Per l'Abi sul mercato italiano c'è extra-credito per 80 miliardi
a cura della Redazione
Il Sole 24 Ore
Lunedì 23 novembre 2009
Sul mercato non c'è credit crunch, semmai c'è extra-credito per una cifra che l'Abi stima «alla fine del primo
semestre 2009 sopra gli 80 miliardi di euro (10-13% dei prestiti)». La valutazione è contenuta in un paper del
Centro studi e ricerche di Palazzo Altieri presentato nel corso di un convegno a Gubbio, che applica un
modello matematico all'andamento dei crediti e della produzione industriale. Secondo lo studio, è «la
produzione industriale a determinare gli impieghi bancari e non viceversa». E se, a fronte di un calo della
produzione che è al 16,8% i crediti continuano a crescere del 4,5%, per quanto questo avvenga a un passo
ridotto rispetto alla crescita passata degli impieghi, non si può parlare di credit crunch. «La domanda di
credito cresce all'aumentare del valore aggiunto reale e diminuisce all'aumentare del costo del credito e al
crescere dell'autofinanziamento».
Rallentano gli impieghi bancari. L'Abi sostiene che «pur essendosi registrato un notevole rallentamento
degli impieghi bancari, non vi è stato credit crunch». «Nonostante il contesto economico - ha spiegato il
direttore generale Giovanni Sabatini - il sistema bancario italiano fa meglio della media europea, c'è ancora
una buona intensità di credito. Se partiamo da analisi sbagliate dei dati, non si guarisce. C'è stato un forte
rallentamento nello stock del credito, ma la caduta della produzione industriale è molto maggiore». I dati
negativi sono quelli che si registrano nel settore degli investimenti: «la domanda di credito per investimenti
fissi è negativa, l'unica in crescita è quella per la ristrutturazione del debito». Gli esperti dell'Abi si
dicono preoccupati per le «sofferenze che sono già a 15 miliardi, ma poiché si registrano con un ritardo di
due-tre mesi, ci aspettiamo che possano peggiorare fino ai primi mesi del 2010».
Serve una semplificazione del quadro normativo. Indispensabile per l'Abi «una semplificazione del quadro
normativo», visto che l'applicazione della Mifid «ha provocato una serie di nuove norme. Proporremo alle
autorità di vigilanza una serie di tavoli strategici. Lo stesso Basilea 2 oggi è oggetto di una revisione
importante». L'Abi conviene sulla necessità di «rafforzare il patrimonio delle banche» ma chiede anche «una
revisione della disciplina del penale fallimentare che non è allineata alla disciplina societaria».
Chiesta un'applicazione non rigida di Basilea 2. Giuseppe Morandini, presidente di Piccola Industria di
Confindustria, ha chiesto un'applicazione «non rigida» dei parametri di Basilea 2 ai fini della rilevazione
del merito di credito della singola azienda. Il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, ha sottolineato che
non ci può essere «una moratoria sulla lettura dei bilanci», ma «già oggi dai dati andamentali, che sono una
parte importante di Basilea 2, si vede che le imprese hanno difficoltà e le banche valuteranno i risultati del
2009 tenendo conto del contesto di crisi».
Procede la moratoria dei mutui per le famiglie in difficoltà. Il presidente dell'Abi Corrado Faissola ha
sottolineato che si sta procedendo per realizzare la moratoria dei mutui per le famiglie in difficoltà. «Il
comitato esecutivo ha dato mandato a me e al direttore generale Sabatini di definire con le associazioni dei
consumatori i particolari e i dettagli, per partire con decorrenza da inizio 2010: se non sarà il primo gennaio,
al massimo sarà il 15», ha assicurato Faissola.La moratoria, che prevederà la possibilità di sospendere il
rimborso delle operazioni di mutuo per 12 mesi, «è una cosa complessa che va a toccare sistemi informativi
complicati, non è come mandare una e-mail».
Meno soldi per gli italiani dalle attività finanziarie. Nelle tasche degli italiani arrivano meno soldi
dalle attività finanziarie, ha sottolineato Corrado Faissola: nel 2009, infatti, i proventi delle attività
finanziarie delle famiglie «diminuiranno di 30 miliardi rispetto all'anno prima».
Tremonti bond: utili per ricreare fiducia. «I Tremonti bond - ha detto Faissola - sono stati utili e
necessari per avere la copertura dello Stato alla ricapitalizzazione delle banche. Hanno costituito un aspetto
positivo e restituito fiducia al mercato. Si è ricreato un circolo virtuoso che ha ridato competitivitá alle
imprese. Alcune, poi, ne hanno fatto ricorso e altre no».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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