Perché le azioni soffrono quando crescono i tassi
di Edoardo Mezza
Professioni & Finanza - Il Sole 24 Ore
Sabato 17 luglio 2004
Nella valutazione delle azioni, i tassi d'interesse sono davvero importanti per
molte eccellenti ragioni. La prima delle quali è senz'altro rappresentata dal
fatto che essi costituiscono un costo non trascurabile nei bilanci delle
aziende.
Il denaro, infatti, serve a finanziare gli investimenti e, quando i tassi
aumentano, inevitabilmente, crescono anche i costi. Pertanto, a parità di altre
condizioni, si deprimono i profitti conseguiti e, con essi, il valore borsistico
dell'azienda. Una seconda ragione si riferisce al fatto che, con l'aumento dei
tassi d'interesse, i titoli di Stato e le altre obbligazioni diventano più
interessanti e, dunque, molti investitori - in particolare quelli meno propensi al
rischio - preferiscono sostituire gli investimenti azionari con quelli
obbligazionari, determinando attraverso la vendita una caduta delle quotazioni
dei primi, e viceversa. Infine, vi è una terza ragione, più complessa, che
riguarda i modelli di valutazione delle azioni. Queste ultime, infatti, vanno
viste come insieme di flussi di cassa (dividendi) ordinati nel tempo. La somma di
questi dividendi, resi omogenei per tener conto del fatto che essi matureranno
in epoche diverse, dà luogo al valore teorico dell'azione.
Il procedimento che rende omegonei quei flussi (attualizzazione finanziaria) si
basa proprio sui tassi d'interesse. Aver dirito a 100 euro fra dieci anni,
significa che essi oggi valgono meno, perché, ai tassi attuali (il Btp decennale
rende circa il 4,5%), basterebbe investirne 64 per ottenere, dopo 120 mesi, lo
stesso capitale. Se i tassi d'interese fossero al 3%, ne occorrerebbero invece
circa 75 e se, al contrario, fossero al 6%, ne basterebbero 56. Ciò spiega perché,
a parità di altre condizioni, un aumento dei tassi deprime il valore delle
azioni, mentre una loro riduzione ne determina un incremento. Un impatto analogo,
anche nell'entità, viene prodotto da un cambiamento nella stima dei dividendi
attesi.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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