Per investire con successo
di Mirco Leonelli
Incontri
n. 80/2004
L'investitore che si avvicina ai mercati finanziari, in primis
azionari, e compie scelte d'investimneto utilizzando il proprio
patrimonio, dovrebbe valutare con molta attenzione i titoli da
comperare e il timing di ingresso sul mercato. Ma come fare per
selezionare i titoli giusti e evitare il più possibile di
incorrere in ingenti perdite o svalutazioni del proprio patrimonio?
O, in altri termini, quali sono gli strumenti che devono essere
utilizzati a supporto delle proprie scelte di investimento?
Premesso che l'acquisto di uno strumento finanziario, sia esso
un'azione o un'obbligazione, non può essere fatto con superficialità,
ma richiede a monte un'analisi dettagliate e laboriosa volta ad
analizzare le peculiarità, è evidente che, causa mancanza di tempo
o di nozioni finanziarie, pochissimi investitori possono, con il
classico "fai da te", ottenere buoni risultati. Da qui l'importanza
del supporto di una figura come il consulente finanziario che,
grazie alla propria preparazione e all'appoggio costante di una
struttura alle spalle appositamente creata per "integrarlo", vi
viene in aiuto cercando, tra la miriade di azioni, obbligazioni e
strumenti finanziari vari, di consigliarvi quello "migliore". Ma
quali strumenti usano "gli esperti" per selezionare i titoli
vincenti? In primis bisogna sottolineare che è impossibile in
poche righe spiegare tutte le metodologie che vengono utilizzate
a supporto di una corretta decisione di investimento (e il relativo
processo sinergico volto a interpretarle e a farle interagire);
ciò nonostante, si può ugualmente concentrare l'attenzione sulle
due correnti di pensiero più seguite in assoluto: l'analisi tecnica
e l'analisi fondamentale.
Pur nella consapevolezza che spesso i fautori di una scuola si
scontrano con i "discepoli" dell'altra ritenendo le proprie idee
migliori e più veritiere, cercheremo di capire come in realtà,
secondo l'idea di molti (compreso il sottoscritto) la
probabilità di successo di un investimento finanziario è massima
solo quando entrambe le motodiche ne consigliano l'attuazione.
Cercheremo, con estrema sintesi, di introdurle entrambe, pur
consapevoli che nessuna tecnica possiede la verità assoluta ed è
in grado di garantire all'analista-gestore-consulente guadagni
certi. Sono infatti tecniche molto valide che, se correttamente
applicate, riducono la probabilità di errore, senza però
eliminarlo totalmente (...ovviamente).
Partiamo nel nostro "viaggio" con l'analisi fondamentale. Questa
ha come obiettivo la stima del valore intrinseco delle attività
finanziarie, cioè la fissazione del loro valore attraverso una
attenta analisi del business della società, dei bilanci (stato
patrimoniale, conto economico, rendiconto finanziario) e delle
prospettive di crescita.
Si tratta di individuare se in un determinato momento un bene
(azione, obbligazione, ecc.) è sottovalutato o sopravvalutato
rispetto al suo reale valore. L'investitore potrà così comperare
o vendere lo stesso, fiducioso che presto il prezzo del bene
raggiungerà tale valore. Diversi sono i metodi che la scuola
accademica tratta al fine di valutare il valore intrinseco di una
società e quindi il corretto valore delle sue azioni (fair value).
Essi possono essere metodi di valutazione "relativi" che fissano
il valore di un'impresa tramite il confronto con quelli espressi
dal mercato su altre società quotate confrontabili, e metodi di
valutazione "assoluti" che, tramite formule matematiche, arrivano
al corretto valore di un'azione sulla base delle sue prospettive
economico-reddituali. Tra questi ultimi abbiamo, in ordine di
importanza (dal più utilizzato al meno) il metodo finanziario, il
metodo reddituale, il metodo patrimoniale e il metodo misto
patrimoniale-reddituale. A loro è richiesto in genere di rispondere
il più possibile ad una serie di caratteristiche quali la
razionalità (il calcolo del valore di un'azione deve avvenire
attraverso un processo chiaro e largamente condivisibile),
dimostrabilità e neutralità intesa nel senso di escludere scelte
meramente soggettive, arbitrarie e immotivate. Essendo però
estremamente difficile ottenere la compresenza di tali requisiti
in un unico criterio di valutazione, spesso si ricorre all'utilizzo
di due metodi comparando i risultati a cui ciascuno di essi
conduce per poter poi arrivare ad una sorta di "media" tra i due
valori ottenuti che consenta di "limarne" le rispettive imperfezioni.
Come anticipato, il metodo finanziario nella versione dell'Unlevered
Discounted Cash Flow Analysis (modello di attualizzazione dei
flussi di cassa unlevered, cioè quelli a disposizione di
azionisti e finanziatori dell'impresa) è sicuramente il più usato
dagli analisti e dalle banche d'affari di tutto il mondo. Non si
vuole entrare nello specifico data la complessità di calcolo che
ne deriva, ma si può sintetizzarne le caratteristiche affermando
che questo metodo porta alla determinazione del valore di una
società (e quindi delle rispettive azioni) attraverso l'attualizzazione
dei flussi di cassa disponibili che si stima che l'azienda produrrà
da oggi in avanti, scontati ad un tasso pari al costo medio
ponderato del capitale (WACC, ovvero media ponderata fra il costo
del debito e il costo del capitale proprio per l'azienda).
I risultati ottenuti da tale metodo vengono poi spesso ponderati
e confrontati con quelli ottenuti dai multipli di mercato. Si
tratta di rapporti, molto usati in finanza e di cui avrete spesso
sentito parlare, fra il prezzo di mercato di un titolo quotato
(P) e una grandezza del bilancio di quella stessa azienda (utile
netto -E- piuttosto che il cash flow -CF- o il patrimonio netto
-PN-). Vengono presi in considerazione i multipli di società
simili (stesso settore, dimensione, livello di indebitamento, ecc.)
a quella di cui si sta cercando di calcolare il corretto valore
delle azioni, il tutto per arrivare, per similitudine, al dato
cercato. Confrontando questo valore con quello ottenuto dal
metodo finanziario di cui sopra (spesso si sceglie un valore
intermedio fra i due), si arriva al nostro obiettivo; ho infatti
trovato quello che ritengo essere il valore corretto dell'azienda
oggetto della mia analisi. Questo, con estrema sintesi, è il credo
degli analisti fondamentali. Spesso però gli operatori non hanno
a disposizione le informazioni necessarie per pervenire ad una
corretta individuazione del valore intrinseco e, anche qualora le
dispongano, vi sono ugualmente problemi e "soggettività" che
possono ledere i risultati ottenuti. Inoltre non è scontato che il
prezzo di mercato si muova per raggiungere il corretto valore
intrinseco dell'azione, oppure lo può eguagliare ma solo dopo
moltissimi anni. Puntando il dito su questi "limiti", i fautori
dell'analisi tecnica escono allo scoperto, più rinvigoriti che
mai, per sottolineare la valenza del loro credo. Questa "scuola"
si concentra sullo studio del comportamento del mercato e quindi
delle singole azioni, obbligazioni o cambi, attraverso l'analisi
delle serie storiche dei prezzi e dei volumi da un punto di vista
grafico e algoritmico, evidenziando, attraverso lo studio dei
grafici stessi, i momenti in cui è opportuno comperare o vendere.
L'analisi tecnica si basa sui seguenti tre postulati: a) tutti
gli eventi inerenti il mercato e che influiscono sui prezzi
risultano già scontati dal mercato stesso. Il prezzo rappresenta
quindi la sintesi finale dello scontro fra coloro che considerano
un determinato titolo sottovalutato (acquirenti) e coloro che lo
considerano sopravvalutato (venditori); b) la storia si ripete;
c) i prezzi si muovono seguendo delle tendenze. Il primo, in
sintesi, afferma che i prezzi scontano già qualsiasi tipo di
informazione geopolitica, psicologica o economico-finanziaria che
possa influire sugli stessi. Ne deriva che il semplice studio del
prezzo è sufficiente per prendere delle decisioni operative; non
sono necessari altri studi. Il secondo postulato è molto semplice:
il comportamento degli investitori presenti sul mercato tende a
riproporsi con le medesime modalità nel corso della storia. Il
movimento dei prezzi e dei valumi, essendo la sintesi di
comportamenti umani (compratori e venditori) riflette, attraverso
andamenti ricorrenti e uniformi, la psicologia dell'uomo. Per
capire il futuro bisogna in altre parole studiare il passato che
è destinato a riproporsi. Infine, per spiegare il terzo postulato,
possiamo introdurre la definizione di tendenza: si definisce tale
una sequenza al rialzo (o al ribasso) fatta di massimi e minimi
crescenti (decrescenti). L'andamento del prezzo di un titolo
tende quindi a seguire una tendenza almeno fino al momento in cui,
se il trend è al rialzo, viene perforato al ribasso il precedente
limite e non si è in grado di raggiungere un nuovo massimo.
Inoltre, data una tendenza, è più probabile che il prezzo del
titolo la segua ripetto al caso in cui la stessa venga violata.
Con questo avete a disposizione le nozioni base delle due tecniche
più utilizzate dai gestori/analisti nella scelta degli investimenti.
Non sono le uniche in quanto il processo di selezione delle
azioni/obbligazioni è molto più complesso, richiedendo la
ponderazione di molte altre variabili. E' comunque un buonissimo
punto di partenza. Detto questo non ci resta che concludere
ribadendo che nessuno dei due paradigmi è vero in senso assoluto.
Ritengo che la soluzione migliore sia l'utilizzo combinato delle
due tecniche, in quanto l'una ha caratteristiche che sono latenti
nell'altra (e viceversa). L'analisi fondamentale è infatti molto
utile per gli investimenti di medio-lungo periodo in quanto è
in grado di capire se le "fondamenta" di una società sono solide
oppure no. L'analisi tecnica invece dà sicuramente il timing
dell'investimento, ovvero ci aiuta ad individuare il momento
migliore per investire e nello stesso tempo per smobilizzare.
E' inoltre in grado di individuare i movimenti di brevissimo
(ore, giorni, settimane) supportando pienamente i trader e gli
speculatori. Da questa breve analisi si possono infine carpire due
insegnamenti: solo un corretto e simultaneo utilizzo di entrambe
le tecniche, se fatto da persone professionalmente elevate, può
dare buoni risultati; il fai da te è molto pericoloso... meglio
affidarsi a persone preparate, che applicano i due metodi
analizzati giornalmente.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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