Per sopravvivere è necessario un «kit»
di Claudio Devecchi (Università Cattolica di Milano - Asam)
Il Sole 24 Ore
Lunedì 29 agosto 2005
Il problema del merito creditizio per le Pmi (molto piccole, sotto i 5 milioni di euro di fatturato) non deve
presentare false soluzioni o soluzioni inappropriate perché troppo onerose.
Una soluzione è "falsa" se sostiene che "non cambierà assolutamente nulla". Una soluzione "inappropriata" è
acquistare un software da 10mila euro per svolgere l'autodiagnosi. Queste soluzioni appartengono ai
"catastrofisti" o agli "ottimisti". Allora è meglio prendere le distanze da entrambi. Siamo abbastanza
convinti che Basilea 2 non penalizzerà le micro-imprese se queste saranno in grado di allestire un "kit di
sopravvivenza" entro dicembre 2006. Tale kit consentirà un dialogo imprenditore-banca con buoni risultati
attesi. in quanto tiene conto delle tre categorie fondamentali di informazioni: quantitative, qualitative e
andamentali.
Sopravvivenza. Le componenti di questo kit minimo per affrontare gli effetti di Basilea 2
sono sette. Primo: occorre predisporre un triennio di bilanci riclassifciati (2003-2004-2005, meglio se
2004-2005 e pro forma 2006), dove nel conto economico si mostri come si è formato il reddito netto (utile o
perdita che sia) e nello stato patrimoniale si evidenzi la composizione sia dell'asset allocation che delle
fonti di finanziamento. Secondo: si predispongano semplici ma essenziali sistemi di indicatori che "raccontino"
come si sono andate evolvendo la solidità aziendale, la redditività, lo sviluppo e la liquidità. Terzo:
costruire un prospetto delle entrate e uscite finanziarie, ma soprattutto monetarie (budget di tesoreria,
rolling) in cui si mostra l'andamento stimato dei fabbisogni/eccedenze di liquidità. Quarto: costruire una
mappa semplice ma completa che posizioni la propria aziende e i suoi principali concorrenti in termini di
prezzi unitari di vendita comparati per famiglie di prodotto, quote di mercato relative, volumi venduti.
Quinto: individuazione dei propri punti di forza (massimo tre) e di debolezza (massimo tre) rispetto al
concorrente pià pericoloso e indicazione di come si intende irrobustire i primi e ridurre i secondi. Sesto:
mappa dei rapporti creditizi in essere con le banche attive e sintesi storica (anamnesi) che faccia
comprendere il tipo e la qualità del rapporto sottostante. Settimo: formalizzare per iscritto (massimo in una
pagina) la propria strategie (attuale e prospettica), scegliendo tra questi tre modelli: strategia dello
sviluppo (crescere: come, quando, dove, come finanziare tale sviluppo); stretegia dello status quo
(sopravvivere: come, quando, dove, in attesa di "cosa", come finanziare questa sopravvivenza); strategia
della crisi (come affrontarla, quando risolverla, dove intervenire, quali prospettive concrete, come
finanziare questa crisi).
Informazioni. I primi tre elementi soddisfano il minimo dell'informativa quantitativa; il
quarto e il quinto sono il minimo per dare conto di informazioni qualitative; gli ultimi due soddisfano le
richieste di informazione andamentale.
E chi non farà tutto questo? Verrà automaticamente collocato dalla banca in una classe di rischio ad alta
probabilità di insolvenza, con la conseguenza di un maggiore prezzo del credito. Si apre, allora, la
convenienza ad avere rapporti con più banche: sentire il parere di diversi finanziatori consente di
ricercare la migliore soluzione presente sul mercato, ma non bisogna attendersi sostanziali variazioni
tra il giudizio di istituti diversi. Però attenzione: un comportamento "finanziariamente schizofrenico"
(in altre parole, cambiare spesso banca, chiudere finanziamenti accendendone altri da un'altra parte e così
via) incide in misura negativa sulla valutazione del cliente e peggiora il rating.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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