino al 1971 quando Nixon, presidente Usa, soppresse la convertibilità dell'oro con il dollaro facendo crollare definitivamente uno dei pilastri di Bretton Woods. Fu l'inizio del sistema di cambi fluttuanti e di una fase di instabilità e disordine monetario accentuata dallo shock petrolifero del 1973/74, che portarono la quotazione dell'oro dal valore di 50 dollari del 1970 al suo massimo storico di 835 dollari l'oncia del 1980. Seguì un calo e successivamente un andamento laterale compreso nella banda 250 - 500 dollari. Questo fino ai giorni nostri in cui, dopo anni di grandi rialzi, il metallo giallo ha ritoccato e superato la soglia psicologica dei 500 dollari fino ad arrivare a toccare i 730$/oz il 12/05/2006.
Questa è la storia che ci ha accompagnati fino ai giorni nostri, anni in cui l'oro sta vivendo un eccezionale "finanziarizzazione". I grandi investitori, istituzionali e non, dopo essersi concentrati per anni solo sul binomio azioni-obbligazioni stanno scoprendo le eccezionali virtù che le materie prime, e fra queste i metalli preziosi, hanno insite nella loro natura. Questo ha provocato un progressivo incremento dei flussi finanziari riversati nelle stesse al fine di migliorare il rapporto rischio-rendimento dei portafogli. Fra le varie virtù dell'oro, quella che è stata rivalorizzata è sicuramente quella di bene rifugio e riserva di valore nel tempo. Da sempre è considerato come un metallo che protegge dall'inflazione e dall'erosione del valore della moneta. Infatti molti investitori lo approcciano non tanto per ricercare guadagni facili in breve tempo ma per tutelare il capitale. Sembra che l'oro protegga dai rischi geopolitici, calamità naturali, guerre, periodi di forti tensioni e instabilità. E' per questo che molte banche centrali europee, americane e asiatiche, governi o altre istituzioni tengono grossi quantitativi del metallo tra le loro riserve. Molti investitori vedono anche l'oro come un antidollaro, ovvero come qualcosa che sale quando il dollaro scende e viceversa. Da rilevare che questa correlazione, vera fino a pochi mesi or sono, ultimamente è venuta meno in quanto al rafforzamento del dollaro verso euro ha seguito un rialzo del metallo giallo. Segnale, a detta di molti, che rafforza la convinzione che l'oro goda di ottimi fondamentali.
Passiamo ora a quella che è forse la funzione principale del metallo: è un ottimo diversificatore. Che voi siate investitori con un'alta propensione al rischio o cassettisti più tranquilli, l'oro può aiutare il vostro portafoglio in termini di rapporto rischio/rendimento. Questo grazie alla sua bassa correlazione con l'andamento delle altre due asset class tradizionali: azioni e obbligazioni. La sua performance è infatti influenzata da fattori diversi rispetto a quelli che caratterizzano le azioni e i bond. Inflazione, domanda e offerta, andamento del dollaro americano influiscono sul metallo giallo; tassi di interesse, ciclo economico e fattori specifici della singola impresa (come la capacità di conduzione del management) vanno a colpire il valore di obbligazioni e azioni.
Per chi fosse interessato, fermo restando il forte rialzo degli ultimi quattro anni che consiglia estrema prudenza, esistono diversi modi per investire nel metallo giallo.
Come prima cosa vengono subito alla mente i lingotti e le barre. Dopo la legge 7/2000 che ha abolito il monopolio e tolto l'iva sull'oro fisico è possibile accedere a questi oggetti un po' ingombranti. Non è facile però trovare intermediari seri e autorizzati dall'Ufficio Italiano Cambi disposti a venderveli (rigorosamente con certificato di garanzia) e soprattutto il problema più grosso è trovare, in futuro, un compratore disposto a riprenderseli senza penalizzarvi troppo nel prezzo. Per non parlare poi della custodia fisica.
Meno ingombranti sono le monete, fiore all'occhiello dei collezionisti. Pesos, sterline e marengo sono solo alcune di quelle acquistabili. Sono adatte a investimenti di piccole somme, più per interesse personale che per investimento vero e proprio. Guardando un sito internet specializzato si scopre che a dicembre 2005 le sterline si vendevano a 82 Euro e si compravano a 98, mentre 50 Pesos Messicani quotavano 439 - 490 euro con un alto spread fra compratori e venditori e questo non facilita certo i collezionisti. A queste due forme di investimento si affianca quella più amata e gratificante per vostra moglie/compagna: il gioiello. In realtà più che un investimento si tratta di un regalo, di un gesto d'amore e affetto; sui gioielli si paga l'Iva e inoltre li comperate a un prezzo nettamente superiore al valore dell'oro contenuto. Provate poi successivamente ad andare in gioielleria a rivenderli: temo che non ne uscirete contenti. Quindi gioielli si, ma solo per il loro valore affettivo e artistico. Infine sappiate che esistono vari strumenti finanziari che consentono ad un piccolo risparmiatore di approcciare l'oro e investire sul suo andamento, con tutti i rischi tipici dello strumento utilizzato. Sto parlando di ETF, certificati con o senza effetto leva, fondi auriferi e azioni di società aurifere; c'è solo l'imbarazzo della scelta ma attenzione ai rischi.
Infine non solo finanza, in quanto l'oro ha anche una grande importanza dal punto di vista industriale. La sua duttilità, malleabilità e la sua resistenza, aggiunta all'ottima conducibilità elettrica, ne fanno un materiale usato oltre che in gioielleria anche nell'industria elettronica e dei semiconduttori (oltre che dai dentisti).
Tanti usi quindi per un metallo i cui prezzi vengono dalla borsa di Londra, da una divisione del NYMEX (New York Merchantile Exchange) e, dal 23 Novembre 2005, dal Dubai Metals Exchange, una borsa che vuole diventare il crocevia degli scambi del Medio Oriente.
Nel mondo i principali produttori di oro sono il Sud Africa, gli Usa, l'Australia e il Canada mentre il principale consumatore è l'India, anche se si stima che molto presto la Cina gli "soffierà" questo primato. Vi ricordo che la cultura indiana e dei paesi arabi è profondamente diversa dalla nostra. La donna araba, priva di diritti e patrimoni, al momento delle nozze si fa regalare molto oro; male che vada, se il marito la lascia, gli rimane qualcosa per andare avanti nella vita. In India, primo paese consumatore del metallo giallo, l'oro è un vero e proprio status symbol; durante la stagione dei matrimoni la domanda cresce esponenzialmente in quanto i gioielli sono il primo (se non l'unico) regalo che si fa alla sposa. Detto questo, da oggi avete qualche informazione in più su un metallo definito "nobile", non solo per i suoi usi ma anche per quello che storicamente ha rappresentato.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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