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Rassegna stampa - Documento |
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Piccole aziende soffocate dalla burocrazia
di Franco Vergnano
Il Sole 24 Ore
Martedì 11 novembre 2003
Da Londra a Bovolenta (Padova), da Tokio a San Giuseppe Vesuviano la musica è
la stessa: «L'inefficienza della burocrazia italiana pesa come uno zaino di pietra
sulle spalle delle aziende».
Dalla City lo studio legale Landwell, uno dei primi quattro al mondo, dice che
l'Italia ha il record dei costi e delle procedure per avviare un'impresa. Dal
Nord-Est l'imprenditore di quarta generazione Flavio Berto denuncia di doversi
affidare ai terzisti perché non riesce ad ampliare lo stabilimento (omissis).
Dal Giappone è lo stesso numero uno della Shiseido e copresidente
dell'Italy-Japan business group, Yoshiharu Fukuhara, a sottolineare come le
farraginose procedure per ottenere i visti di lavoro ostacolino gli investimenti
di Tokio nel nostro Paese. Dalla Campania l'imprenditore di San Giusepe
Vesuviano Gino Giamundo, presidente della sezione tessili dell'Uninione industriali
di Napoli, lancia forte e chiaro un circostanziato grido d'allarme: «Da oltre
quattro anni gli investimenti di un centinaio di aziende del distretto sono
bloccati perché la burocrazia degli enti locali non riesce a delimitare l'area
sulla quale costruire le nuove fabbriche».
Questa inchiesta del Sole 24 Ore sui casi di ordinaria burocrazia, attinti
dalla routine quotidiana, mette in evidenza come il rapporto tra imprese e
pubblica amministrazionerimanga ancora un nervo scoperto, nonostante gli
sportelli unici e le semplificazioni. «Che troppo spesso - precisa Ivano
Spalanzani, vicepresidente della Federexport - rimangono sulla carta. Anche
perché sul mondo produttivo si ribaltano sempre nuove incombenze, dai rifiuti
all'ambiente, che sembrano fatte apposta per dar lavoro ai consulenti invece che
per eliminare gli adempimenti a carico delle aziende».
Insomma, come si tocca il tema, imprenditori e addetti ai lavori danno libero
sfogo a valanghe di lamentele: raccontano di ordini perduti, di investimenti
bloccati, di fabbriche mai costruite, di rimborsi promessi e non arrivati,
di scartoffie inutili che soffocano le aziende e zavorrano il lavoro quotidiano.
Che chi inveisce e c'è chi cita Kafka.
I Confronti. Tutte le classifiche confermano quanto denunciato dagli
imprenditori.A cominciare dalla corsa a ostacoli proprio per poter iniziare a
lavorare. I costi per costituire un'azienda, dicono gli esperti di Landwell,
possono arrivare in Italia fino a 7 mila euro, contro una media Ue di appena
1.700 euro.
E su questo versante, rincara il presidente della Confartigianato, Luciano
Petracchi, l'Italia ha il record negativo assoluto dei tempi più lunghi per
costruire un'impresa. Secondo i dati Confartigianato nel nostro Paese servono
infatti ben 35 giorni lavorativi per costituire una società individuale sotto
forma di Srl (a responsabilità limitata) e Snc (in nome collettivo). La Gran
Bretagna è invece il Paese che prevede i tempi minori per la costituzione di
tutte le forme giuridiche d'impresa.
L'Italia risulta la Cenerentola europea per anche l'alto numero di adempimenti
necessari per far decollare un nuovo business. Al contrario Irlanda, Danimarca
e Gran Bretagna sono invece i Paesi più virtuosi per il basso numero di
procedure necessarie per avviare un'attività imprenditoriale.
Non per niente l'Italia è appena ventesima - preceduta anche da Colombia,
Messico e Brasile - alla voce efficienza burocratica nella classifica del World
competitivness stilata dall'Imd di Losanna. E nella recentissima graduatoria
stilata dal World economic forum per l'annuale incontro di Davos, l'inefficienza
della burocrazia risulta il principale ostacolo per fare business nel nostro
Paese, come hanno denunciato in oltre il 25% dei casi gli imprenditori di tutto
il mondo.
Federalismo. Numerosi sono i casi in cui i conflitti di competenza
penalizzano la nascita, o lo sviluppo, di nuove imprese. Oltre alla guerra
Stato-Regioni (omissis) ci sono anche i conflitti Regioni-Province. Come dimostra
il caso di un aspirante autotrasportatore di Castelnovo Bariano, Alex Ravarotto,
che si è visto negare l'accesso alla professione dalla provincia di Rovigo per
screzi sulle competenze della commissione regionale che lo aveva "promosso"
dopo aver frequentato un apposito corso di formazione. «La malburocrazia
- denuncia Danilo Vendrame, presidente degli autotrasportatori veneti
della Confartigianato - e il caos normativo danneggiano la nascita di nuove
imprese. Il nostro associato è in stand by da oltre un anno».
Il fenomeno della devolution è un altro versante che ha deluso molto gli
imprenditori. «Abbiamo purtroppo dovuto constatare sulla nostra pelle - rincara
la dose Ruggero Lenti, amministratore delegato della Rugger e presidente del
comitato Piccola industria di Torino - che spesso gli enti locali sono peggio
delle amministrazioni centrali. Almeno questo ha messo in evidenza un'indagine
condotta nella nostra area. Insomma, mentre lo Stato ha comunque un proprio rigore,
a livello regionale, provinciale e comunale le procedure hanno un livello di
efficienza e efficacia decisamente inferiore, e sovente non si trova nessuno
che sia capace di assumersi la responsabilità delle decisioni».
Non per niente un'indagine Unioncamere ha messo in evidenza come nel primo
biennio di trasferimento dei poteri dallo Stato agli enti locali i costi delle
aziende per le procedure siano aumentati nel 17% dei casi, rimanendo invece
stabili per la metà del campione.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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