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Rassegna stampa - Documento |
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Il pericolo "default" in aumento
di Stella Bianchi
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 6 giugno 2005
Un quadro preoccupante e nessuna schiarita all'orizzonte:
diminuisce il fatturato, cresce l'indebitamento e quando Basilea 2 entrerà in
vigore, a partire dal 2007, potrebbero essere tra il 15 e il 30% le piccole
imprese che vedranno chiudersi i canali di finanziamento bancari fin qui
utilizzati. Queste alcune delle indicazioni di uno studio realizzato dalla Lince
che ha preso in esame i bilanci di centosessantamila società di capitale con un
fatturato non superiore ai 40 milioni di euro.
Più dell'80% delle società considerate ha subito una riduzione del proprio
fatturato di oltre il 10% tra il 2002 e il 2003, molte di più rispetto
all'anno precedente quando a veder diminuire il proprio giro d'affari era
stato il 22% delle aziende esaminate. E ancora il 48,8% ha subito una
contrazione degli utili e il 14,4% è passata al segno rosso, trasformando gli
utili in perdite. «E' un quadro abbastanza preoccupante - spiega Ettore
Guidetti di Lince - anche perché non ci sono segnali di una possibile
evoluzione positiva. Sono soprattutto le piccole imprese, quelle che noi
abbiamo preso in esame, a pagare lo scotto di una situazione complessiva del
paese di grande difficoltà».
Quello che cresce è il numero delle aziende a rischio, che potranno avere in
futuro difficoltà nell'ottenere credito dalle banche. Secondo l'analisi di
Lince, sul campione esaminato le aziende ad alto rischio sono oltre il 10%
mentre sono quasi il 17% quelle a rischio medio-alto, che presentano cioè
scarsa solidità economico-finanziaria o ritardi nei pagamenti o semplicemente
sono state costituite di recente. Una situazione che varia di regione in
regione, ma che rimane sempre su livelli piuttosto elevati. «Il rischio non è
distribuito allo stesso modo - osserva Guidetti - ma cresce scendendo da
Nord a Sud, con l'unica eccezione del Lazio che da sempre ha livelli di
rischio delle imprese molto alti». Non si scende comunque al di sotto del
16%: il primato della percentuale più bassa di aziende ad alto e medio
rischio va al Trentino Alto Adige subito seguito dal Veneto e dal
Fiuli-Venezia Giulia con poco più del 17%. Molto peggio va invece in
Calabria, dove si sale al 30% o nel Lazio e in Sicilia.
Su questa situazione di debolezza l'entrata in vigore degli accordi di
Basilea 2 e dei criteri più restrittivi che le banche applicheranno per la
concessione dei crediti rischiano di avere un impatto moltiplicativo della
crisi, con le aziende tentate di scaricare sui fornitori le proprie
difficoltà. «Le piccole imprese un po' in difficoltà - spiega Guidetti - con
Basilea 2 rischiano di non essere più affidate dalle banche, di trovare
chiusi i tradizionali canali di finanziamento. Le grandi banche stanno già
testando i sistemi di rating identificando nel loro portafoglio le aziende
non positive. E queste si ritroveranno senza credito. A quel punto le strade
che potranno percorrere non sono molte. O trovano altri istituti di credito
disposti a finanziarle o si avvalgono di liquidità propria, il che non è
frequente nel nostro paese, o tenteranno di avvalersi del credito del
fornitore. In pratica allungheranno i termini di pagamento o li ritarderanno
con ciò mettendo in moto un meccanismo ulteriore di indebolimento e aumento
del rischio. E temo che proprio questo succederà, con esiti davvero
preoccupanti».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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