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Per la finanza più che nuove regole servono i controlli
di Giuseppe Chiellino
Il Sole 24 Ore
Martedì 20 aprile 2010

«La revisione delle regole di Basilea è una fonte di preoccupazione per le banche e per le imprese perchè un'applicazione troppo rigida di questi principi potrebbe avere impatti su una ripresa che al momento appare fragile». E' l'allarme lanciato dal direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini, a margine del primo forum Banca & Impresa organizzato dal Gruppo 24 Ore. «In questa congiuntura - ha aggiunto Sabatini analizzando i mesi più duri della crisi - tre elementi hanno maggiormente supportato il sistema italiano: il risparmio delle famiglie, la solidità del sistema bancario e la capacità del governo di tenere sotto controllo i conti pubblici». «Le banche - ha rivendicato - non hanno assorbito risorse, ma hanno sostenuto il sistema continuando a erogare credito e continueranno a sostenere l'economia».
Sulle nuove regole per la finanza, in discussione in Europa e negli Stati Uniti, i numerosi ospiti del forum sono tornati più volte nel corso delle quattro sessioni in cui si è articolata la giornata. E' stato posto l'accento soprattutto sulla necessità di accompagnare le regole con i controlli: «Il problema - ha detto lo stesso Sabatini - è forse l'eccesso di regolamentazione. Più che le regole è mancata la vigilanza e l'efficienza della vigilanza». «E' molto probabile - gli ha fatto eco Federico Imbert, ex Jp Morgan e oggi Ceo di Credit Suisse in Italia - che se le regole dei mercati fossero state rispettate la crisi non ci sarebbe stata». E le regole senza controlli - ha sottolineato il consigliere di Borsa italiana , Massimo Capuano, «sono assolutamente inutili».
Ancora più netto è stato Antonio Vigni, direttore generale di Banca Monte dei Paschi di Siena, il quale ha chiesto «una prova di forza su Basilea 3, nell'interesse non solo delle banche. Il sistema italiano ha retto meglio degli altri alla crisi per i motivi che conosciamo. Ora questo non può diventare un handicap. Le regole di Basilea 3 devono recepire queste particolarità perchè sotto il profilo del rischio non siamo tutti sullo stesso piano».
Mario Nava, responsabile dell'unità banche e conglomerati finanziari della Dg Mercato interno della Ue ha ricordato che proprio venerdì scorso si è chiusa la consultazione comunitaria sulle nuove regole bancarie il cui obiettivo «è trovare un equilibrio tra regole stringenti ed efficienza economica», calibrando regole diverse, l'efficacia nel tempo e nei diversi paesi. Obiettivi messi pesantemente in discussione da Donato Masciandaro, direttore del dipartimento di economia della Bocconi.«È stato solo creato un terzo livello di burocrazia europea - ha detto il docente universitario - su cui tutti i governi sono stati d'accordo perchè tutti hanno ottenuto qualche poltrona». Replica di Nava: «Abbiamo individuato regole comuni, tenendo conto delle esigenze degli operatori di mercato».
Gregorio De Felice, responsabile dell'ufficio studi e ricerche di Intesa San Paolo ha posto l'interrogativo se sia questo il momento giusto per irrigidire il sistema di regole per i mercati finanziari e per le banche, con il rischio di produrre un nuovo blocco del sistema del credito. In ogni caso, ha detto, «oggi si riparte con regole nuove e alla droga del credito si deve sostituire l'efficienza di sistema, intesa come giustizia, logistica, infrastrutture... Banche, imprese e governo devono rimboccarsi le maniche e lavorare per questo obiettivo».
La tassa sulle banche. Nel forum, infine, si è parlato anche dell'ipotesi di introdurre una tassa sulle banche a livello europeo. Il direttore generale dell'Abi, Sabatini, ha sottolineato che «una tassazione che vada a finanziare i deficit pubblici non ha alcun senso. Se stiamo invece discutendo di un prelievo volto a finanziare un fondo che possa contribuire a contenere rischi sistemici - ha notato - è un'ipotesi che può essere valutata ma nell'ambito di un sistema di regole per la disciplina delle crisi e in chiave europea, per evitare che una situazione come quella di Lehman Brothers debba essere gestita in un fine settimana. La preoccupazione - ha concluso - nasce dal fatto che c'è una continua sovrapposizione di proposte e misure che non consentono di pianificare il futuro. C'è una pressione sul quadro regolamentare che lascia, nonostante i lavori del Financial stability board, ampi margini di incertezza e questa incertezza è negativa».


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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