«Parti correlate», chi dovrà fare i conti con le nuove regole
di Sara Bennewitz e Vittoria Puledda
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 22 marzo 2010
Sembra quasi uno scherzo del destino: a una manciata di ore dall'approvazione del Regolamento Consob sulle
operazioni tra parti correlate, Unicredit vende ad una joint venture in cui c'è la Fondazione Crt - cioè uno
dei suoi azionisti di riferimento - una partecipazioni importante, oltre il 2%, di Generali. Esempio tipico
di operazione tra parti correlate da sottoporre al vaglio dei consiglieri indipendenti? Neanche per sogno,
per una serie di ragioni: la transazione è stata fatta a prezzi di mercato; la parte correlata non è quotata
(circostanza che le vale una serie di esenzioni); infine, il controvalore è di gran lunga inferiore al 5%
della capitalizzazione (o dell'attivo) di Unicredit.
Eppure, quel pacchetto significa anche un pezzo di potere che si sposta, da un piano all'altro di una stessa
"famiglia" (Unicredit) e che avrà eccome effetti sulle "parti correlate" del listino di Piazza Affari.
Questo non significa che i due anni di gestazione e il paio di Bozze precedenti abbiano alla fine partorito
il classico topolino. Il Regolamento di per sé è già una forte moral suasion a evitare operazioni poco
trasparenti che trasferiscono valore tra controllanti e controllante, ma incontrerà non pochi scogli nelle
interpretazioni e nei mille distinguo all'impianto generale.
I punti da chiarire restano molti e ne è in qualche misura consapevole la stessa Consob, tanto che ha già
annunciato alcune note interpretative che saranno diramate entro Pasqua. E lo sanno gli avvocati esperti nelle
cose societarie, che stanno già affilando le armi per sfornare pareri ed eccezioni, anche se il Regolamento
almeno un cambiamento forte lo introduce: «L'attenzione deve essere rivolta alla sostanza del rapporto è
scritto e non semplicemente alla sua forma giuridica». Ad esempio non è chiaro se le collegate di una parte
correlata, lo siano anche della sua controllante. Fonsai che è parte correlata di Mediobanca, lo è anche di
Generali? E Pirelli che è correlata di Mediobanca lo è anche di Telecom? Domande, forse retoriche, ma da cui
ci si aspetta una risposta dalle note interpretative che la Consob sta mettendo a punto. Anche perché se vale
il principio di guardare alla «sostanza», esistono anche molte esenzioni (per alcuni osservatori, troppe) come
un congruo periodo di grazia per le neoquotate (e sul listino ne stanno arrivando alcune di peso come Enel
Green Power e Banca Fideuram, peraltro entrambe con azionisti "forti"). Altro punto delicato, quello
sull'«influenza notevole» tra parti correlate, che sembra fatto apposta per far volare le carte bollate:
l'influenza è infatti scontata sopra il 20% di controllo azionario, ma può essere dimostrata anche sotto
questo livello quando ad esempio ci sia una rappresentanza diretta in consiglio. A quel punto acquistano
valore una serie di elementi più sfumati - tra cui la partecipazione alla politica dei dividendi e in generale
alla politica gestionale della società - grazie a clausole societarie o ad accordi. Inoltre, il fatto che ci
sia un azionista che ha la maggioranza assoluta, non elimina la possibilità che un altro socio abbia comunque
un'influenza notevole sulla società medesima. Infine quando si parla di «Patti di sindacato» non si specifica
se valga indistintamente per i patti di gestione e per i sindacati di blocco, il cui unico vincolo che lega i
soci dovrebbe essere quello di non vedere la partecipazione per un determinato periodo.
Dunque, tanto per fare qualche esempio, la famiglia Pesenti è parte correlata di Mediobanca e Rcs, mentre è
più sfumata la posizione in Unicredit, Mittel e Ubi, dove ha quote o presenza nei consigli di diverso peso.
Certamente Benetton, Gavio e Ligresti sono parti correlate in Impregilo (perché nella Igli, la scatola
attraverso cui esercitano l'influenza notevole, hanno quote paritetiche ma anche un diritto di veto). In altri
casi la partita è un po' più difficile da interpretare, come nel caso di Gilberto Benetton, che attraverso
Edizione ha una quota minima nel patto di sindacato di Mediobanca, ma siede nel consiglio di amministrazione
di Piazzetta Cuccia. E' invece espressamente definito parte correlata il fondo pensione complementare dei
dipendenti di una società (elemento importante, perché possono esserci "tentazioni" poco nobili da parte del
casa madre rispetto al Tfr dei propri dipendenti).
In tutti questi casi le operazioni di rilievo devono passare al vaglio dei consiglieri indipendenti e, se
questi non sono d'accordo, devono essere approvate dall'assemblea. Ma anche in questo caso la disciplina
rischia di avere una smagliatura: è previsto infatti che il voto importante sia quello dei soci "non correlati"
con l'azionista di controllo, insomma, che le minoranze possano votare ma anche contare. Tuttavia è anche
previsto che gli statuti possano fissare un tetto minimo perché tale voto contrario sia determinante e questo
tetto può arrivare fino al 10% (e non oltre). Poco? Rischia di essere tanto, se si pensa che i piccoli soci
difficilmente vanno in assemblea e quindi fissare al 10% il quorum minimo della minoranza che dovrebbe dire no,
può equivalere a svuotare la norma di qualsiasi senso.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|