Pmi a rischio con gli stress test
di Luca Orlando
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 9 novembre 2011
Tassi di default ai massimi storici, sofferenze bancarie in corsa, indici di rischio
del sistema delle imprese mai così alti. Lo scenario è ipotetico ma tutt'altro che
irrealistico. E' la stima che Cerved Group ha effettuato sottoponendo il sistema delle
imprese italiane ad uno stress test analogo a quello utilizzato per valutare la
solidità patrimoniale delle banche.
Ci si chiede in sintesi cosa accadrebbe alle aziende italiane applicando loro
lo stesso shock ipotizzato per gli istituti di credito dall'Autorità bancaria
europea lo scorso luglio. Il risultato è negativo, anche se non catastrofico.
L'indice di rischio stimato da Cerved Group su una scala da uno a 100, una misura
predittiva del rischio medio di insolvenza, salirebbe per l'intero sistema a quota
69,7, il massimo di sempre, poco al di sopra del livello toccato nel 2009
all'apice della crisi. Il tasso di decadimento, cioè il rapporto tra nuove
sofferenze del periodo e stock degli impieghi bancari, arriverebbe al 2,74%,
anche in questo caso il livello massimo su base storica.
Tra 2011 e 2012 le aziende con prestiti in sofferenza, in molti casi l'anticamera
del default, toccherebbero quota 34mila, il 5,4% in più rispetto allo scenario di
base, per la verità già abbastanza negativo. Oltre la metà dei casi toccherebbe
imprese del terziario, il 27% riguarderebbe società manifatturiere, il 19% imprese
edili, una quota residuale le aziende agricole.
«Il numero delle sofferenze aggiuntive - spiega l'ad di Cerved Group, Gianandrea De
Bernardis - non sarebbe elevatissimo, anche perché in un momento di crisi,
dimuinuendo i prestiti, si riducono comunque le occasioni di difficoltà».
I dati principali presi in considerazione dal punto di vista macroeconomico
vedono un calo del Pil italiano dello 0,1% quest'anno e dell'1% nel 2012, con
tassi Euribor in crescita dal 2,8% al 3,1 per cento.
A pagare il prezzo maggiore, come prevedibile, sarebbero le imprese di dimensioni
ridotte, le microaziende. In caso di scenario avverso, infatti, il grado di
rischio delle aziende fino a un milione di euro di ricavi salirebbe a quota
76,2, ben oltre il picco del 2009.
Situazione diversa invece per tutte le altre classi di fatturato, dove le
difficoltà aumenterebbero ma mantendendosi sempre al di sotto della soglia
2009. Situazione decisamente più tranquilla per le realtà con oltre 50 milioni
di ricavi, che presentano nella peggiore delle ipotesi un indice di rischio più
che dimezzato rispetto alla media globale.
Dal punto di vista dei settori la previsione Cerved vede un ampliamento del
differenziale tra i comparti più solidi e quelli più fragili. In assenza di
shock esterni, la rischiosità si ridurrebbe nel 2012 in modo omogeneo,
lasciando però ampie differenze tra i comparti: mezzi di trasporto, sistema moda
e sistema casa sono i tre ambiti più rischiosi, mentre sul versante opposto chimica,
metalli ed energia presentano le performance migliori.
Nel caso invece di scenario avverso, il rischio aumenterebbe soprattutto nell'hi-tech
(+3,8) e nella meccanica (+3,6), mentre in quasi tutti i settori l'incremento sarebbe
compreso tra i 3 e i 3,3 punti.
«Il problema delle microimprese è reale - spiega Michele Tronconi, presidente di
Sistema Moda Italia - e occorre agire per salvaguardare questa parte cruciale della
filiera. I piccoli saltano anche perché da parte del sistema bancario nei loro
confronti vi è un'attenzione minore. Quando è in gioco un prestito rilevante,
dunque legato ad un'azienda di maggiori dimensioni, la banca è in genere disposta
a trattare, concedendo dilazioni ed eccezioni. Quando a non pagare è una
microimpresa l'atteggiamento è diverso». Le regole di Basilea - aggiunge - sono
pro-cicliche e vanno temperate con interventi di sistema perché «è fondamentale
in questa fase tutelare il nostro patrimonio manifatturiero».
«Le difficoltà del mondo della meccanica sono aumentate - racconta il presidente
di Anima, Sandro Bonomi - in particolare per le imprese minori, quelle meno
presenti all'estero e che contano soprattutto sul mercato interno. Ora, dopo
un altro anno difficile, la sopravvivenza per molti è legata all'autonomia
finanziaria, messa però a dura prova dai pagamenti ritardati e dal credito difficile».
Valutazione analoga dal mondo dei macchinari, dove il tema del credito in questo
momento è cruciale. «Il nostro settore - spiega il direttore generale di Federmacchine
Alfredo Mariotti - lavora su tempi lunghi e pagamenti a fine commessa. Ecco perché
guardiamo con apprensione a ciò che sta accadendo sugli spread e sul costo del credito.
Vi è un problema di tassi elevati ma anche un evidente razionamento, che soprattutto
per le aziende di minori dimensioni è oggi difficilmente assorbibile». Tornando
ai numeri Cerved resta la divaricazione tra Nord e Sud. Il Nord Est si conferma l'area
con il minor rischio di insolvenza, con un indice stabile nel 2012 a quota 61.
All'estremo opposto il Sud con un rischio di insolvenza pari a 73,1, in crescita
di quasi due punti il prossimo anno anche in assenza di uno shock esogeno.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|