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Rassegna stampa - Documento |
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Pil, lo stallo italiano ha radici nella lira
di Fedele de Novellis
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 25 luglio 2011
Il coinvolgimento dell'economia italiana nella crisi delle finanze pubbliche europee
nonostante un deficit molto più basso di altri paesi è spiegabile facendo
riferimento alle deboli prospettive di crescita del nostro paese. E'però da tempo
che l'Italia evidenzia un ritardo nello sviluppo; la nostra bassa crescita quindi
non dovrebbe essere una novità per i mercati. Naturalmente, sono diversi i fattori
che concorrono a spiegare la tempistica di questa crisi. Fra i vari, ve ne è uno di
natura prettamente congiunturale, relativo ai divari di crescita fra le economie
dell'area dell'euro: in particolare, la nostra posizione relativa rispetto alla
maggiore economia dell'area, la Germania, è peggiorata nel corso degli ultimi due
anni. Il grafico allegato consente di contestualizzare la performance delle singole
economie all'interno dello scenario di crescita globale. Sulla base della dinamica
tendenziale della produzione industriale di un set ampio di economie, la banda
riportata nel grafico è definita agli estremi dai tassi di crescita massimi e
minimi, escludendo il primo e l'ultimo decile per depurare dalla presenza di
outlier. Dal grafico si osserva quindi non solo la divergenza fra Italia e Germania,
ma anche il loro posizionamento nel panorama internazionale. E'significativo che nel
corso della fase più recente la dinamica della produzione tedesca si sia portata
sull'estremo superiore, e quindi di fatto su tassi di crescita analoghi a quelli dei
paesi asiatici più dinamici. Tale circostanza è peculiare della fase storica
attuale, ed evidenzia una particolare forza dell'industria tedesca, ma anche una
fragilità specifica di quella italiana, la cui crescita resta sull'estremo inferiore
della banda. La convivenza nella stessa area dell'industria più dinamica e di quella
più debole è un tratto distintivo della fase recente, anche perché tradizionalmente
la nostra industria tendeva a beneficiare della crescita tedesca, cosa che questa
volta non sta accadendo. Il dibattito degli ultimi anni si è soffermato sul tema
della perdita di competitività della nostra industria, circostanza non inusuale per
un paese come l'Italia, che in passato avrebbe risolto un tale squilibrio attraverso
un deprezzamento del tasso di cambio. La nostra appartenenza alla moneta unica ci
priva però di tale strumento. Ecco allora spiegata la sfiducia riguardo alla
capacità di ritornare su un sentiero di sviluppo e, per conseguenza, sulla
sostenibilità dei conti pubblici. In assenza di una variazione del tasso di cambio,
il riequilibrio della posizione competitiva dell'industria nazionale è difatti un
processo complesso ed oneroso, dovendo passare attraverso un differenziale nelle
dinamiche salariali, oppure per una maggiore crescita della produttività rispetto
alla Germania, paese caratterizzato peraltro da crescita salariale bassa e dinamica
della produttività elevata.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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