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Rassegna stampa - Documento |
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Outsourcing 3.0 grandi risparmi per le aziende bonsai
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 3 ottobre 2011
Outsourcing sì, outsourcing no. E una domanda sorge spontanea: il cloud
computing lo sta rendendo obsoleto o lo sta forse rendendo più importante? A
porsela sono sia le piccole che le medie imprese, ma anche chi lavora per loro
come consulente.
Sì perché il cloud computing consente alle aziende di passare dall'acquisto
alla locazione dell'hardware e del software, da una gestione fatta in casa a
una affidata all'esterno a professionisti del settore che operano
esclusivamente online. Trasformandolo in parole comuni si potrebbe definire
come la migrazione online di prodotti e servizi che un tempo risiedevano nel
computer.
Per fare un esempio, la gestione delle email di un'azienda viene affidata non
più a un server dell'azienda stessa, ma a un fornitore esterno in grado di
risolvere qualsiasi problema standosene seduto magari dall'altra parte del
mondo, o più felicemente su una nuvola.
«Già ora le aziende non devono fare altro che fornire un numero di carta di
credito a un provider di risorse IT in the cloud per ottenere capacità
elaborativa nel giro di pochi minuti. Possono contattare un fornitore di
SoftwareasaService (SaaS) e accedere immediatamente a robuste funzionalità
basate su cloud computing in settori quali le vendite, il CRM e
l'amministrazione. A fronte di una tale rapidità di risposta e di tali
capacità prontamente disponibili, i vertici di un'azienda avranno ancora
bisogno di un integratore di servizi, il tradizionale partner di
outsourcing?", spiegano e si chiedono Jimmy Harris e Gavin Michael di
Accenture che hanno dedicato un report al dilemma.
La loro risposta ovviamente è ancipite e oscilla tra il "sì" e il "no".
Il tutto va poi rapportato alle sfumature del cloud che sono essenzialmente
tre. La SaaS (Software as a service) che prevede l'esecuzione di uno o più
programmi singoli, la Paas (Platform as a Service), che prevede l'esecuzione
in remoto di un'intera piattaforma software e la Iaas (Infrastructure as a
Service), dove ad essere commissionata all'esterno è l'intera rete. Dopo lo
sviluppo iniziale che ha interessato soprattutto il comparto SaaS, ora si
inizia a parlare di PaaS. Il mercato è appetitoso. I ricavi mondiali dei
servizi cloud sono previsti in crescita del 30% annuo fino al 2014, quando
dovrebbero raggiungere quota 22,3 miliardi di dollari. Attualmente si aggirano
intorno ai 10 miliardi e a far la parte del leone è proprio la locazione di
software, ma in previsione è verosimile che le piattaforme e le infrastrutture
esterne aumenteranno le proprie quote, man mano che usciranno dal rango di
soluzioni di nicchia.
E il successo del cloud computing è legato al fatto che sta semplificando
alcuni aspetti del mondo dei servizi IT e aziendali, grazie a una "comoda"
esternalizzazione che porta con sé anche un notevole risparmio di costi.
Alcuni tipi di servizi potrebbero in realtà diventare facilmente accessibili,
quasi come accendere la luce. D’altro canto però ne sta rendendo altri più
complessi. I clienti spesso hanno bisogno di qualcosa di più della semplice
energia elettrica. La società elettrica non si occupa, per esempio, di fornire
consigli su quali elettrodomestici occorrono in una famiglia o su come si
possono integrare fra loro tutti i nuovi e costosi apparecchi elettronici che
ci sono in casa. I gusti sono gusti. E qui si potrebbe insinuare una forma di
esternalizzazione più evoluta. Saranno i vari livelli di servizio necessari
nel nuovo ambiente cloud a generare inevitabilmente una sorta di riadeguamento
all'interno del settore stesso dell'outsourcing, e una serie di provider
offriranno proposte di valore a prezzi diversi.
«La metafora della società di utility è inevitabile. Essa spiega anche perché
alcuni potrebbero pensare che le tecnologie di cloud computing supportino una
specie di approccio faidate ai servizi aziendali, eliminando la necessità di
un'esternalizzazione a valore aggiunto. Dopo tutto, il proprietario di
un'abitazione non ha bisogno di un terzista dedicato che coordini le società
estrattive, i costruttori di turbine e gli ingegneri che stanno dietro la
fornitura di energia elettrica. Si limita a pagare la bolletta e a premere un
interruttore», sostengono Harris e Michael di Accenture.
Ci si avvia quindi a una forma di outsourcing più evoluto. Ciò che era
innovativo diventa una commodity, pertanto coloro che intendono continuare a
giocare si muovono verso un'altra era di innovazioni. «Le aziende - sostengono i
due esperti nel loro studio - che intendono essere efficaci in questo nuovo
gioco devono iniziare ora a cambiare il modo di gestire le attività aziendali
e IT. Devono pianificare per l'ambiente del futuro, devono valutare
attentamente i rischi che comporta l'adozione di nuove tecnologie, e devono
capire a livello ancor più profondo quali sono le capacità dei loro fornitori
e provider in modo da poter scegliere bene l'integratore più adatto per loro».
E la cosa più importante è capire cosa significa operare in un ambiente
multifornitore, creato dalla combinazione di componenti diversi che devono
essere integrati non una volta ogni tanto, ma costantemente.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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